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Ducati Scrambler

Ducati Scrambler, classe made in Italy.

Ducati Scrambler è il nome con il quale è conosciuta una celebre serie di motociclette, lanciate sul mercato nel 1962. Per "scrambler" si intende una determinata tipologia di moto, la quale costituisce una via di mezzo tra un comune esemplare stradale e un mezzo per il fuoristrada, ottenuta grazie a delle precise modifiche apportate alla ciclistica di modelli già esistenti. La prima serie di Ducati Scrambler fu una diretta derivazione della Diana e della Mark 3, entrambe prodotte da Ducati, le quali conservarono le motorizzazioni e furono rivisitate per renderle adatte alla guida "off road". Le forme semplici e il carattere aggressivo portarono la Ducati Scrambler a riscuotere un immediato successo, dapprima negli Stati Uniti d'America, dove la categoria era particolarmente apprezzata all'epoca, e successivamente in Italia e in Europa. Della prima serie fecero parte tre modelli, due dalla cilindrata di 250 centimetri cubici e uno dalla cilindrata di 350 centimetri cubici. Il telaio era un simplex tubolare a tenuta aperta, con forcelle idrauliche all'anteriore e sospensione a forcella oscillante al posteriore. L'impianto frenante contava su un doppio freno a disco, che garantiva spazi d'arresto contenuti. Le dimensioni erano le seguenti: lunghezza di 212 centimetri, larghezza di 94 centimetri e altezza sella di 77 centimetri, per una massa in ordine di marcia di circa 150 chili. Nel 1969 la Ducati Scrambler arrivò sul mercato con la sua seconda serie, che vide la luce dopo ben tre anni di prove e di progettazione. L'estetica fu aggiornata con piccole modifiche che resero la moto più gradevole e moderna, tra cui le nuove colorazioni e delle finiture di pregio. A livello ciclistico vi furono delle importanti introduzioni, in particolare la forcella telescopica. Questa volta il successo avvenne soprattutto in ambito europeo: negli USA, infatti, la motocicletta di Borgo Panigale si trovò a combattere con una spietata concorrenza, guidata dalle motociclette di origine giapponese, altamente rivoluzionarie ed efficienti, che relegarono la Scrambler ad un ruolo di secondo piano. Fino al 1972 la moto realizzata da Ducati ottenne buoni riscontri di vendite in campo nazionale, le quali iniziarono a calare l'anno successivo, per poi crollare definitivamente nel 1975, anno che sancì il ritiro dal mercato della "due ruote" emiliana. La seconda serie fu commercializzata in cinque differenti versioni, con propulsori da 125, da 250, da 350 e da 450 centimetri cubici. La produzione relativa alla seconda serie si fermò a circa 50 mila unità, dato di tutto rispetto per una moto di "nicchia". Le prime due versioni di Ducati Scrambler sono considerate ancora oggi un oggetto di culto: le belle linee, le colorazioni sgargianti, l'ampia gamma di motorizzazioni e l'eccellente tenuta di strada hanno fatto di questa moto un mezzo intramontabile e particolarmente amato, non solo da chi ha vissuto gli anni Sessanta. Sia la prima che la seconda serie sono ancora reperibili sul mercato dell'usato, con ghiotte occasioni per gli appassionati del genere.

Il grande ritorno della Ducati Scrambler.

Il World Ducati Week del 2014, il più importante raduno mondiale dedicato ai "ducatisti", fu l'occasione per svelare un progetto entusiasmante: il ritorno della Ducati Scrambler, la quale uscì l'anno seguente. L'ispirazione al modello che conquistò il cuore dei motociclisti negli anni Sessanta e Settanta è evidente, con linee certamente più contemporanee, ma dall'antico carattere. Sei gli allestimenti disponibili: Sixty2, Urban Enduro, Full Throttle, Icon, Classic e Flat Track Pro, le quali si differenziano in alcuni casi per estetica, per ciclistica e per motorizzazione. Le dimensioni variano leggermente da una versione all'altra: le Ducati Scrambler hanno una lunghezza che oscilla dai 210 ai 215 centimetri, una larghezza che si attesta tra gli 845 e gli 860 centimetri ed un'altezza sella minima di 79 centimetri, per un peso in ordine di marcia di circa 185 chilogrammi, leggermente superiore a quello delle prime due edizioni. Sulla moto, oltre al conducente, trova spazio anche un passeggero. Per quanto concerne l'aspetto tecnico, le nuove Scrambler si basano su un telaio a traliccio in tubi di acciaio, dotato di una forcella a steli rovesciati da 41 millimetri all'anteriore e di mono ammortizzatore regolabile al posteriore. I cerchi sono entrambi da 17 pollici, con possibilità di montare i 18 sull'anteriore, mentre l'impianto frenante prevede sull'avantreno un disco da 330 millimetri con pinza a quattro pistoncini e sul retrotreno un disco dal diametro di 245 millimetri con pinza a un pistone, entrambi provvisti di ABS di serie, che massimizza l'efficacia della frenata. Per quanto riguarda la selezione dei colori e dei pacchetti estetici non vi è che l'imbarazzo della scelta: ogni variante presenta delle caratteristiche uniche, nel pieno rispetto della tradizione Scrambler.

Le motorizzazioni principali.

Il motore più diffuso della vecchia Ducati Scrambler era il 450 cc, propulsore monocilindrico a quattro tempi con raffreddamento ad aria. La potenza massima era di 27 cavalli a 6500 giri al minuto, certamente non elevatissima, ma che permetteva alla motocicletta italiana di sfoderare prestazioni di ottimo livello, rese possibili dal peso ridotto e dall'eccellente tenuta di strada, sia sull'asfalto che sul fuoristrada. La trasmissione si fondava su un cambio a cinque rapporti con frizione multidisco a bagno l'olio. Prendendo in considerazione i modelli attualmente in commercio, ad eccetto della Sixty2, che monta un motore da 399 centimetri cubici, tutte le versioni sono equipaggiate con un propulsore bicilindrico a L da 0.8 litri, il quale ha una distribuzione Desmodromica e sviluppa una potenza di 75 cavalli e una coppia di 68 Nm a 5.750 giri al minuto. Il cambio è a 6 rapporti, con frizione multidisco a comando meccanico. Il motore da 0.4 litri è anch'esso un bicilindrico a L con distribuzione Desmodromica, munito della medesima trasmissione. La potenza sviluppata dal piccolo propulsore è di 41 cavalli, con coppia massima di 35 Nm a 8.000 giri al minuto.