Vespa PX 200 - comprare o vendere moto usate o nuove - AutoScout24

Vespa PX 200

Un pezzo di storia d'Italia.

Presentata al Salone di Milano nel 1977, la Vespa PX ha rappresentato un nuovo modo di muoversi, una "nuova linea" come è stata definita, raggiungendo record di vendite insperati e superando i 3 milioni di esemplari venduti. La prima Vespa, nata negli stabilimenti di Pontedera da un progetto di Corradino D'Ascanio del 1946, rivoluzionò il modo di muoversi nel dopoguerra, fino a rendere il piccolo mezzo simbolo dell'Italia nel mondo. Quella che veniva presentata dunque al Salone di Milano era un nuovo modello più pesante, ma anche più stabile. Il telaio era stato sostituito con uno con sospensioni anteriori e posteriori in grado di garantire una maggiore stabilità e i modelli disponibili erano nel primo anno il 125 e il P 200 E con accensione elettronica. L'anno seguente, nel 1978, fu presentato anche il 150. Ma un primo restyling avvenne dopo tre anni, anche se gli interventi su quella che si sarebbe chiamata Vespa PX 200 furono minimi, poiché la vera novità fu l'accensione elettronica per i modelli con cilindrata inferiore, di cui era già fornita la 200. Nello stesso anno fu però pure prodotta una versione "minore", la Vespa PX 80 E, destinata al mercato europeo. Nel 1983 l'intera linea fu rivista e si chiamò "arcobaleno", proprio perché sotto la sigla fu aggiunto un piccolo arcobaleno stilizzato. Le Vespa PX 200, 150 e 125 subirono dei cambiamenti non solo nel design e nel comfort (cruscotto e pedana più grandi, sella con una linea diversa e più morbida, nuovo faro posteriore), nei materiali (pedana centrale e paraschizzi in plastica grigia, bordoscudo non in metallo ma in plastica) ma anche nella meccanica (freno e forcella anteriore). La Vespa così rimase sul mercato solo fino al 1988, per fare posto alla Piaggio Cosa, ma nel 1994 tornò in vendita. L'aggiornamento del 1998, quello più importante che segna l'avvento del freno a disco e di un faro alogeno anteriore per una migliore visibilità, decreta la fine della Vespa PX 200, per problemi di omologazione con le nuove norme antinquinamento. Mercato però tutt'altro che sfiorito visto che la Vespa XP 200 continua ad essere presente con costanza nella compravendita delle moto usate. Non esiste un altro modello di pari longevità e successo, tanto tra il nuovo quanto sull'usato moto, come quello che ha portato ed è seguito alla Vespa PX 200. L'unico mezzo che può in qualche modo eguagliare il successo della instancabile di casa Piaggio è forse l'Honda SH nelle sue varie versioni, che dal 1984 è riuscito a costruirsi un proprio mercato, sempre più fiorente, grazie alle nuove uscite, sempre più potenti (come la versione da 300 cc del 2007).

Una carriera di tutto rispetto.

Vent'anni (1977-1998) in cui la Vespa PX 200 ha trovato degli estimatori e anche dei collezionisti, poiché i primi modelli venduti sono ormai da considerarsi moto storiche (dopo trent'anni dall'immatricolazione) e godono di alcuni benefici, come l'esenzione dal bollo. Ma per gli appassionati esiste anche un modello prodotto solo nel 2000: la Vespa PX 200 FL, che ha ereditato le modifiche delle sorelle minori nel 1998 (faro alogeno, freno a disco). Il resto della produzione della Vespa PX esce di scena nel 2007, dopo alcuni piccoli restyling negli anni precedenti, per ricomparire subito dopo identica sia all'estero che in Italia, ma con una casa indiana, la LML (perché i diritti sul brevetto sono scaduti). Ma la Piaggio è tornata sui suoi passi e nel 2010 ha ripresentato la Vespa al Salone di Milano e dal 2011 è di nuovo sul mercato.

Stile e grinta inconfondibile.

La nuova Vespa PX 200, fedele all'originale pressoché in tutto (design, motorizzazione, ciclistica), rientra nella categoria scooter a ruote basse, con le due ruote da 10 pollici; ha un motore monocilindrico da 198 cc a due tempi e cambio meccanico a 4 marce. Supera di poco i 110 kg di peso anche quando il serbatoio è pieno (capacità del serbatoio 8 litri). Per quel che riguarda la ciclistica, invece, il freno anteriore è a disco, ma quello posteriore è a tamburo, come nei primi modelli.