Disco orario

Tutte le più grandi città devono confrontarsi con il problema dei parcheggi: le zone adibite alla sosta, infatti sono insufficienti rispetto alla quantità di automobili che circolano di solito.

È da questo tipo di esigenza che nasce in molte città l’utilizzo del disco orario, uno strumento creato per limitare la durata temporale di un parcheggio, in modo tale che determinati veicoli non occupino per troppo tempo il suolo pubblico, lasciando il posto ad altre automobili, secondo un concetto di turnistica. Poiché sull’importanza del disco orario ancora oggi ci sono molte discussioni contrastanti, nelle prossime righe ne analizzeremo caratteristiche e regole di utilizzo.

Definizione di disco orario

Secondo il dizionario, il disco orario è un dispositivo che misura la durata di una sosta in un parcheggio. Il modello standard di disco orario prevede la presenza della scritta “ora di arrivo” e una serie di numeri che indicano le ore del giorno. L’automobilista, al momento del parcheggio, ruota il disco in modo che l’ora prestabilita sia sotto la dicitura “ora di arrivo”. Per fare un esempio: se un automobilista parcheggia la sua vettura alle 4 del pomeriggio, ruoterà la rotellina del disco orario fino a che il numero 16 non sia esattamente sotto la scritta “ora in arrivo”, e sarà visibile anche all’esterno. I vigili o gli ausiliari del traffico, leggeranno il numero 16 e capiranno che l’auto è lì in sosta dalle 4 del pomeriggio. La sosta oraria che viene garantita con il disco orario è valida solo in quei punti in cui ci sono le strisce blu e contemporaneamente il cartello del parcheggio (la classifica P bianco su sfondo blu) con in aggiunga il simbolo del disco orario. All’interno dello stesso cartello viene indicato anche il limite massimo della sosta a tempo, mediamente compreso tra l’una e le due ore.

La storia del disco orario

L’idea del disco orario è nata più di 60 anni fa a Parigi. Era il 1957, infatti, quando l’amministrazione della capitale francese decise di introdurre degli avvisi in cui si evitassero le soste prolungate delle auto nelle zone in cui non era presente il parcometro. I primi modelli riportavano, oltre all’ora di arrivo, anche quella di partenza, ma la cosa creava confusione in quelle zone in cui il parcheggio era consentito solo per frazioni di ora. Negli anni tutti i paesi dell’Unione Europea provarono una loro variante del disco orario, fino al 1979, quando il Ministri del Trasporto del Vecchio Continente uniformò i dischi orari ai modelli che oggi tutti noi conosciamo, con la presenza della sola ora di arrivo. Ciò nonostante, negli anni molti paesi europei hanno comunque deciso di avere una propria idea sul concetto di disco orario: la Francia si è adeguata allo standard del 1979 solo nel 2007, in Svezia nel 1993, in Belgio nel 2003. Il Regno Unito non solo non si è mai uniformato al concetto europeo di disco orario, ma presenta ancora oggi differenze all’interno dello stesso Paese: tutti i vari distretti sono molto elastici sulla tipologia di disco orario, e ci sono alcune città in cui gli automobilisti possono segnalare l’orario di arrivo scrivendolo direttamente su un pezzetto di carta. L’Italia, dal suo canto, si è uniformata sin da subito alle disposizioni europee del 1979, e ancora oggi non ha presentato alcun tipo di novità per quel che riguarda il disco orario.

Il trucco del disco orario “con orologio”

Come sempre capita, per evitare multe dovute a soste prolungate, in Italia è stato ideato un escamotage tutt’altro che lecito. Se si aggiunge, infatti, sul retro del disco orario il meccanismo di una sveglia da comodino, l’orario ruota insieme al disco orario, e in questo modo, chiunque leggerà dall’esterno, avrà l’impressione che l’auto sia appena arrivata. Questa cattiva usanza è dilagata talmente tanto che oggi è possibile acquistare sui più famosi e-commerce questi dischi orari motorizzati con pochi euro. Il paradosso sta proprio qui: come è facilmente ipotizzabile anche da chi non conosceva questo stratagemma, il disco orario con orologio incorporato è illegale, e chiunque venga pescato a farne uso può essere accusato di truffa ai danni dello Stato. Tuttavia, la legge ne permette la vendita, e quindi in questo modo se ne incentiva direttamente l’uso, visto che è facile procurarsene uno. Se tra chi legge c’è qualcuno che usa abitualmente il disco orario con orologio, l’invito è a smettere subito, e non solo per un motivo etico e morale: chi viene sorpreso a usare questo stratagemma non solo rischia una sanzione pecuniaria che può arrivare a 1500 € circa, ma trattandosi di truffa ai danni dello Stato è prevista anche la reclusione da 1 a 5 anni. Un modo quindi per fare i furbi che potrebbe trasformarsi in qualcosa di serio.

Considerazioni finali

Il disco orario per il parcheggio è uno strumento che tutte le vetture devono avere, ma è altrettanto vero che oggi l’uso di questo strumento è sempre più limitato. Nella maggioranza delle città, infatti, il parcheggio nelle strisce blu è regolamentato dai parchimetri elettronici, in cui l’automobilista versa denaro a seconda della tariffa oraria e in base alla durata della sua sosta. Una volta caricato il denaro necessario, l’automobilista preme sul tasto di stampa, e il parchimetro emette uno scontrino in cui viene stampato l’orario massimo oltre il quale il parcheggio non è più consentito. I parchimetri più sofisticati, inoltre, prevedono che l’utente digiti anche il numero di targa del proprio veicolo, in modo che, in caso lasciasse il posto auto con forte anticipo, non possa cedere lo scontrino ad altri gratis. Lì dove non possono essere installati i posti a pagamento, invece, i comuni inseriscono le strisce bianche, e per quelle non sono previsti né limiti temporali, né pagamenti. Con questa dicotomia sempre più consueta, quindi, è facile capire perché il disco orario sia sempre più una rarità.

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