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Cagiva

Cagiva: un marchio storico nel mondo del motociclismo.

Nel 1950, in provincia di Varese, nasce l'azienda "Giovanni Castiglioni Varese", divenendo per 28 anni protagonista nel settore della minuteria metallica. Nel 1978, la passione dei due fratelli Castiglioni, Claudio e Gianfranco, porta alla fondazione della Cagiva, operativa nel settore motoristico. Lo stabilimento (rilevato dall'azienda AMF, in liquidazione), situato a Schianta, a pochi passi dal Lago di Varese, per i 25 anni successivi si occupa della produzione di moto capaci di distinguersi per l'ottimo rapporto tra prezzo, contenuti tecnici e scelte di design. Se i primi passi vedono l'azienda commercializzare i modelli realizzati in precedenza dalla AMF, sottoponendoli solo a piccole modifiche, è con la SST 125 che iniziano le prime proposte innovative. Successivamente, vengono presentate moto di cilindrata compresa tra i 125cc e i 1000cc. Già ad un anno dalla sua apertura l'azienda può contare su un listino composto da 8 modelli, e su un numero non indifferente di dipendenti (150), per una produzione annua di circa 40.000 moto. Cagiva non ha rappresentato solo un punto di riferimento per gli appassionati di moto da strada, ottenendo anche grandi risultati grazie ai suoi modelli sportivi; si ricordano le vittorie nei mondiali GP 500, nel motocross e nella Parigi Dakar. Proprio in ambito sportivo, la prima apparizione di Cagiva risale al GP 500 di Francia del 1978. Con l'avvento degli anni '80, il successo di pubblico delle 125 stradali e dei modelli da enduro porta l'azienda ad intensificare i suoi sforzi, arrivando così a rappresentare una delle poche realtà in grado di porre un freno alle case di produzione giapponesi, le cui moto stavano invadendo il territorio italiano. Uno dei modelli a caratterizzare gli anni '80 è la Mito, una 125 stradale che vede come principale rivale una moto di casa Aprilia, la RS125. La richiesta sempre maggiore di motocicli con cilindrata 125cc è la diretta conseguenza del numero crescente di appassionati del Motomondiale; le tecnologie alla base dei 2 tempi vengono replicate nella produzione di moto di serie. Se dal Giappone provenivano versioni sorprendenti a livello di motore, le aziende italiane puntavano più sul lavoro ingegneristico. La Mito si distingue soprattutto per il suo motore "7 Speed", affiancato da un cambio a 7 marce. Oltre alla Mito possono essere ricordati, tra i principali successi di quel periodo, l'Aletta Oro e l'Aletta Rossa 350.

L'acquisizione di Ducati e il successo degli anni '90.

Grazie all'acquisizione del marchio Ducati (e a quello di Moto Morini e Husqvarna), avvenuta a metà anni '80, iniziano ad essere proposti modelli dotati di cilindrate superiori; i motori Ducati sono utilizzati, ad esempio, per la serie "Alazzurra". Un notevole contributo all'azienda arriva anche da Massimo Tamburini (ideatore del modello 916) e da Miguel Galluzzi (creatore del Monster). Nel 1986 viene fondata a Bologna "Cagiva Commerciale Spa", che riesce ad aumentare l'appeal dell'azienda sul mercato mondiale, favorendo l'esportazione in più di 50 Paesi, compresi Brasile e Taiwan. Un anno dopo nasce il Centro Ricerche Cagiva a San Marino. Un'altra acquisizione di rilievo è datata 1991; i fratelli Castiglioni ottengono il marchio MV Agusta, un nome storico nello sport motociclistico. Questa scelta porta ad un ampliamento degli investimenti. Anche grazie a questi ultimi, gli anni '90 rappresentano un periodo estremamente florido per Cagiva; in particolare, il successo investe le cilindrate minori, con la nascita dei modelli "Mito", "Freccia" ed "Elefant". Nel 1994 la Mito è oggetto di un restyling, dando luogo alla Mito EV, che ripropone molte delle caratteristiche della Ducati 916. Ad arrivare sul mercato è anche la RS 125 Seconda Serie; il suo debutto, nel 1996, vede una moto dalle forme più morbide, caratterizzata dalla presenza di un faro tondo sul posteriore.

Il declino e gli ultimi modelli proposti.

Gli anni 2000 accolgono l'introduzione di un nuovo logo, l'Elefantino Cagiva, ma si contraddistinguono, purtroppo, soprattutto per la crisi riscontrata dalle cilindrate 125. La difficoltà nel realizzare modelli realmente innovativi ed il fallimento dell'operazione Raptor, portano il marchio ad essere incorporato nel MV-Agusta Group, a sua volta acquisito dalla Harley-Davidson. Nel 2008 la Mito viene nuovamente aggiornata esteticamente, con la realizzazione della SP525. La scelta, in tale occasione, è quella di riproporre lo stile che aveva caratterizzato la C594, protagonista dei GP corsi negli anni '90. Lo sforzo non è premiato dal mercato, che boccia la moto attribuendole il soprannome "Maialino" a causa della forma del "muso". A sorpresa, nel 2009, un anno dopo l'acquisizione, la casa statunitense decide di rivendere MV Augusta allo stesso Castiglioni; alla morte di quest'ultimo, è il figlio Giovanni a prendere le redini dell'azienda. Gli ultimi modelli prodotti dalla casa italiana sono, oltre alla Mito, la Navigator 1000T, la V-Raptor (650 e 1000) e la X-Tra Raptor 1000.