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Laverda

Laverda: dalle macchine agricole alle moto.

Fondata nel 1873 da Pietro Laverda, l'azienda veneta era nata con lo scopo di produrre mietitrebbie e macchine agricole in genere, ma nel secondo dopoguerra, uno degli eredi, Francesco Laverda, volle cimentarsi nella realizzazione di una motocicletta. Per superare l'ostilità dei fratelli fu costretto a creare, nel 1949, una propria azienda, la S.a.s. Francesco Laverda & Fratelli e l'anno seguente presentò la sua prima "creatura", la Laverda 75. A partire dal 1951 la moto partecipò a diverse gare motociclistiche aggiudicandosi Motogiro, Giro d'Italia e la Milano Taranto diverse volte. Le vittorie convinsero Laverda ad affiancare un nuovo modello alla sua 75, la 100. Nel 1958 la produzione si allargò ulteriormente comprendendo due ciclomotori e due moto, sempre da 100 cc, la Gran Turismo e la Sport Lusso, poi nel 1961 ci fu il raddoppio di cilindrata con la Twin che montava un motore bicilindrico a quattro tempi da 200 cc. Nonostante il buon successo di vendite, la dirigenza preferì continuare con la produzione di motoveicoli di cilindrata ridotta ed ecco allora nel 1964 uno scooter 49 cc a tre marce venduto anche Oltremanica e il Laverdino, un ciclomotore sempre da 49 cc. Il 1964 fu però anche l'anno in cui l'azienda passò nelle mani del figlio di Francesco, Massimo, che decise di imprimere una svolta all'azienda dedicandosi alle grosse cilindrate.

Le nuove moto.

Dal 1965 cambiò la filosofia dell'azienda, che dapprima presentò una 125 monocilindrica a quattro tempi proposta in quattro versioni: America, Trail, Sport e Regolarità Corsa; quindi nel 1966 fu finalmente la volta della prima "grande", una 650, seguita l'anno dopo da una 750. Il successo delle grosse cilindrate sportive fu immediato registrando anche un alto numero di esportazioni in tutto il mondo. Laverda però continuava a guardare anche al mondo delle competizioni e, proprio pensando alle gare, nel 1970 nacque la 750 SFC, una moto molto performante che si contraddistingueva per il suo stile e per il suo particolare colore arancione: fu una vera campionessa su pista e su strada con un palmares che l'ha vista spesso piazzata, ma altrettanto spesso anche trionfare in gare nazionali e internazionali. A partire da 750 SFC, la casa di Breganze, che non ha mai smesso di dedicarsi anche alla produzione delle moto di competizione, scelse come marchio di fabbrica per le sue sportive proprio il colore arancione. Gli anni Settanta videro anche la nascita delle maxi cilindrate, 1000 cc e 1200 cc, moto forse un po' pesanti da manovrare, ma che riscossero un notevole successo in tutta Europa, in particolare la 1000 cc, prodotta per oltre un decennio in diverse versioni, tra cui si può ricordare la 3 CL, la Jota e la RGS (Real Gran Sport). Contestualmente proseguiva la produzione di cilindrate minori, 350 cc, 500 cc, ma anche, pensando ai più giovani, le 125, come la LZ e persino modelli da motocross.

La crisi degli anni Novanta e il passaggio di proprietà.

L'inizio dei Novanta vide l'azienda di Breganze in profonda crisi, tanto che per un periodo fu costretta a chiudere per tornare poi sul mercato nel 1993 come una piccola realtà produttiva che si dedicava esclusivamente a moto destinate al mercato estero. Per il ritorno al mercato italiano dovette attendere il 1998 quando preparò alcuni modelli, Ghost e Strike da 668 cc con motore bicilindrico e quindi in versione da 750 cc. Competitive e realizzate con componenti di alto livello, non ottennero però il successo sperato, anche per la concorrenza di altri due marchi nazionali, Aprilia e Ducati. Nel 2000 l'azienda fu acquisita Aprilia e, variando la sua produzione per andare incontro alle nuovo esigenze di mercato delle "ruote leggere", propose lo scooter Phoenix e una serie di quad. Al Motorshow del 2002 fece la sua prima apparizione ufficiale la nuova SFC 1000, che venne poi perfezionata per essere presentata al Salone di Milano del 2003, ma purtroppo non entrò mai in produzione perché, nel frattempo, l'azienda era stata acquisita dal gruppo Piaggio che decise di sacrificare il marchio per risanare i suoi bilanci.