Hanno attraversato indenni lo scorrere del tempo, arrivando fino a noi più forti di prima.

Sono le auto del passato non capite o apprezzate al momento del lancio, ma oggi al centro di crescenti attenzioni e rivalutate dal mercato.
Le abbiamo scovate per voi analizzando le vostre ricerche, e raccolte in una Top 10 tutta da vivere!
Scopri quali sono i modelli che continueranno a viaggiare con noi. Un concentrato di ricordi e di emozioni, pronto a sfidare il futuro.

1. Ferrari Mondial

Ferrari Mondial 8

In principio fu la Mondial 8. Non ha avuto vita facile la Ferrari Mondial, creata per far fronte all’insuccesso della Ferrari Dino GT4.
Tra le prime “world car” della Casa di Maranello, viene lanciata nel 1980, articolandosi in quattro versioni. Ultima, nel 1989, la Mondial T, che ne chiude il ciclo nel 1993. La sua buona riuscita, tuttavia, non riuscì a cancellare il ricordo della prima nata, poco apprezzata per le linee inconsuete e le prestazioni non proprio ottimali.
Nonostante il design targato Pininfarina, la Ferrari Mondial 8 non esaudì il desiderio di slancio e sportività che da sempre accompagna i seguaci del Cavallino. Inoltre, risentiva di un peso eccessivo, che ne limitava reattività e potenza. Sono solo 703 le unità prodotte di questa versione.
La reputazione dell’esordio ancora allontana i puristi del marchio. Ma è proprio questo, probabilmente, che rende la Mondial uno dei modelli più appetibili per chi vuole avvicinarsi al mondo Ferrari. Il suo prezzo medio è oggi di circa 40 mila euro.

2. Maserati Biturbo

Un’auto che ha segnato un’epoca, diventando un vero e proprio simbolo dei ruggenti Anni ’80.
Si lega indissolubilmente al periodo che l’ha vista nascere la Maserati Biturbo. È il 1982, e la Casa del Tridente lancia una granturismo da sogno destinata a un mercato di massa. Produzione stimata, 5 mila pezzi all’anno.
E non sbagliava Alejandro de Tomaso, allora alla guida di Maserati. Centinaia sono le ordinazioni arrivate nei primi mesi, per 2 mila esemplari venduti solo nel 1982. 5 mila quelle distribuite nel 1983, anno di maggior successo in Italia. Poi, le prime incertezze.
Innanzitutto, non piacque l’innalzamento del prezzo, passato improvvisamente da 22 a 26 milioni di lire. Ma, soprattutto, vennero rilevati importanti problemi di affidabilità. Ecco che le vendite iniziarono a scendere, fino all’uscita di scena nel 1992.
Disponibile a un costo medio di poco superiore agli 11 mila euro, la Maserati Biturbo è oggi un cult. Con le sue linee tese e aggressive ispirate dall’estro di Giorgetto Giugiaro e il potente motore bialbero alimentato a carburatori, è tra le più amate dell’epoca.

3. Ferrari Dino GT4

Parigi, 1973. La crisi petrolifera incalza e un nuovo modello a marchio Dino fa il suo ingresso in scena. È la Ferrari Dino 308 GT4, un modello poco apprezzato all’epoca ma dalla forte portata innovativa.
Non piacque ai puristi del marchio, eppure fu la prima Ferrari a quattro posti con motore V8 centrale posteriore. Nata dalla matita di Marcello Gandini per Bertone, combinava praticità e sveltezza, grazie a un design efficace e potente.
Ma le sue linee tese e spigolose non conquistarono i fedelissimi della Casa di Maranello, tanto da spingere Enzo Ferrari a riportare il Cavallino Rampante nel brand del modello. Ecco che, nel 1976, l’avventura del marchio dedicato allo sfortunato rampollo della famiglia Ferrari si apprestava a volgere al termine.
A partire dal 1975 la 308 è stata affiancata dalla Ferrari Dino 208 GT4. Caratterizzata dal più piccolo V8 mai prodotto in serie, era la risposta alla richiesta governativa di vetture dal consumo ridotto. Fu prodotta in 840 esemplari, che si aggiunsero ai 2.826 della 308. Oggi è possibile acquistarne una a un prezzo medio di circa 44 mila euro.

4. Porsche 914

Frutto di una delle prime joint-venture realizzata in ambito automotive, la Volkswagen-Porsche 914 è un’autovettura sportiva tipo targa con motore montato in posizione posteriore – centrale.
Nata per sostituire rispettivamente la Volkswagen Karmann-Ghia e la Porsche 912, fu subito apprezzata per la sua linea moderna e compatta. Non convinse, tuttavia, la fusione dei due brand. Il modello fu percepito come troppo costoso dai seguaci della Casa di Wolfsburg, e poco performante dagli amanti del Cavallino di Stoccarda.
Grinta e sportività erano sacrificate ad affidabilità e sicurezza. Neanche la 6 cilindri, la top di gamma per la motorizzazione, riuscì a soddisfare i seguaci di Porsche. Nel 1972 l’uscita di scena di Volkswagen, a cui il modello sopravvisse fino al 1975.
Un destino non direttamente legato alle qualità dell’auto, oggi sul mercato a un prezzo medio di poco inferiore ai 20 mila euro. Tra le tante innovazioni adottate dalla due posti marchiata VW-Porsche, la presenza di un tettuccio estraibile grazie alla presenza di un roll-bar fisso. E poi, lo sterzo derivato dalla 911, garanzia di un’ottima esperienza di guida.

5. Fiat 130

Ultima ammiraglia della Casa torinese, la Fiat 130 è entrata di diritto nell’immaginario collettivo degli italiani. Utilizzata negli Anni ’70 come auto di rappresentanza, affascina ancora con la sua meccanica raffinata e la linea classica ed equilibrata. Eppure, il suo percorso è stato tutt’altro che in discesa.
È il 1969 e Fiat presenta a Ginevra la sua nuova creatura, un’auto di prestigio disegnata da Dante Giacosa. Obiettivo, sfidare BMW e Mercedes-Benz, già forti nel segmento più alto. Ma sganciarsi dal mercato di massa, a cui il brand italiano veniva associato, non è facile. A ciò si aggiunsero le prestazioni modeste della vettura, dovute al peso eccessivo e alla scarsa potenza del motore.
I dati di vendita furono aggravati dalle contestazioni sociali e dalla grave crisi energetica di quegli anni. Sono meno di 20 mila gli esemplari prodotti fino al 1977, anno in cui Fiat rinunciò al progetto.
Oggi, a quarant’anni di distanza, la Fiat 130 ritrova un suo spazio, conquistando il cuore di amatori e collezionisti. Il suo prezzo medio è di circa 8.700 euro.

6. Lancia Gamma

Lancia Gamma Berlina

Risultato di una travagliata gestazione, iniziata nel 1972, la Lancia Gamma ha sofferto dei lunghi tempi di progettazione, risultando sorpassata già al momento del lancio.
È il 1976 quando il modello, in accordo con i vertici Fiat che avevano acquisito il marchio, vede la luce in versione berlina. Seguirà la coupé, commercializzata a partire dal 1977.
Affidata nel design alla Pininfarina, la berlina non fu apprezzata nelle sue linee esteriori, legate a tendenze che già andavano scemando. Inoltre, i clienti iper-tradizionalisti del brand non riuscirono ad associare una due volumi a coda tronca a un’auto di lusso. Ciò creò un problema insanabile a livello di percezione, a cui si unirono difficoltà sul piano del motore, troppo delicato e rumoroso. Meno problematico il percorso compiuto dalla coupé, aggraziata ed elegante nei suoi tratti morbidi.
Oggi la Lancia Gamma, prezzo medio 5.500 euro, ricomincia a far battere i cuori grazie alla sua forte personalità. Sono 6.789 gli esemplari prodotti della versione coupé, 15.272 quelli della berlina.

7. Alfa Romeo Alfa 6

Alfa Romeo 6

Siamo nel 1979, e una nuova auto si prepara a solcare le strade del Paese. È l’Alfa Romeo Alfa 6, la nuova berlina di classe medio alta prodotta dalla Casa del Biscione.
Il successo sembra garantito, ma qualcosa non funziona. Il design viene percepito come pesante ed obsoleto, in contrasto con il mood degli imminenti Anni ’80. La linea del modello, inoltre, è simile a quella della più piccola Alfetta, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “Alfona”.
In realtà l’auto, piuttosto dispendiosa dal punto di vista dei consumi, era pronta già diversi anni prima. Poi, la crisi energetica e il cambio di programma. A nulla valse il restyling del 1983 sulla seconda serie, spinta ad alleggerirne la linea. Sono solo 12 mila gli esemplari prodotti fino al 1987, suo ultimo anno di vita.
Oggi, a quasi quarant’anni dal lancio, ciò che rimane dell’Alfa 6 è un’immagine fortemente definita, che cattura l’attenzione dei più nostalgici. E poi, il mitico motore V6 Busso, dal nome del suo progettista. Soprannominato “Il Violino di Arese”, ha accompagnato per 25 anni le più prestigiose vetture dell’Alfa. 8.700 euro il suo prezzo medio ad oggi.

8. Citroën SM

È il frutto di una lunga gestazione la Citroën SM, nata dall’incontro tra Citroën e Maserati. Prodotta a partire dal 1970, inizia il suo viaggio alla fine degli Anni ’50, quando la Casa del Double Chevron riconosce l’esigenza di sganciarsi da un’immagine troppo “popolare”. Poi, nel 1968, l’acquisizione dell’italiana Maserati, e l’incentivo a spingere sulla nuova granturismo.
Acronimo di Sport, nome originale del progetto, e Maserati, la SM viene accolta subito con favore dalla stampa specializzata. In particolare, piacque la linea affusolata nata dalla matita di Robert Opron, tra i più brillanti designer Citroën. Progettata in tempi brevi da Giulio Alfieri per la Casa del Tridente, era però dotata di una meccanica delicata e complessa.
A gravare sulle vendite già limitate del modello ci pensò la crisi energetica dei primi Anni ’70. Nel 1975, anno in cui uscì di produzione, erano complessivamente 12.920 gli esemplari realizzati. Nonostante il percorso controverso, è considerata oggi tra le migliori auto mai prodotte da Citroën. Per averne una il costo medio da sostenere oggi è di circa 31.500 euro.

9. Fiat Argenta

Fiat Argenta

Ha avuto vita breve la Fiat Argenta, la berlina di classe medio alta prodotta da Fiat dal 1981 al 1985.
Obiettivo della Casa di Torino, trovare una degna erede alla fortunata Fiat 132, oramai in fase di dismissione. Il risultato è un’auto robusta e potente come la sua antesignana, ma considerata priva di una propria personalità stilistica.
Con le sue linee classiche e squadrate la Fiat Argenta non riuscì a conquistare il cuore degli italiani, rimanendo sempre un passo dietro alla sorella minore. Nel 1983 il restyling orientato a rilanciare il modello. Nonostante l’immagine ancora più importante, non riuscì a recuperare terreno, attestandosi su livelli di vendita sempre piuttosto deludenti.
Nonostante il percorso poco fortunato, l’Argenta trova oggi nuovi estimatori. Il suo prezzo medio si attesta sui 2.200 euro. Proposta come “luxury car”, richiama con lo sfarzo delle dotazioni gli eccessi di un’epoca passata. Indimenticati gli interni in moquette e velluto, simbolo di uno stile d’altri tempi.

10. Renault 6

Un’auto nata con un obiettivo preciso: conquistare il mercato delle utilitarie, sfidando il dominio di Citroën ottenuto con la 2 CV.
Si tratta della Renault 6, sorella maggiore della più celebre R 4. Il suo iniziale insuccesso, dovuto a una linea inconsueta per l’epoca, spinse la casa automobilistica a puntare su un nuovo progetto che ne riprendesse i contenuti ma differente dal punto di vista stilistico. Poi, l’improvvisa inversione di tendenza, con il grande successo della vettura simbolo del marchio francese.
Ecco che nel 1968, anno del suo lancio sul mercato, la Renault 6 viene posizionata su un gradino più alto, nonostante il motore di scarsa potenza. Molto apprezzate invece le rifiniture degli interni e le molteplici dotazioni.
Nel 1970 la presentazione della versione TL, con un motore potenziato derivato dalla R 8. Nonostante questo, i numeri di produzione rimasero inferiori alle aspettative per tutto il ciclo di vita, conclusosi nel 1980. Grazie alla sua innata eleganza e praticità, è oggi oggetto di crescente interesse. 2 mila euro il suo prezzo medio.

Nota metodologica:

Ricerca effettuata su auto di 16+ anni e con un numero superiore alle 100.000 ricerche nell’ultimo anno.

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