Range Extender (REX): il ritorno dell’auto elettrica con generatore

L’estensore di autonomia è stato a lungo considerato una soluzione di transizione per rispondere all’ansia da ricarica. Oggi, però, questo concetto sta vivendo un ritorno inatteso.

Vediamo perché le auto elettriche dotate di un generatore di bordo — i cosiddetti REX, o Range Extender — stanno tornando al centro dell’attenzione e perché mercati come Cina e Germania stanno dando nuovo impulso a questa soluzione.

Contenuto

Il Range Extender in sintesi

  • Auto elettrica dotata di generatore ausiliario
  • Il motore termico non aziona mai le ruote
  • Risposta originaria all’ansia da autonomia
  • Modelli noti: Opel Ampera, BMW i3 REx
  • Nuova vita grazie a Mazda e a produttori cinesi
  • Offre rassicurazione psicologica nell’uso quotidiano

 Una delle auto elettriche con Range Extender più conosciute è la BMW i3 REx. Il bicilindrico ha 647 cm³ e sviluppa 28 kW (38 CV). Una delle auto elettriche con Range Extender più conosciute è la BMW i3 REx. Il bicilindrico ha 647 cm³ e sviluppa 28 kW (38 CV).

Introduzione

Nessuno ama ammettere le proprie paure, ma l’industria automobilistica ha dovuto confrontarsi con una realtà molto concreta: all’inizio degli anni 2010 l’ansia da autonomia era un ostacolo reale. Batterie costose e pesanti, infrastrutture di ricarica ancora limitate e percorrenze poco rassicuranti frenavano la diffusione dell’auto elettrica. La risposta, insieme tecnica e psicologica, fu semplice ma intelligente: inserire a bordo una piccola unità capace di produrre energia quando necessario. È così che nasce il Range Extender, il piano B pensato per chi temeva di restare senza autonomia.

Tecnica e distinzione

Per capire davvero che cos’è un REX, è fondamentale distinguerlo da un plug-in hybrid. Un’ibrida plug-in è un sistema a doppia natura: motore termico ed elettrico possono entrambi contribuire alla trazione. Il Range Extender, invece, resta prima di tutto un’auto elettrica. Le ruote sono mosse sempre e soltanto dal motore elettrico.

Il motore termico presente a bordo non ha il compito di spingere direttamente l’auto. Entra in funzione solo quando il livello di carica della batteria scende sotto una certa soglia, producendo elettricità per alimentare il sistema o contribuire a mantenere la carica. Dal punto di vista meccanico, resta separato dalla trasmissione: niente collegamento diretto alle ruote, niente funzione di trazione, ma solo produzione di energia in background.

Questo schema cerca di unire due vantaggi: da un lato l’esperienza di guida tipica di un’elettrica, silenziosa e pronta nella risposta; dall’altro la tranquillità di avere una riserva energetica quando la batteria non basta più da sola.

 A differenza della BMW i3, l'Opel Ampera era sempre dotata di Range Extender. Il motore a combustione sviluppa 63 kW (86 CV). A differenza della BMW i3, l'Opel Ampera era sempre dotata di Range Extender. Il motore a combustione sviluppa 63 kW (86 CV).

Pionieri: Opel Ampera e BMW i3 REx

I primi esempi più celebri di questa architettura sono tutt’altro che marginali nella storia recente dell’auto elettrica. L’Opel Ampera, per esempio, era stata concepita come una proposta molto avanzata per il suo tempo: spostamenti quotidiani in elettrico e, quando necessario, un quattro cilindri da 1,4 litri incaricato di produrre energia senza assumere il ruolo di motore di trazione. L’idea era chiara: conservare il carattere dell’elettrica, ma ridurre la dipendenza dall’infrastruttura di ricarica.

La BMW i3 REx offriva un’interpretazione ancora più radicale. Compatta, leggera e profondamente diversa dalle auto tradizionali, in questa versione montava sotto il vano posteriore un piccolo bicilindrico di derivazione motociclistica, pensato esclusivamente come generatore. Non era la soluzione ideale per trasformare l’auto in una macinachilometri, ma serviva a eliminare quella preoccupazione residua che per molti rappresentava ancora un freno all’acquisto di un’elettrica.

Entrambi i modelli appartenevano a una fase di transizione: idee brillanti, tecnicamente interessanti, nate per accompagnare il passaggio verso una mobilità a batteria ancora immatura.

Perché il Range Extender è quasi scomparso

Il declino del Range Extender è stato, in un certo senso, il segnale che la tecnologia elettrica stava facendo progressi reali. Con l’aumento della capacità delle batterie, il miglioramento delle autonomie e la diffusione della ricarica rapida, la necessità di portare a bordo un generatore è diventata meno evidente.

Quando un’auto elettrica moderna è in grado di percorrere diverse centinaia di chilometri e può recuperare energia in tempi relativamente rapidi presso infrastrutture sempre più diffuse, un motore termico supplementare rischia di trasformarsi più in un compromesso che in un vantaggio. Occupa spazio, aggiunge peso, aumenta costi e complessità, e introduce anche esigenze di manutenzione che un’elettrica pura tende invece a ridurre.

Così quella che inizialmente era apparsa come una soluzione intelligente e rassicurante è sembrata, per molti anni, un passaggio intermedio destinato a perdere rilevanza man mano che l’auto elettrica diventava più matura.

 Dopo le scarse vendite della MX-30 puramente elettrica, Mazda ha lanciato nel 2023 la MX-30 e-Skyactiv R EV sul mercato. La particolarità: il Range Extender è un motore rotativo. Dopo le scarse vendite della MX-30 puramente elettrica, Mazda ha lanciato nel 2023 la MX-30 e-Skyactiv R EV sul mercato. La particolarità: il Range Extender è un motore rotativo.

Il ritorno del Range Extender

Le idee, però, raramente scompaiono del tutto. Alcune attendono semplicemente il contesto giusto per tornare attuali. È quello che sta accadendo oggi al Range Extender. Mazda ha riacceso l’interesse con la MX-30 e-Skyactiv R-EV, scegliendo per questo compito un motore rotativo Wankel. Si tratta di una soluzione particolare, ma coerente con il ruolo richiesto: il rotativo è compatto, lavora bene a regime costante e si presta in modo naturale alla funzione di generatore.

L’idea di fondo è tornata a sembrare sensata in scenari ben precisi: una batteria più contenuta, quindi meno costosa e meno pesante; un utilizzo quotidiano prevalentemente elettrico; e la possibilità di contare su un generatore per affrontare senza stress tragitti più lunghi o situazioni impreviste.

È proprio questa logica a spiegare il nuovo interesse per il REX. Non si tratta necessariamente di una tecnologia universale, ma di una proposta mirata. Per una parte della clientela, soprattutto quella che usa l’auto ogni giorno su percorsi prevedibili ma vuole evitare ogni timore nei viaggi occasionali, il compromesso torna a essere convincente.

Conclusione: un ponte verso il futuro più sensato di quanto sembri

Il Range Extender non è mai stato la soluzione definitiva, e non ha mai davvero cercato di esserlo. Il suo ruolo è sempre stato quello di ponte: rendere l’elettrico più accessibile, meno radicale e più rassicurante per chi non era ancora pronto ad affidarsi del tutto alla batteria.

Per molti automobilisti la fiducia resta una variabile decisiva, e il REX continua a offrire proprio questo: la possibilità di vivere l’esperienza di guida elettrica senza portarsi dietro la stessa intensità di preoccupazione legata all’autonomia.

Oggi, con batterie migliori, reti di ricarica più sviluppate e nuove interpretazioni tecniche, il Range Extender non appare più soltanto come una misura d’emergenza. In alcuni casi torna a essere una proposta sensata per chi cerca il punto di equilibrio tra costo, praticità e serenità d’uso. Non è il futuro unico dell’auto elettrica, ma potrebbe essere, ancora una volta, una delle sue strade più intelligenti.

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