Leasing sociale auto in Italia: come funziona il nuovo programma per chi ha ISEE sotto 30.000 euro

Prima di tutto, però, va chiarito di cosa si parla: il leasing sociale è uno strumento pensato per permettere a persone con redditi bassi di usare un’auto nuova pagando un canone mensile agevolato, più basso rispetto a un normale contratto di leasing o noleggio. La differenza viene sostenuta, in tutto o in parte, dall’intervento pubblico.
Il beneficiario non compra l’auto. La utilizza per un periodo minimo, nel caso italiano almeno 36 mesi, pagando una rata mensile.
Alla fine del contratto può esserci la possibilità di acquistare la vettura a un prezzo scontato, cioè il cosiddetto riscatto, oppure di restituirla. È una formula che sposta il problema dal prezzo d’acquisto alla sostenibilità della rata: un passaggio importante per chi non può affrontare l’esborso iniziale necessario per comprare un’auto nuova.
La novità italiana è contenuta nel DPCM del 10 giugno 2026, che istituisce in via sperimentale un programma di leasing sociale per auto nuove a basse emissioni. La sperimentazione dovrà concludersi entro il 30 giugno 2030 e potrà contare su 50 milioni di euro. Il punto più interessante è che il programma non sarà riservato alle elettriche: potranno rientrare auto nuove M1 omologate almeno Euro 6 e con emissioni fino a 135 g/km di CO2. Dentro questa soglia possono trovare spazio anche modelli benzina efficienti, full hybrid o mild hybrid, oltre naturalmente alle elettriche.
È qui che l’Italia prende una strada diversa dalla Francia. Il programma francese è nato per rendere accessibile l’auto elettrica a famiglie con redditi contenuti, con contratti di almeno tre anni e canoni calmierati per veicoli BEV. L’impostazione italiana è più ampia: l’obiettivo sembra essere soprattutto il rinnovo del parco circolante, sostituendo vetture vecchie con auto nuove e meno inquinanti, senza legare la misura alla sola alimentazione elettrica.
I beneficiari saranno persone fisiche con ISEE inferiore a 30.000 euro. Per accedere al programma sarà obbligatorio rottamare un’auto M1 fino a Euro 4, immatricolata in Italia e intestata al beneficiario o a uno dei familiari conviventi da almeno 12 mesi. Il nuovo veicolo dovrà essere acquistato e immatricolato in Italia, nuovo di fabbrica e conforme ai limiti ambientali previsti dal decreto.
La gestione operativa sarà affidata all’ACI, di cui il Ministero delle Imprese e del Made in Italy si avvarrà per realizzare il programma. Per coprire gli oneri di gestione sono previsti fino a 3,66 milioni di euro, IVA inclusa, ripartiti in quattro rate annuali tra il 2027 e il 2030 ed erogati dietro rendicontazione. È un dettaglio tecnico, ma importante: indica che il programma richiederà una struttura amministrativa dedicata, non un semplice bonus automatico da richiedere in concessionaria.
Molti aspetti pratici restano però da definire. Un successivo decreto del ministro delle Imprese dovrà stabilire le modalità del programma, il canone mensile e i servizi eventualmente inclusi. Manutenzione, assicurazione, franchigie in caso di sinistri o furti e altri costi accessori possono cambiare molto il valore reale dell’offerta per una famiglia. Un canone basso, se non include quasi nulla, può essere meno conveniente di quanto sembri; al contrario, una rata leggermente più alta ma completa di servizi può dare più certezza di spesa.
Interessante anche il meccanismo finale. Alla scadenza del contratto, l’auto potrà essere ceduta in via preferenziale all’utilizzatore, se quest’ultimo manifesterà l’intenzione di comprarla entro 90 giorni dal termine del noleggio.
Il prezzo dovrà essere scontato di almeno il 10% rispetto alle quotazioni medie di mercato. In alternativa potrà scattare il buy back del costruttore aggiudicatario della fornitura, oppure la vendita ad altri soggetti. Per questo, anche se il DPCM parla di noleggio a lungo termine sociale, la presenza di una possibilità di riscatto avvicina la misura alla logica del leasing.
Per chi compra auto, la misura va letta con realismo. Non è ancora uno strumento immediatamente operativo e non sono noti i canoni. Non sappiamo quali modelli entreranno nel programma, quante auto saranno effettivamente disponibili e con quali dotazioni. La soglia dei 135 g/km, però, apre a un paniere potenzialmente ampio: utilitarie, compatte e alcune ibride potrebbero risultare più facili da reperire rispetto a un programma interamente elettrico.
La scelta italiana ha un pregio e un limite. Il pregio è la praticabilità: in un Paese con molte auto anziane, redditi familiari sotto pressione e infrastruttura di ricarica non omogenea, includere anche termiche efficienti può accelerare la sostituzione dei veicoli più vecchi. Il limite è ambientale e strategico: rispetto al modello francese, il leasing sociale italiano spinge meno direttamente verso l’elettrico e rischia di disperdere l’effetto industriale sulla transizione.
La partita, quindi, non è ancora chiusa. Il DPCM disegna il perimetro; il decreto attuativo dirà se il leasing sociale diventerà davvero un canale accessibile per chi oggi non può permettersi un’auto nuova o resterà una misura piccola, complessa e limitata nei numeri.
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