Recensione Omoda 5: termica, ibrida ed elettrica sempre a buon prezzo

Se oggi la gamma di entrambi i brand è formata da modelli di varie dimensioni, con powertrain ibridi e termici dall’ottimo rapporto qualità-prezzo, proprio la Omoda 5 è stata la prima vettura a portare questa ricetta del gruppo Cinese sul mercato italiano. Forte di uno stile piuttosto moderno e futuristico, di una buona disponibilità di spazio per le persone e di tre diverse alimentazioni, benzina, Full Hybrid e 100% elettrica, la Omoda 5 non è un’auto perfetta, ha alcuni limiti e piccole sbavature, ma si è fatta spazio grazie ad un listino davvero concorrenziale.
Nonostante sia lunga poco meno di 4,40 metri, la Omoda 5 ha prezzi che fanno concorrenza ai B-SUV, con un listino d’attacco che supera di poco i 27.000 euro e un prezzo che, sulle varianti termiche, superano di poco i 30.000 euro. Salendo a bordo, poi, colpiscono una buona qualità costruttiva e l’abitacolo tecnologico e completo, che convince anche per la presenza di due display di grandi dimensioni per quadro strumenti e infotainment. Rispetto alle rivali occidentali, nonostante lo stile dinamico e riconoscibile l’Omoda 5 è comoda e tranquilla su strada, con prestazioni buone ma non eccelse, sospensioni morbide e comandi poco affaticanti. Tra le tre versioni, la più a fuoco è la Full Hybrid SHS-H, con oltre 220 CV e un consumo omologato che si avvicina ai 20 km/l.
Com'è fuori | Com'è dentro | Come si guida | ADAS e sicurezza | Conclusioni
La Omoda 5 in 5 punti
- Motorizzazioni – Realizzata sulla stessa piattaforma della Jaecoo 5, la Omoda 5 è disponibile con tre alimentazioni: benzina, con un 1.6 TGDI turbobenzina da 147 CV con cambio automatico doppia frizione a 7 marce, la SHS-H, una Full Hybrid con motore 1.5 termico e potenza di 224 CV e la Omoda 5 EV, con motore da 211 CV, batteria da 61 kWh e 430 km WLTP.
- Design – Lo stile della Omoda 5 è aggressivo e filante, con forme sportive e un look da SUV-Coupé con lunotto inclinato e una firma luminosa posteriore a sviluppo orizzontale. Il frontale è dominato dalla mascherina senza cornice, mentre la vista posteriore ricorda la Nissan Ariya.
- Interni – Anche l’abitacolo ha un’impostazione piuttosto sportiva, con volante tagliato in basso, tunnel centrale molto alto e un doppio display a sbalzo da 12,3 pollici l’uno. La qualità costruttiva è molto buona. Buono lo spazio, sottotono il bagagliaio.
- Tecnologia – La tecnologia di bordo è ottima, con doppio display di buona qualità, Apple CarPlay e Android Auto. Non male la sicurezza attiva, con ADAS presenti ma non sempre tarati benissimo.
- Prezzi – Il listino è concorrenziale: la Omoda 5 con motore 1.6 turbobenzina parte da poco meno di 27.000 euro, mentre la 1.5 SHS-H Full Hybrid da 28.500 euro. L’elettrica? Per lei servono almeno 35.000 euro.
Com’è fuori
A livello estetico, la Omoda 5 ha un design che, nel frontale, è molto personale. La vista anteriore, infatti, è dominata da un’enorme mascherina priva di cornici con motivo esagonale cintata solo nella parte superiore da una finitura a contrasto con il lettering Omoda a tutta larghezza. La mascherina è poi carenata sulla Omoda 5 EV, mentre termica e Full Hybrid sono sostanzialmente identiche nella vista anteriore. Il cofano, poi, è in realtà un “cofango”, ovvero include anche la parte superiore dei parafanghi, mentre i fari anteriori full LED sono separati su due altezze, con le luci diurne in cima e i gruppi ottici principali più in basso.
Lateralmente, ci sono superfici tese e un lunotto molto inclinato, reso più leggero a livello estetico dalla presenza di un inserto nero dalla forma irregolare sul montante C. I passaruota sono molto bombati, mentre sebbene non ci siano vistose protezioni sottoscocca l’altezza da terra è piuttosto generosa. In coda, invece, il gruppo ottico a tutta larghezza, il lettering Omoda nuovamente scritto per intero e il lunotto inclinato ricordano il posteriore di una Nissan Ariya. Non mancano, sulle varianti termiche, gli scarichi finti, mentre il portellone ha una soglia di carico piuttosto alta. La capacità del bagagliaio, poi, è solo discreta: la Casa dichiara 360 litri per la 1.6 termica, 442 litri per la Full Hybrid e 370 litri per la EV, non eccezionali per un C-SUV da circa 4,40 metri. Sono queste, nel dettaglio, le dimensioni dell’Omoda 5:
- Lunghezza: 4.370-4.447 mm
- Larghezza: 1.830 mm
- Altezza: 1.588 mm
- Passo: 2.610 mm
- Bagagliaio: 360-1.149 litri (370-1.075 litri EV, 442-1.149 litri SHS-H)
Com’è dentro
Salendo a bordo dell’Omoda 5, l’abitacolo convince per un’impostazione piuttosto sportiva, con un tunnel alto e sospeso che fa sentire chi guida avvolto dall’automobile. Anche il volante sportivo a tre razze con la corona tagliata in basso dona un tocco sportivo a degli interni che, dopo il primo sguardo, dimostrano l’attenzione alla praticità. Ci sono diversi portaoggetti tra pannelli porta e tunnel centrale, con un enorme vano posizionato sotto il tunnel flottante, con prese USB-A, USB-C e 12 V. Tutti i vani sono inoltre rivestiti in gomma o in tessuto per aumentare la sensazione di qualità e ridurre gli scricchiolii degli oggetti posizionati all’interno. Questo piccolo dettaglio denota l’ottima qualità di questo C-SUV, realizzato con materiali quasi tutti morbidi e di buona fattura, con assemblaggi curati e alcune soluzioni originali, come ad esempio la plastica lucida “marmorizzata”, più interessante e diversa dal solito Piano Black.
La leva del cambio è posizionata sulla colonna dello sterzo, dietro al quale trova posto il pannello a sbalzo con i due display affiancati da 12,3 pollici, separati da una cornice piuttosto spessa ma moderni nel look. Il sistema infotainment e il quadro strumenti digitale hanno pannelli di buona qualità e sono completi, ma entrambi hanno una grafica non troppo raffinata, con traduzioni non sempre perfette e un’usabilità a tratti macchinosa. Ottima, invece, la connettività ad Apple CarPlay e Android Auto, anche wireless, mentre non convince nella guida la concentrazione di tutti i comandi, compresi quelli del clima, all’interno del touchscreen. Non c’è, neanche a richiesta, il navigatore: per averlo, bisogna usare lo smartphone. Lo spazio è ottimo davanti, con una posizione di guida comoda inficiata solamente da un volante leggermente troppo inclinato in avanti, mentre dietro c’è tanto spazio per ginocchia e gambe. Complice il lunotto spiovente, tuttavia, i più alti di 1,80 metri possono sfiorare il tetto, mentre il quinto posto è adatto ad un bambino per via della scarsa larghezza a livello delle spalle.
Come si guida la Omoda 5: stile sportivo, guida comoda e fluida. La migliore? L’ibrida
Lo stile sportivo potrebbe far pensare ad un SUV dal comportamento dinamico ricercato, ma come spesso succede per i modelli cinesi l’impostazione è decisamente più turistica delle attese. Le sospensioni, ad esempio, sono morbide, in grado di assorbire bene le irregolarità dell’asfalto ma concedendo nel farlo più rollio e beccheggio di quanto fanno le vetture occidentali rivali. Lo sterzo, invece, è molto leggero e piuttosto demoltiplicato, e l’insonorizzazione è più che buona, per un’auto che, con tutti i motori in gamma, punta su un’esperienza di guida facile e fluida. Nel dettaglio, il motore più abbordabile è il 1.6 TGDI, un quattro cilindri turbocompresso da 147 CV con cambio automatico doppia frizione a 7 rapporti, trazione anteriore e prestazioni nella media (0-100 km/h in poco più di 10 secondi).
Il suono del motore è piuttosto ben isolato, e il cambio automatico è fluido, piuttosto rapido e svelto a scalare se serve, ma i consumi sono piuttosto alti (14,3 km/l WLTP). L’elettrica 5 EV ha un motore da 211 CV e una batteria NMC da 61 kWh, per prestazioni piuttosto vivaci (0-100 km/h in 7,6 secondi) e un’autonomia nel ciclo misto WLTP di 430 km. La più interessante è la Full Hybrid SHS-H, dotata di un powertrain piuttosto interessante. Sotto il cofano c’è un 1.5 a benzina da 143 CV, che carica la batteria da 1,8 kWh del sistema ibrido tramite un secondo motore elettrico che fa da generatore e, in piena accelerazione o a velocità autostradali, spinge l’auto tramite una trasmissione a rapporto singolo. Il motore principale è quello elettrico da 204 CV, per una potenza complessiva di 224 CV, prestazioni vivaci (0-100 km/h in 7,9 secondi) e consumi omologati di quasi 19 km/l WLTP.
Gli ADAS e la sicurezza
Per quanto riguarda l’aspetto della sicurezza, tutte le Omoda 5 sono dotate di serie di una buona dotazione di sicurezza attiva, soprattutto considerando il prezzo d’accesso. Fin dalla 1.6 TGDI in allestimento Pure, infatti, sono di serie il Cruise Control Adattivo, i fari automatici, la frenata automatica, il sensore dell’angolo cieco, il sensore per il traffico posteriore, il riconoscitore dei segnali stradali e il mantenitore attivo di corsia. Peccato che, in termini di sicurezza, non convince la posizione del freno a mano elettrico, con il suo comando “annegato” all’interno dei menù del sistema di infotainment: dovrebbe essere comodo da raggiungere anche per i passeggeri in caso di emergenza.
In ogni caso, l’Omoda 5 si fa apprezzare anche in termini di sicurezza passiva, come dimostrato dai test dell’ente indipendente EuroNCAP. Testata nel 2022, la Omoda 5 è riuscita a portare a casa il massimo punteggio, ovvero le cinque stelle. Ottimi i risultati in termini di protezione degli adulti (87%), dei bambini (87%) e degli assistenti attivi (88%), mentre non è stato eccezionale il punteggio in termini di sicurezza degli utenti deboli della strada (68%).
Perché scegliere la Omoda 5 e perché no
Piacevole da guardare, comoda e ben fatta, la Omoda 5 è un C-SUV dallo stile personale e sportivo, ma che poi su strada si rivela più pacioso e confortevole di quanto sembri dall’esterno. Sebbene, infatti, sia stata progressivamente rivista nella taratura delle sospensioni, più rigide delle Chery prodotte per il mercato cinese, la Omoda 5 offre un’esperienza di guida rilassata e comoda, con un abitacolo ben insonorizzato e motori fluidi e regolari. Tra le tre alimentazioni, la Omoda 5 è più a fuoco scegliendo il 1.5 SHS-H, un Full Hybrid che convince per una buona efficienza, prestazioni vivaci e un prezzo di poco più di 1.500 euro superiori all’equivalente 1.6 turbobenzina, più lenta e più assetata. Non male l’elettrica, che però con 430 km di autonomia nel ciclo WLTP non è tra le vetture più efficienti e “autonome” nella sua categoria.
A convincere è soprattutto la dotazione molto ricca, che fin dalla versione base offre la guida autonoma di Livello 2, il doppio display per quadro strumenti digitale e infotainment, i fari full LED, il clima automatico, i cerchi in lega, la retrocamera e i sensori di parcheggio anteriori e posteriori. La più ricca Premium, invece, aggiunge dotazioni di pregio come il tetto apribile, le telecamere a 360°, i sedili riscaldabili e ventilati e la possibilità di avere la carrozzeria bicolore ad un sovrapprezzo di 3.000 euro a parità di allestimento, ma la già ricca Pure è già un’ottima scelta. Peccato per lo sterzo poco preciso e diretto, per una dinamica di guida ancora lontana dalle rivali occidentali e per alcuni comandi poco chiari, come la scomoda posizione del freno a mano, “annegato” all’interno del display dell’infotainment.
