Recensione Omoda 7: un SUV Plug-In cinese dall’ottimo rapporto prezzo-contenuti

Dopo l’ottimo riscontro avuto nei primi anni di presenza sul mercato con i suoi modelli inaugurali, la 5 e la 9, Omoda rilancia con il suo terzo modello inedito, la Omoda 7.

Realizzata sulla piattaforma della cugina Jaecoo 7, è un SUV dalle dimensioni generose, lungo poco meno di 4,70 metri e con uno stile molto personale. Questo look la rende immediatamente riconoscibile tra tutti i SUV usciti negli ultimi anni ma che, allo stesso tempo, può non piacere a tutti. Le linee così particolari nascondono una meccanica ben nota: a spingere questo SUV medio-grande ci pensa infatti il sistema ibrido Plug-In del Gruppo Chery (del quale Omoda fa parte) SHS-P, meglio noto come “Super Hybrid”, che promette oltre 90 km di autonomia in elettrico.

Se all’esterno la Omoda 7 stupisce, all’interno l’originalità lascia spazio ad un abitacolo minimale e pulito, che concentra tutto (o quasi) all’interno dell’enorme display dell’infotainment da 15,6 pollici posizionato al centro della plancia. A richiesta, questo display può persino scorrere, spostandosi dal guidatore fino a davanti al passeggero, una funzione tanto particolare quanto poco utile durante la vita di tutti i giorni. Se, poi, la qualità costruttiva è più che buona, manca un po’ di ergonomia, essendo tutto demandato ai comandi touch, mentre lo spazio è ottimo sia davanti che dietro, a discapito del bagagliaio, dalle forme irregolari e non enorme. Interessante, ma non stracciato, il prezzo, che parte da poco meno di 40.000 euro.

Com'è fuori | Com'è dentro | Come si guida | ADAS e sicurezza | Conclusioni

La Omoda 7 in 5 punti

  • Motorizzazioni – In Italia è disponibile unicamente con il sistema ibrido Plug-In SHS-P, con potenza complessiva di 292 CV e fino a 92 km di autonomia in modalità elettrica (WLTP).
  • Design – Lo stile esterno è molto personale, con un frontale a clessidra quasi carenato e un posteriore allungato. Può non piacere a tutti, ma di sicuro si fa notare. Numerose le verniciature opache disponibili.
  • Interni – L’abitacolo è minimale e semplice, con una buona qualità costruttiva e tutti i comandi concentrati nell’enorme display dell’infotainment da 15,6 pollici che, a richiesta, può scorrere dal centro verso destra. Tanto lo spazio, irregolare il bagagliaio.
  • Tecnologia – Se la versione d’accesso Pure ha già tutto quello che serve, compresa la guida autonoma di Livello 2 (non tarata, però, alla perfezione), la più ricca Premium ha anche sedili ventilati, telecamere a 360 gradi e head-up display.
  • Prezzi – Costa poco, ma non è “regalata”: la versione base Pure parte da poco meno di 39.000 euro, mentre la Premium, full optional, arriva a 41.900 euro. Tra gli optional, solo la vernice metallizzata o opaca e il pacchetto Premium Pro, che aggiunge, tra gli altri, il display motorizzato.

Com’è fuori

omoda 7 shs17

Il terzo modello della Casa cinese Omoda è un SUV da 4,66 metri, che si posiziona idealmente come rivale di modelli pensati per le famiglie, ma con un prezzo inferiore alle dirette rivali. A livello estetico, i designer che l’hanno realizzata hanno cercato di ottenere un’auto che non passi inosservata: il frontale, ad esempio, è davvero personale, con una calandra anteriore “a clessidra” interrotta da modanature ottagonali che diventano da più piccole a più grandi allontanandosi dal centro della calandra. Nella parte alta, invece, il cofano prosegue idealmente sul paraurti formando un “becco”, soluzione ormai molto di moda negli ultimi anni, dove trova posto anche il nome per esteso della Casa cinese. Sottili e alti i fari, che lasciano spazio nella parte bassa del paraurti ad una superficie concava e ad una presa d’aria parzialmente carenata.

La vista laterale è quella nella quale questa Omoda 7 appare più orientale. Se, infatti, il passo è ampio (diamo a oltre 2,70 metri), la coda è molto pronunciata, e complici dei passaruota bombati al posteriore e un montante C dalla forma irregolare il volume posteriore della vettura è molto visibile di lato, facendo capire che non siamo di fronte ad un SUV coupé, quanto a uno pensato come prima vettura di famiglia. In coda, invece, c’è spazio per un lunotto piuttosto inclinato, caratterizzato da un grande alettone posteriore, mentre alla base di quest’ultimo troviamo nuovamente il nome Omoda e, più in basso, la vistosa firma luminosa a LED con un motivo a saetta molto personale. Le linee sono più decise rispetto alla morbida fiancata, mentre dietro il portellone (elettrico sulla Premium) c’è un bagagliaio da 537 litri, non tantissimi vista la lunghezza dell’auto, e dotato di una forma poco regolare e sfruttabile.

Sono queste, quindi, le dimensioni della Omoda 7:

  • Lunghezza: 4.660 mm
  • Larghezza: 1.875 mm
  • Altezza: 1.670 mm
  • Passo: 2.720 mm
  • Bagagliaio: 537-1.294 litri

Com’è dentro

omoda 7 shs24

Salendo a bordo, la Omoda 7 sfoggia un abitacolo assemblato bene, con un buon livello di cura a livello di materiali e un design molto semplice e minimale. Rispetto all’originale carrozzeria, infatti, l’abitacolo della Omoda 7 è decisamente meno coraggioso, scegliendo un approccio minimale e riprendendo alcuni degli stilemi più in voga negli ultimi anni. Non è, ad esempio, presente una classica leva del cambio, sostituita da un selettore al volante, e lo spazio lasciato libero sul tunnel centrale è preso da due vani per alloggiare lo smartphone con rivestimento in microfibra, di cui uno è dotato di sistema di ricarica wireless raffreddato. Dietro al volante a due razze con comandi in nero lucido c’è poi un quadro strumenti digitale, dalla grafica semplice ma un po’ troppo “orientale”.

Non ci sono pulsanti fisici, ad eccezione di una piccola plancetta alla base dei due porta telefoni con dei comandi rapidi, ed è tutto demandato all’enorme display da 15,6 pollici che ospita il sistema di infotelematica. Reattivo e con una buona qualità, non è il più intuitivo da utilizzare per alcune funzioni, essendo sostanzialmente basato su Android. I comandi del clima sono sempre replicati nella parte bassa del display, e non mancano Android Auto ed Apple CarPlay wireless. Sulla versione Premium, poi, questo display ha un sistema motorizzato che gli permette di scorrere dal centro fino a davanti al passeggero anteriore. Si tratta di una soluzione di grande impatto, ma poco utile all’atto pratico e, soprattutto, costringe a rinunciare al cassetto portaoggetti davanti al guidatore, dovendo accontentarsi del solo vano sotto al bracciolo per alloggiare il manuale d’uso, il libretto e tutte le altre dotazioni. Lo spazio, invece, è ottimo davanti come dietro, mentre il sistema Hi-Fi della Sony è dotato di un sistema di cancellazione attiva del rumore, che migliora ulteriormente la già buona insonorizzazione dell’abitacolo.

Come si guida la Omoda 7: non cerca la precisione, ma è comoda e piuttosto efficiente

Sotto il cofano, la Omoda 7 è dotata del sistema Plug-In Hybrid SHS-P di Omoda&Jaecoo. In questa applicazione, il “Super Hybrid” è formato da un motore 1.5 quattro cilindri turbobenzina da 143 CV, affiancato da un motore elettrico da 204 CV e 310 Nm, per una potenza complessiva di 279 CV. Il pacchetto meccanico è completato da un cambio automatico a 3 marce e da una batteria da 18,4 kWh netti, che garantiscono, secondo Omoda, un’autonomia nel ciclo misto WLTP di 92 km. Sulla carta, le prestazioni sono discrete, con un’accelerazione 0-100 km/h coperta in 8,4 secondi: un buon risultato, ma non eccelso soprattutto considerando la generosa potenza. A limitare un po’ prestazioni e dinamica di guida, infatti, è il peso in ordine di marcia di 1.850 kg, nonché la logica di funzionamento del sistema.

Il 1.5 termico, infatti, si comporta come un generatore di corrente alle basse velocità, lasciando il compito di muovere la vettura al solo motore elettrico da 204 CV, mantenendo così le prestazioni costanti anche a batteria scarica (il sistema non arriva mai allo 0% di batteria, ma appena scende sotto il 15% attiva il 1.5 turbo come generatore). Il quattro cilindri muove l’auto alle velocità più alti, dove utilizza il cambio a 3 marce, tutte molto alte, e quando si chiedono le massime prestazioni. Nel complesso, comunque, il comportamento dinamico della Omoda 7 cerca il comfort: l’insonorizzazione, complice il sistema di cancellazione attiva del rumore, è ottima, lo sterzo è morbido e poco preciso e le sospensioni sono morbide, causando un rollio e un beccheggio piuttosto marcato tra le curve. Complici, però, i cerchi da 20 pollici, sulle asperità più marcate il filtraggio non è eccezionale. Si tratta, quindi, di un’auto da guidare con piglio tranquillo, senza cercare le prestazioni e concentrandosi su comfort e silenziosità. I consumi, invece, sono discreti: sulla carta, infatti, il consumo medio è di 16,7 km/l nel ciclo WLTP.

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Gli ADAS e la sicurezza

Rispetto a molte cinesi, che non curano con troppa attenzione l’aspetto di sicurezza attiva, questa Omoda 7 è molto ben dotata a livello di ADAS e sistemi di assistenza alla guida. Già la versione base Pure, infatti, offre di serie Cruise Control Adattivo, mantenitore attivo di corsia, frenata automatica, monitoraggio dell’angolo cieco, assistente alle partenze in salita e della velocità in discesa, fari full LED e sensori di parcheggio posteriori con retrocamera posteriore. La versione Premium, invece, aggiunge l’Head-Up Display, i sensori di parcheggio anteriori e le telecamere a 360 gradi, per una dotazione decisamente ricca nel panorama delle vetture ibride di provenienza cinese.

Peccato, però, che ci sia una sbavatura a livello di sicurezza: per inserire il freno a mano elettronico, bisogna tenere premuto il tasto P sulla leva del cambio, una scelta poco intuitiva. Sebbene non sia stata direttamente testata dall’ente indipendente EuroNCAP, la Omoda 7 può essere paragonata, in termini di sicurezza, alla gemella Jaecco 7, che nel 2025 ha ottenuto le 5 stelle nel classico crash test. Anche la sorella maggiore, la Omoda 9, ha confermato un livello di sicurezza molto alto, con cinque stelle e un ottimo risultato in tutte le aree di test, dalla protezione degli adulti a quella dei bambini, passando per gli utenti vulnerabili della strada e arrivando ai sistemi di sicurezza, considerati molto buoni dal celeberrimo ente indipendente.

Perché scegliere la Omoda 7 e perché no

Questa Omoda 7, quindi, è un’auto che convince chi cerca dotazioni e soluzioni tecniche interessanti senza voler spendere troppo. Di sicuro, il marchio poco conosciuto può essere un limite alla sua diffusione, soprattutto in un Paese come l’Italia dove il blasone di un brand ha ancora un peso nella scelta della propria auto. Se, però, non siete alla ricerca di un marchio noto da sfoggiare sul cofano e cercate un’automobile concreta e con un’ottima dotazione di serie, questo D-SUV è decisamente interessante. L’abitacolo, poi, è ben fatto, realizzato con materiali di buona qualità e dallo stile minimale, anche se alcune scelte, dalla logica di funzionamento del freno a mano elettronico all’originale (ma poco utile) schermo dell’infotainment scorrevole, sono ancora poco nelle corde degli automobilisti europei.

Divisivo anche il design, che può non piacere, ma sicuramente si fa notare. Il principale spartiacque, però, è rappresentato dall’esperienza di guida. Come su diverse cinesi, infatti, anche questa Omoda 7 punta tutto sul comfort e sulla facilità: lo sterzo leggero, i comandi facili e la morbidezza delle sospensioni rendono quest’auto comoda, ma non molto dinamica. Lo sterzo è poco preciso, e anche il motore ibrido è più tranquillo di quanto i 279 CV possano far pensare sulla carta, con consumi buoni ma non eccezionali. Se, quindi, siete alla ricerca di un SUV per la famiglia dinamico tra le curve, questa Omoda non è la prima scelta. Per comfort, insonorizzazione e rapporto qualità-prezzo, invece, se la gioca con i modelli più interessanti.

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Giulio Verdiraimo

Sono un redattore freelance di AutoScout24 dal 2022. Ossessionato dalle automobili, sono riuscito a trasformare la mia più grande passione nel mio lavoro. Amante di ogni tipologia di automobili, ad un SUV preferisco una classica berlina o una piccola hatchback, mentre la mia vera passione sono le auto d'epoca. Il mio amore segreto sono le automobili anni '90, dalle sportive analogiche alle piccole citycar leggere ed economiche. Guido tutti i giorni una Toyota Yaris TS 1.5 del 2004, mentre l'orgoglio del mio garage sono una Mini Cooper S R53 del 2006 e una Rover Mini 1.3 Sprite del 1994. Mi documento costantemente e legge di ogni automobile possibile, in modo da saper rispondere a tutte le domande e curiosità possibili sul mondo dei motori.