Prova: Ducati Diavel (2011) – Unica nel suo genere

Il giorno in cui abbiamo assistito alla sua presentazione a Madrid, Pablo Silván, responsabile delle vendite della Ducati spagnola, ha cercato di spiegare perché non è possibile inserire la Diavel in una specifica categoria di moto: da un lato si tratta di una custom se ci soffermiamo sulla parte anteriore particolarmente avanzata, ma potremmo anche dire che è una naked, in quanto si mostra totalmente nuda e senza protezione, mentre la sua figura compatta e affusolata la posiziona di certo come una sportiva.
Di fatto, la nuova Ducati è una moto unica, un misto tra varie moto, con la quale si è riusciti a ottenere una grande stabilità, una smisurata accelerazione e una notevole eleganza. La Diavel può essere in versione “normale” o Carbon, che si differenzia perché incorpora rifiniture in fibra di carbonio e monta un cupolino che le conferiscono un aspetto ancora più accattivante. Per quanto riguarda il prezzo, si parla di 16.990 € per il modello base, e 19.990 € per la Carbon.
Tuttavia, prima di ogni altra cosa, persino del suo esclusivo e personale design, risalta il motore, che sebbene sia lo stesso che monta la nuova Multistrada 1200, sulla Diavel sembra creato appositamente per dare senso al nome che porta. Stando infatti a quanto indicano i dati, la Diavel è in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in appena 2,6 secondi, e il tutto senza fare una piega e destreggiandosi sempre con grande eleganza. Affinché si mantenga aderente all’asfalto, sulla parte posteriore è stato montato un pneumatico da 240 mm disegnato esclusivamente per questa moto.
Tre motori per tre modalità di guida
Come per la Multistrada, la nuova Ducati Diavel dispone della tecnologia più moderna, grazie alla quale la moto riesce ad avere un comportamento più adeguato a ogni tipo di guida. In questo modo, è possibile regolare i 162 CV di potenza massima che eroga il bicilindrico in linea secondo tre modalità di erogazione della potenza: la Urban, con la quale si riducono i cavalli a 100; la Touring, con la quale sono disponibili i 162 CV ma l’erogazione è controllata; e la Sport, grazie alla quale si da’ libero sfogo a tutti i cavalli, avendo cura di gestire con tatto l’acceleratore. Per queste modalità, sulla Diavel non manca un sistema di controllo della trazione (DTC), che con otto livelli differenti permette alle ruote di non perdere contatto con il suolo a seguito di una brusca accelerazione. Quanto al cambio, è a sei marce, abbastanza dolce ed efficace.
Totalmente Ducati
Nonostante il suo spettacolare aspetto esteriore, la Diavel non può negare di essere una Ducati, soprattutto se ci soffermiamo sull’incredibile telaio multitubolare tipico del marchio. È importante sottolineare la comoda posizione del conducente e la buona protezione che offre contro il vento, nonostante sia molto scoperta. Anche il passeggero dispone di uno spazio sufficiente una volta aperte le sue particolari pedane poggiapiedi, rimossa la protezione che copre la parte posteriore del sedile e sistemate le impugnature.
Volendo evidenziare ulteriori elementi, il sistema dei freni è eccellente, il doppio disco anteriore da 320 mm ha un ottimo funzionamento, sebbene il posteriore non lo accompagni come dovrebbe. Occorre anche sottolineare il buon comportamento che dimostra girando su qualsiasi tipo di strada, soprattutto quelle con molte curve, come abbiamo avuto occasione di verificare per la sierra madrilena.
Grossa e leggera
Stando al suo imponente aspetto, nessuno direbbe che la Diavel pesa solo 210 kg, e questo la rende molto maneggevole. Si approccia con un certo rispetto vedendo l’enorme pneumatico posteriore e la notevole distanza tra gli assi (1,6 metri), ma subito dopo si nota la stabilità al suolo e la facilità nel piegarla.
Infine, come detto inizialmente, la Diavel incorpora la tecnologia più moderna, come dimostra il suo dettagliato quadro dei comandi, che dispone di uno schermo TFT a colori e un altro digitale per essere continuamente informati in modo chiaro e anche elegante.
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