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UAZ

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UAZ, il Restyling post-bellico.

UAZ, acronimo di Ul'janovskij Avtomobil'nyj Zavod che, tradotto in italiano significa Fabbrica Automobili di Ul'janovsk, si tratta di una casa automobilistica fondata nel 1941 in U.R.S.S. e nata da una costola della ZIS. Venne unita a quest'ultima durante il culmine della seconda guerra mondiale, quando sembrava che l'esercito tedesco potesse avanzare in maniera pericolosa verso i punti nevralgici della nazione. Una volta scampato questo pericolo venne nuovamente separata poiche, con l'indebolimento della posizione tedesca in seno alla guerra, non si temeva più la distruzione delle fabbriche che producevano i mezzi militari tanto importanti per la buona riuscita delle operazioni militari. Così, dal mese di maggio del 1944, si dà l'avvio alla produzione dei primi autocarri russi che montano motore Diesel.

L'epoca dorata della UAZ.

Sin dai primi anni '50 si decise di avviare la produzione della prima vettura progettata completamente dalla fabbrica di Ul'janovsk, portando avanti, nel frattempo, quella di robusti furgoni 4x4, poiché i risultanti sull'altro fronte continuavano a tardare. Un decennio dopo viene introdotto nel mercato il minibus-furgone U 452/2206 (tutt'ora in produzione). Questo modello si diffuse tra gli agricoltori per la sua robustezza, economicità ed affidabilità. Monta un motore 4 cilindri a benzina di 2500 cm³, con distribuzione ad albero a camme laterale. Questa motorizzazione, debitamente potenziata e messa a passo coi tempi, viene utilizzata dalla fabbrica per la versione attualizzata di questo storico modello. Ad oggi, la U 469, veicolo ufficiale dell'esercito Russo, percorre territori desertici e ghiacciati senza fare una piega, durante le missioni di guerra e quelle di pace, ed è stato, inoltre, adattato anche ad un uso civile. La UAZ ha caratteristiche inimitabili, che gli derivano dalle sue origini militari: possiede un doppio serbatoio con una capacità totale di 80 litri ed il portello posteriore che richiama quello utilizzato durante le operazioni militari dall'esercito. Questo modello ha fatto la sua comparsa in Italia, tra gli anni '70 ed '80 e sino ai '90 importato da due imprenditori italiani minori, che lo hanno reso accattivante con motorizzazioni più "europee" e colori sgargianti.

Dopo il crollo dell'ex Unione Sovietica.

Dopo il disfacimento dell'Unione Sovietica, la UAZ, di proprietà e gestione statali, è passata in mano ai privati, venendo acquisita dalla Severstal Auto, ovvero la principale Corporation Automotive russa, da dopo la fine dell'ex U.R.S.S. Dal 1997 inizia una nuova linea produttiva coi nuovi fuoristrada U3162 "Simbir", dal look che strizza l'occhio all'Europa, dalle linee più morbide e meno militaresche e con allestimenti più occidentalizzati. Fuoristrada che montano motori a benzina e, dal 2004, anche Turbodiesel. A produrre e commercializzare i modelli venduti in Europa è la De Tomaso di Modena, a seguito di un accordo stipulato nel 1999. La produzione della Simbir made in Italy si è interrotta a seguito del fallimento della ditta di De Tomaso ed i modelli circolanti in Italia sono gli esemplari prodotti e successivamente messi su strada prima che la fabbrica chiudesse definitivamente battenti. Il 2005, invece, è stato l'anno in cui ha fatto il suo debutto sulle scene la nuova U3163 "Patriot", un 4x4 di gran moda nell'ultimo decennio e destinato a sostituire definitivamente la Simbir sul mercato, dopo gli scarsi risultati che una sua versione rimodernata aveva dato alla casa automobilistica russa. Dal 2006, le sempre più stringenti normative europee in tema di inquinamento ambientale, hanno reso sempre meno popolari i modelli della UAZ, che portavano ancora la pesante eredità genetica dei loro avi utilizzati dall'esercito russo. Dal 2008 l'importazione di veicoli UAZ in Italia si è ridotta ai soli modelli "Patriot" ed alla sua versione derivata "Pickup", affidata dalla casa russa al suo storico e più importante importatore Martorelli, fondatore del "Gruppo Martorelli spa", nonché alla società minore, la "Automir Srl". Tuttavia, sia per le dimensioni della società, che per scelte di politiche interna alla stessa, non sono resi noti i suoi volumi di vendita, né quelli delle vetture ancora commercializzate in territorio italiano. Nemmeno sono stati comunicati quale siano l'andamento commerciale dei veicoli negli ultimi anni, né i flussi d'importazione di provenienza russa.