Ferrari Luce, la prima elettrica del Cavallino che non vuole piacere a tutti

La Ferrari Luce è uno di quei rari oggetti capaci di fermare la conversazione per qualche secondo. Non perché sia immediatamente bella, né perché rassicuri i puristi. Al contrario: divide, spiazza, irrita. E proprio per questo funziona.

È la prima Ferrari completamente elettrica, ma ridurla a questo sarebbe limitante. La Luce non è una supercar a batteria costruita secondo le regole di ieri. È il tentativo, molto più rischioso, di immaginare cosa possa diventare una Ferrari quando il motore termico non è più il centro fisico, tecnico ed emotivo dell’auto.

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Presentata a Roma, alla Vela di Calatrava, in una data simbolica per la storia del Cavallino, la Luce ha acceso reazioni opposte. C’è chi l’ha paragonata con sarcasmo a una Prius (auto tra l'altro da sempre innovativa), chi l’ha trovata troppo lontana dall’idea classica di Ferrari, chi invece ha visto in quelle forme un coraggio raro. La verità, probabilmente, sta nel mezzo: non è un’auto pensata per il consenso immediato.

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Non una Ferrari elettrificata, ma una Ferrari ripensata

Ferrari avrebbe potuto fare la scelta più prevedibile: una sportiva bassa, aggressiva, con batterie e motori elettrici nascosti dentro un corpo familiare. Ma quello schema, per un’elettrica, rischiava di diventare un vicolo cieco: troppo peso, troppa complessità, troppi compromessi dinamici.

Con la Luce, Maranello ha scelto un’altra strada. Ha privilegiato abitabilità, efficienza aerodinamica, versatilità e nuova architettura. Il risultato è una Ferrari lunga oltre cinque metri, con cinque posti veri, un grande bagagliaio, quattro motori elettrici e una carrozzeria che sembra arrivare più da un futuro immaginato che da un centro stile tradizionale.

La collaborazione con LoveFrom, lo studio fondato da Jony Ive e Marc Newson, spiega molto di questa impostazione. Qui l’auto non è stata trattata soltanto come una carrozzeria da disegnare, ma come un sistema complesso di oggetti, superfici, interazioni e materiali. Una sorta di contaminazione tra design industriale, tecnologia e cultura Ferrari.

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Un design che rischia

Vista da fuori, la Luce è difficile da catalogare. Ha qualcosa della monovolume aerodinamica, qualcosa della berlina di lusso, qualcosa della concept car. La cellula abitativa sembra quasi inserita dentro un secondo corpo vettura, una “ macchina nella macchina ” che aiuta a evitare l’effetto blocco unico tipico di alcune elettriche molto efficienti.

Il frontale è forse la parte più convincente: pulito, teso, con il parabrezza che scende verso il cofano e un muso sospeso che dà leggerezza all’insieme. I tergicristalli parcheggiati ai lati liberano la superficie centrale e rendono il cofano visivamente continuo. È una scelta tecnica, ma anche estetica: meno linee, meno interruzioni, più purezza.

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La coda, invece, è il punto più controverso. Le grandi ruote posteriori da 24 pollici, la chiusura tronca e i gruppi ottici reinterpretati in chiave moderna creano un’immagine potente ma non necessariamente armoniosa. È qui che la Luce si espone di più alle critiche. Non cerca la bellezza facile: cerca l’efficienza, la riconoscibilità, forse perfino lo shock.

Le porte posteriori controvento aggiungono teatralità. Non sono solo una concessione scenografica: servono a valorizzare l’accesso a un abitacolo che, per una Ferrari, è quasi sorprendente per spazio e comodità.

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Dentro è dove convince di più

Se l’esterno divide, l’interno sembra mettere tutti più d’accordo. La Luce è una Ferrari in cui si entra non solo per guidare, ma anche per viaggiare. Dietro c’è spazio vero, quasi da grande ammiraglia, con una cura dei dettagli che trasforma elementi normalmente invisibili — cerniere, guide dei sedili, montanti, soglie — in parti del racconto.

La plancia rifiuta la moda dello schermo gigante. Al suo posto ci sono comandi fisici, display mirati e un’impostazione molto tattile. È una risposta elegante alla confusione di molte auto moderne, dove ogni funzione finisce sepolta dentro un menù.

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Il binnacle davanti al guidatore è uno degli elementi più riusciti: tre strumenti circolari che mescolano analogico e digitale, con una qualità quasi da orologio meccanico. Anche il volante guarda al passato Ferrari, ma senza nostalgia: sottile, preciso, più vicino alle sportive storiche che ai volanti spessi e pieni di pulsanti di molte auto recenti.

Il pannello centrale orientabile, montato su uno snodo, è uno di quei dettagli che raccontano bene il progetto. Non è tecnologia messa in mostra, ma tecnologia resa fisica. Lo stesso vale per i comandi del clima, per le bocchette dell’aria, per il selettore di guida e per la chiave con display E Ink, che trasforma l’accensione in un piccolo rituale.

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Materiali come alluminio, vetro, pelle e Gorilla Glass rafforzano questa sensazione: la Luce vuole essere più vicina a un oggetto di design industriale di altissimo livello che a una normale automobile di lusso.

Numeri da supercar, logica da granturismo

La parte tecnica resta impressionante.Quattro motori elettrici, oltre 1.000 CV, 0-100 km/h in 2,5 secondi, velocità massima superiore ai 300 km/h, batteria da 122 kWh e architettura a 800 volt. Numeri da Ferrari, anche se inseriti in un corpo molto diverso da quello a cui siamo abituati.

Il dato più interessante, però, non è solo la potenza. È il modo in cui viene gestita. La Luce può modulare il lavoro dei motori per privilegiare efficienza, trazione o prestazione. In alcune condizioni alterna l’uso delle unità posteriori per mantenerle nel punto di rendimento migliore. Non è una semplice elettrica potente: è un laboratorio di controllo energetico e dinamico.

Anche la frenata rigenerativa ha un ruolo centrale, con una capacità di recupero molto elevata. Le sospensioni attive, l’asse posteriore sterzante e l’elettronica Ferrari servono a rendere gestibili massa, dimensioni e prestazioni.

Il suono come nuova identità

La Luce non prova a imitare un V8 o un V12. E questa è forse la scelta più intelligente. Il suo suono nasce dalle vibrazioni reali degli assali elettrici, selezionate e amplificate. Non è nostalgia artificiale, ma il tentativo di costruire un nuovo linguaggio emotivo.

È un passaggio delicato: Ferrari sa che il rumore è sempre stato parte dell’esperienza. Ma con la Luce non finge che nulla sia cambiato. Accetta il cambiamento e prova a renderlo desiderabile.

Non è la fine della Ferrari termica

La Luce non cancella le Ferrari a combustione. Il Cavallino continuerà a vendere modelli con motori a 6, 8 e 12 cilindri. Per questo non va letta come una sostituzione, ma come un’estensione del marchio.

Il prezzo, da circa 550.000 euro prima delle personalizzazioni, chiarisce il posizionamento: non una Ferrari elettrica d’accesso, ma un manifesto.

Brutta? Forse, da certe angolazioni. Geniale? Possibile. Avanti? Sicuramente più avanti di quanto molti si aspettassero.

La Ferrari Luce non rassicura, non seduce tutti e non prova a essere una Ferrari “come prima”. È un oggetto ambizioso, discusso, a tratti straniante. Ma ha un merito enorme: davanti alla rivoluzione elettrica, Ferrari non ha scelto la via più comoda. Ha scelto quella più rischiosa. E, nel bene o nel male, è proprio lì che spesso nasce qualcosa di importante.

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Sergio Lanfranchi

Sergio Lanfranchi è giornalista con un percorso costruito tra mondo digital e automotive. Ha contribuito a creare il Centro Studi di AutoScout24 Italia e collabora a progetti editoriali sul mercato digitial automotive in Italia e in Europa. Prima di entrare in AutoScout24 ha maturato esperienza in una casa auto asiatica, contribuendo al lancio di uno dei primi modelli ibridi in Europa. Ha lavorato su diversi progetti editoriali, con l’opportunità di provare auto pre-lancio e di ritrovarle poi, nuove e usate, nel mercato attraverso la rete di concessionarie presenti su AutoScout24: una prospettiva che unisce prodotto, contenuti e mercato. La passione per le auto nasce dalla Targa Florio, per decenni un laboratorio di innovazione e banco di prova estremo, dove il superamento continuo dei limiti ha contribuito a ridefinire l’evoluzione dell’automobile.

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