Recensione Mini Countryman: più matura, più grande e ora anche elettrica

Fin dal debutto della prima generazione nel 2010, la Mini Countryman ha fatto discutere non poco.

Lunga poco più di 4,10 metri, questo piccolo crossover è stata la prima Mini a 5 porte, il primo modello a ruote alte e il primo a proporre la trazione integrale. Una Mini per famiglie, sopra i 4 metri, con cinque porte e carrozzeria da SUV: in tanti ne chiesero il senso, altrettanti erano sicuri che una Mini così “Maxi” non avrebbe mai avuto successo. In realtà, la Countryman R60 piacque fin da subito per una linea riuscita, per una dinamica di guida più piacevole delle rivali dirette e per il posizionamento da SUV compatto con prestazioni e dotazioni di categoria superiore. La Countryman ha fatto sostanzialmente da capostipite dei crossover premium, e dopo la prima generazione (prodotta in Austria dalla Magna Steyr) arrivò nel 2017 la seconda serie, la F60.

Decisamente più grande (arriva a 4,30 metri), dotata di motorizzazioni più potenti, di molto più spazio a bordo e della prima motorizzazione elettrificata della storia Mini, la Cooper SE con powertrain ibrido Plug-In. Ancora più pratica e spaziosa, se la prima generazione era ancora una Mini ma con più spazio, la seconda Countryman si comincia a proporre come una vera auto di famiglia, con un grande bagagliaio e il divano posteriore scorrevole. Nel 2023, dopo un ottimo successo di vendite è arrivata la terza generazione della Mini Countryman, la U25. A livello di dimensioni, questa è la prima Mini davvero “Maxi”. Dai 4,30 metri della precedente, infatti, si arriva a ben 4,45 metri, diventando a tutti gli effetti un C-SUV pensato per essere la prima auto di famiglia. Ancora disponibile con motori benzina e Diesel, questa.è anche la prima Countryman ad essere proposta in versione completamente elettrica.

Com'è fuori | Com'è dentro | Come si guida | ADAS e sicurezza | Conclusioni

La Mini Countryman in 5 punti

  • Motorizzazioni – Disponibile con motorizzazioni benzina e Diesel, anche Mild Hybrid, con potenze tra i 122 e i 300 CV, la Countryman non è più proposta in versione ibrida Plug-In. Al suo posto, però, ci sono due varianti elettriche, con 204 o 313 CV e batteria da 65 kWh.
  • Design – Lo stile è molto personale, e riprende gli stilemi classici di tutte le Mini come i fari tondeggianti e la grande mascherina anteriore, ma in versione moderna, con superfici pulite e “tagliate” e il tetto flottante tipicamente Mini.
  • Interni – C’è grande agio per i passeggeri anteriori e, soprattutto, per quelli posteriori, che possono sfruttare il divano scorrevole. La plancia è iper-minimale, con un solo display curvo da 9,55 pollici al centro. Così così i materiali.
  • Tecnologia – Non mancano tutti gli ADAS che le permettono di offrire una guida autonoma di Livello 2, anche se i più raffinati sono optional. Le più ricche offrono anche la retromarcia automatica e altri sistemi derivati dalla produzione BMW.
  • Prezzi – Come da tradizione, non costa poco: la gamma parte dai 33.800 euro della Countryman One d’accesso con motore 1.5 turbobenzina da 122 CV. Il Diesel parte da 38.400 euro, mentre l’elettrica più accessibile è la Countryman E, che parte da 38.700 euro.

Com’è fuori

mini countryman c 9

A livello stilistico, la Mini Countryman di terza generazione si distacca parecchio dal look delle prime due generazioni. Se, infatti, entrambe hanno conservato gli stilemi tipici di una Mini, ma declinati in una carrozzeria più voluminosa, questa U05 è più squadrata, più personale e più moderna, anche se conserva gli stilemi tipici della celeberrima inglese. Il frontale, ad esempio, è più massiccio, con una presenza decisamente più importante, ma restano la calandra anteriore trapezoidale (con modanature di colori differenti a seconda degli allestimenti: sulla Favoured, ad esempio, è dorata) e i fari alti ed espressivi, anche se meno tondeggianti che in passato. Lateralmente, si fa notare il passo molto generoso di quasi 2,70 metri, così come le maniglie a filo della carrozzeria. Questo dettaglio è condiviso con la sorellastra BMW X1, costruita nello stesso stabilimento di Lipsia, in Germania.

A colpire, oltre alla pulizia e alla verticalità del laterale, è la forma del tetto. I montanti restano neri, conservando quell’aspetto “flottante” che è proprio di tutte le Mini prodotte da BMW fin dal 2001, ma il montante C è dotato di una “pinna” che interrompe lo spazio tra il secondo e il terzo finestrino, dando più carattere alla fiancata. In coda, invece, troviamo linee morbide e meno squadrate rispetto al frontale, con un lunotto piuttosto piccolo e, in basso, un paraurti con importanti protezioni in plastica grezza. Come ormai da tradizione del modello, il nome Countryman è presente a tutta larghezza sul portellone, mentre i fari full LED restano verticali e sono configurabili nella firma luminosa, così come succede per quelli anteriori, dove si può personalizzare la luce diurna. Piuttosto generoso e regolare il bagagliaio, da 505 litri sulle versioni termiche e da 450 litri per le Mild Hybrid. Bene anche le elettriche, con 460 litri di capacità minima. Sono queste, quindi, le dimensioni della Mini Countryman:

  • Lunghezza: 4.433 mm
  • Larghezza: 1.843 mm
  • Altezza: 1.656 mm
  • Passo: 2.692 mm
  • Bagagliaio: 505/n.d.-1.530 litri (450/n.d.-1.450 litri Mild Hybrid, 460/n.d.-1.450 litri E ed SE)

Com’è dentro

mini countryman c 87

Salendo a bordo, la Mini Countryman U05 inizialmente stupisce, grazie ad uno stile davvero personale e diverso da tutti gli altri SUV. A colpire è l’estrema pulizia dell’abitacolo, che sfoggia una plancia sostanzialmente libera, e rivestita quasi interamente da una stoffa ruvida dall’aspetto e dalla sensazione curata. Andando a guardare meglio i dettagli, però, ci si rende conto che tutte le plastiche usate all’interno dell’auto sono rigide, e alcune piuttosto lucide (possono dare fastidio se riflesse nel parabrezza. Non ci sono comandi del clima, tunnel centrale e neanche un classico quadro strumenti. I comandi dell’auto, dall’accensione (che per forma e movimento ricorda una classica chiave) al selettore delle modalità di guida fino alla leva del cambio sono posizionati in una piccola plancetta centrale, ispirata a dove la classica Mini di Issigonis aveva i comandi suoi (pochi) comandi. È una soluzione originale e simpatica, che rende l’abitacolo ancora più minimale, ma può non essere troppo intuitiva, soprattutto all’inizio.

Sono parecchi i vani portaoggetti, mentre la star è il grande display OLED tondo da 9,55 pollici, ispirato alla posizione centrale del tachimetro delle Mini classiche e delle prime Mini R53 ed R56 “by BMW”. Tutte le informazioni sull’auto, dalla velocità ai comandi del clima fino ad Android Auto ed Apple CarPlay wireless (replicati in un piccolo rettangolo che non riempie completamente lo schermo) sono concentrate qui dentro, con un sistema operativo dedicato simpatico e colorato, ma poco intuitivo da usare, soprattutto in marcia. Con le tante modalità di guida, cambia anche l’aspetto del display e le informazioni replicate, ma in ogni situazione c’è la velocità in cima e, ai lati, la quantità di carburante (o di carica) e il potenziometro o contagiri. In basso, un po’ scomodi da raggiungere, ci sono sempre i comandi per il clima automatico bizona di serie.

Come si guida la Mini Countryman: più matura, ma sempre piacevole

Se a livello estetico la Countryman continua ad essere piuttosto personale, soprattutto all’interno, con soluzioni originali e piuttosto giocose, su strada il C-SUV della Casa inglese punta su comfort e maturità. Le stranezze, infatti, sono concentrate sul layout dell’abitacolo, la posizione originale del quadro strumenti e su una gamma motori piuttosto vivace. Per il resto, però, si tratta di un’automobile più matura, più comoda e più rassicurante. Già la seconda generazione aveva perso quell’anima sportiveggiante tipica delle Mini più piccole e ancora presente sulla Countryman prima serie, ma questa U25 è ora una vera auto da famiglia. Lo spazio è generoso sia davanti che dietro, e l’esperienza di guida è vivace, ma meno sportiva che in passato.

Lo sterzo è piuttosto preciso, il telaio (l’UKL di BMW, lo stesso di X1 e Serie 1) è rigido e le sospensioni hanno una buona taratura, con una buona consistenza ma senza essere troppo morbide e cedevoli. Tra le curve, però, rispetto ad altre Mini ha un rollio maggiore, e le dimensioni più generose la rendono meno agile e vivace. I motori, però, sono interessanti: dal 2026, la base della gamma è la One, con motore 1.5 tre cilindri turbobenzina non elettrificato da 122 CV. Addio, poi, al nome Cooper per gli allestimenti intermedi: ora la ex-Cooper si chiama C, con motore 1.5 B38 turbo Mild Hybrid da 170 CV, mentre la S è dotata di un più potente 2.0 quattro cilindri turbo (il B48 di BMW), sempre mild Hybrid, da 218 CV e con trazione integrale All4.

Non manca la variante Diesel, la Countryman D, con motore 2.0 quattro cilindri turbodiesel Mild Hybrid (il B47) con 163 CV, mentre al top della gamma termica c’è la potente John Cooper Works, con motore 2.0 turbo portato a 300 CV, trazione integrale e 0-100 km/h coperto in 5,4 secondi. Non c’è più la popolare variante ibrida Plug-In: al suo posto, ci sono due motorizzazioni elettriche, entrambe spinte da una batteria NMC da 65 kWh. La variante d’accesso è la Countryman E, con motore anteriore da 204 CV e autonomia di 501 km WLTP, mentre al top c’è la SE, con configurazione a doppio motore e 313 CV, autonomia di 433 km WLTP e 0-100 km/h coperto in 5,6 secondi. Convince anche in autostrada, ma l’insonorizzazione non è altissima, con qualche fruscio aerodinamico.

mini countryman c 1

Gli ADAS e la sicurezza

Da buona vettura del Gruppo BMW, la Mini Countryman ha una dotazione buona, ma da integrare se si vogliono i sistemi più completi. Di serie, infatti, troviamo il Cruise Control Adattivo, il clima automatico bizona, i fari full LED, il sensore per l’angolo cieco, i sensori di parcheggio anteriori e posteriori, l’avviso per il mantenimento di corsia, la retrocamera, la frenata automatica di emergenza e il riconoscitore dei segnali stradali. Per avere la guida autonoma di Livello 2, però, bisogna scegliere un allestimento più ricco, oppure spendere qualche euro in più attingendo dalla lista degli optional.

Tra i pacchetti c’è il Driving Assistant Plus. Offerto a 770 euro (non per la base Essential, che rimane con la guida autonoma quasi completa), questo pacchetto aggiunge il Cruise Control adattivo con funzione Stop & Go per ripartire autonomamente nel traffico e il mantenitore attivo di corsia. Con il pacchetto XL, invece, si arriva ad avere il massimo in termini di sicurezza, con il cambio di corsia assistito, la protezione attiva in caso di urti laterali e l’Emergency Stop Assistant, che accosta l’auto in caso di malore del conducente, ed è offerto ad un prezzo che varia dai 5.720 ai 7.380 euro a seconda dell’allestimento. Tra gli optional c’è anche il pacchetto Parking Asssitant Plus, con parcheggio e retromarcia automatica.

Testata, come di consueto, dall’EuroNCAP nel 2024, la Countryman U25 ha totalizzato un punteggio di 5 stelle, il massimo conseguibile, con ottimi numeri in tutte le categorie (83% protezione degli adulti, 87% dei bambini, 81% degli utenti deboli e 79% per i sistemi di assistenza).

Perché scegliere la Mini Countryman e perché no

Nonostante sia ormai più grande, più comoda e meno agile che in passato, la Mini Countryman rimane una risposta differente e più carismatica alla domanda di SUV di segmento C. Grazie a delle linee molto personali, che rielaborano gli stilemi tipici del mondo Mini ma con un taglio più maturo e moderno e ad una dinamica di guida ancora curata, la Countryman U25 è più completa e versatile che mai, ma senza essersi uniformata al resto dei crossover sul mercato. Gli interni sono la componente più divisiva dell’intera auto: semplici, minimali e decisamente diversi dal resto dei crossover, possono convincere per l’originalità, ma anche lasciare un po’ perplessi per un’ergonomia non sempre eccezionale. La qualità costruttiva, poi, è buona, ma i materiali utilizzati sono spesso rigidi e poco raffinati per un’auto di questo segmento.

A livello di prezzi, infatti, la Countryman si posiziona a metà tra i C-SUV generalisti e quelli Premium, con un prezzo di partenza di poco meno di 34.000 euro per la One da 122 CV e allestimento Essential, ma che arriva a quasi 52.000 euro per la John Cooper Works da 300 CV.

Se, poi, si prende la mano con gli optional, è facile superare di slancio i 50.000 euro anche senza scegliere le motorizzazioni di punta. A proposito, la gamma è piuttosto ampia, e tra benzina, Mild Hybrid a benzina e gasolio e le due varianti elettriche (valide, ma con un’autonomia solo discreta). Manca, tuttavia, una variante Plug-In Hybrid, che le principali rivali propongono. Lo spazio a bordo è generoso, il comfort più che buono e la personalità c’è: per distinguersi, ma non rinunciare alla praticità, questa Countryman di terza generazione è un’auto decisamente interessante.

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Giulio Verdiraimo

E' un redattore freelance di AutoScout24 dal 2022. Ossessionato dalle automobili, è riuscito a trasformare la sua più grande passione nel suo lavoro. Amante di ogni tipologia di automobili, ad un SUV preferisce una classica berlina o una piccola hatchback, mentre la sua vera passione sono le auto d'epoca. Il suo amore segreto sono le automobili anni '90, dalle sportive analogiche alle piccole citycar leggere ed economiche. Guida tutti i giorni una Toyota Yaris TS 1.5 del 2004, mentre l'orgoglio del suo garage sono una Mini Cooper S R53 del 2006 e una Rover Mini 1.3 Sprite del 1994. Si documenta costantemente e legge di ogni automobile possibile, in modo da saper rispondere a tutte le domande e curiosità possibili sul mondo dei motori.

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