Auto aziendali, il fringe benefit cambia ancora: stretta sui veicoli con più di cinque anni

La tassazione delle auto aziendali potrebbe cambiare di nuovo.

Lo schema del quarto decreto correttivo della riforma fiscale interviene sul fringe benefit per i veicoli concessi ai dipendenti in uso promiscuo, con una maggiorazione per quelli più anziani, un criterio forfettario per gli optional e regole più chiare sulle riassegnazioni. Il testo è ancora all'esame parlamentare: le novità, quindi, non vanno considerate definitive né già operative.

Che cosa prevede la stretta dopo cinque anni

Il punto destinato ad avere l'impatto più visibile riguarda l'età del veicolo. Secondo lo schema, dal 1° gennaio dell'anno successivo al compimento del quinto anno dalla prima immatricolazione, il valore convenzionale del fringe benefit aumenterebbe del 50%.

La maggiorazione non equivale a un aumento del 50% del prezzo dell'auto o dell'IRPEF complessiva. A crescere sarebbe la quota imponibile attribuita al dipendente per l'utilizzo privato del mezzo. L'effetto netto in busta paga dipenderebbe quindi dall'aliquota personale e dagli eventuali importi trattenuti dall'azienda.

La misura potrebbe incidere soprattutto sulle flotte mantenute a lungo e sulle auto già presenti nel parco aziendale che vengono assegnate a un nuovo utilizzatore. Per le imprese diventerebbe meno conveniente prolungare il ciclo di vita fiscale oltre la soglia dei cinque anni, con una possibile spinta verso rinnovi più frequenti.

Come funziona oggi il calcolo

Dal 2025 il valore imponibile è calcolato partendo da una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri e dal costo chilometrico pubblicato nelle tabelle ACI. Al risultato si applica una percentuale legata all'alimentazione: 10% per le elettriche a batteria, 20% per le ibride plug-in e 50% per gli altri veicoli.

Il fringe benefit non coincide con una somma versata integralmente dal dipendente. È un reddito in natura che concorre alla base fiscale e contributiva. Per questo due lavoratori con la stessa auto possono avvertire un impatto netto diverso, in funzione del reddito e delle trattenute previste dal contratto aziendale.

Optional, una maggiorazione forfettaria del 5%

Il correttivo affronta anche gli accessori non compresi nella configurazione valorizzata dalle tabelle ACI. In questi casi lo schema prevede di aumentare del 5% il valore convenzionale del benefit, prima di sottrarre quanto eventualmente addebitato al dipendente per l'auto e gli optional.

L'obiettivo è sostituire valutazioni caso per caso con un criterio uniforme. Per aziende e gestori di flotte il vantaggio sarebbe soprattutto amministrativo; per chi riceve l'auto, invece, la dotazione potrebbe diventare più rilevante nel confronto tra proposte aziendali apparentemente equivalenti.

Riassegnazioni e regime transitorio

Un altro nodo riguarda le vetture già in flotta. Lo schema punta a ricondurre al metodo forfettario anche le riassegnazioni a un dipendente diverso, evitando il ricorso al cosiddetto valore normale che aveva creato incertezze applicative.

Restano centrali le date di ordine, immatricolazione, contratto e consegna, perché il passaggio dalle regole precedenti a quelle introdotte nel 2025 ha prodotto più regimi sovrapposti. Finché il decreto non sarà approvato in via definitiva, aziende e lavoratori dovranno verificare con attenzione quale disciplina si applichi al singolo veicolo.

Perché la novità è da tenere in considerazione per flotte e dipendenti

Il correttivo manda un segnale chiaro: l'età dell'auto entrerebbe direttamente nel costo fiscale del benefit. Questo può modificare le politiche di rinnovo, la durata dei contratti di noleggio e il valore attribuito alle auto usate mantenute in flotta.

Per chi deve scegliere una vettura aziendale, alimentazione, anzianità e optional diventano tre elementi da valutare insieme. Ma la prudenza resta necessaria: percentuali, decorrenze e clausole transitorie potranno cambiare durante l'iter. Solo il testo definitivo dirà quanto peserà davvero la nuova disciplina in busta paga e quando scatteranno gli effetti.

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Sergio Lanfranchi

Sergio Lanfranchi è giornalista con un percorso costruito tra mondo digital e automotive. Ha contribuito a creare il Centro Studi di AutoScout24 Italia e collabora a progetti editoriali sul mercato digitial automotive in Italia e in Europa. Prima di entrare in AutoScout24 ha maturato esperienza in una casa auto asiatica, contribuendo al lancio di uno dei primi modelli ibridi in Europa. Ha lavorato su diversi progetti editoriali, con l’opportunità di provare auto pre-lancio e di ritrovarle poi, nuove e usate, nel mercato attraverso la rete di concessionarie presenti su AutoScout24: una prospettiva che unisce prodotto, contenuti e mercato. La passione per le auto nasce dalla Targa Florio, per decenni un laboratorio di innovazione e banco di prova estremo, dove il superamento continuo dei limiti ha contribuito a ridefinire l’evoluzione dell’automobile.

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