Bugatti Destrier, la Bolide si sveste dell’aerodinamica e diventa scultura

Resta una hypercar alta appena un metro, spinta dal W16 da 1.600 CV, ma costruita per essere osservata prima ancora che per esibire le proprie prestazioni.
Una Bolide senza ali
La base tecnica non cambia. Sotto la nuova carrozzeria c’è la monoscocca in fibra di carbonio della Bolide, la Bugatti più estrema concepita per la pista. Destrier conserva anche il quadriturbo W16 di 8 litri nella configurazione da 1.600 CV, il vertice evolutivo del motore che ha definito l’era moderna del marchio.
Il progetto, però, prende una direzione opposta. La Bolide usa ogni superficie per generare carico aerodinamico; la Destrier libera quelle proporzioni dagli elementi più aggressivi e lascia emergere i volumi. L’abitacolo è incassato tra i parafanghi anteriori, la fiancata si restringe nettamente dietro le porte e torna ad allargarsi sopra le ruote posteriori. Queste ultime misurano 21 pollici, mentre le anteriori sono da 20: dimensioni superiori ai 18 pollici della Bolide, che rendono ancora più teatrale una carrozzeria eccezionalmente bassa.
Anche i segni classici Bugatti vengono reinterpretati. La C-line laterale non disegna più un arco continuo: si interrompe prima del passaruota anteriore, lascia affiorare la carrozzeria e poi riprende verso la calandra a ferro di cavallo, più larga rispetto a quella della Bolide. Dietro, l’ala integrata nel profilo richiama la Chiron Profilée, chiudendo la coda senza ricorrere a un elemento separato e dominante.
Dalla Type 57 a un nuovo pezzo unico
Il nome Destrier indicava il cavallo da guerra più forte e pregiato del Medioevo. Il riferimento non è soltanto decorativo: l’auto vuole unire potenza e portamento, facendo della meccanica estrema una base per un oggetto destinato alle collezioni.
Bugatti lega questa idea alla Type 57. Lo stesso telaio diede origine alle Type 57G e 57C “Tank”, vincitrici assolute a Le Mans nel 1937 e nel 1939, e alla Type 57SC Atlantic, una delle automobili più celebrate per il design. Destrier e Bolide ripropongono quel doppio registro, con una piattaforma capace di assumere la forma di macchina da corsa o di oggetto d’arte. Una targhetta incisa al laser sopra il parabrezza raffigura proprio la Tank e l’Atlantic.
La Destrier si distingue così dalle prime due Solitaire. Brouillard e F.K.P. Hommage partivano da storie personali e riferimenti storici molto espliciti; qui il disegno viene prima della narrazione. È un esercizio sulle proporzioni, reso possibile da un’architettura che in origine era stata portata al limite per tutt’altro scopo.
Colori e materiali su misura
La vernice Sapphire Celeste è stata sviluppata esclusivamente per questa vettura. La finitura multistrato contiene riflessi ispirati al diamante e dialoga con profili in alluminio lucidato. La fibra di carbonio a vista rimane confinata allo splitter anteriore e al diffusore posteriore, con una tinta calibrata sul blu della carrozzeria. Nel vano motore, le parti metalliche hanno una lavorazione martellata che richiama le armature battute a mano.
L’abitacolo abbandona l’impostazione essenziale della Bolide. Pelle e nubuck Ambre Voyageur, in una tonalità marrone calda, si affiancano a un tessuto tridimensionale lavorato a maglia. Fili di rame attraversano il materiale e formano una linea circolare che avvolge la cabina; la finitura martellata ricompare su maniglie, bocchette, mozzo del volante e battitacco. Sul tappo dell’olio, l’emblema Destrier è accompagnato dalla sigla “1/1”.
Appuntamento il 16 agosto
Prezzo e omologazione stradale non sono stati comunicati. Bugatti ha invece fissato il debutto pubblico durante la Monterey Car Week, con il culmine al Pebble Beach Concours d’Elegance del 16 agosto 2026.
La Destrier interessa ben oltre il suo unico proprietario perché mostra quale può essere il futuro della personalizzazione ai massimi livelli: non una serie speciale fatta di colori e finiture, ma una carrozzeria e un’identità completamente nuove costruite attorno a un’architettura esistente. Nel momento in cui il W16 lascia il posto al nuovo V16 della Tourbillon nelle vetture di serie, questo esemplare unico trasforma una delle sue espressioni più estreme in un congedo di rara eleganza.
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