Ferrari Luce, l’elettrica divide ma spinge Maranello a rivedere al rialzo il 2026

Il dato industriale è il punto da cui partire. Nel trimestre aprile-giugno Ferrari ha registrato ricavi netti per 1,938 miliardi di euro, in aumento dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2025. L’EBIT è salito a 605 milioni, con un margine operativo del 31,2%, mentre l’utile netto ha raggiunto 463 milioni. L’EBITDA è stato pari a 755 milioni, con margine al 39%, e il free cash flow industriale è arrivato a 276 milioni.
La Casa ha rivisto al rialzo la guidance 2026: ora prevede ricavi netti intorno a 7,60 miliardi di euro, adjusted EBITDA di almeno 2,97 miliardi, adjusted EBIT di almeno 2,26 miliardi e free cash flow industriale di almeno 1,55 miliardi. Ferrari attribuisce l’upgrade soprattutto alla domanda di personalizzazioni, risultata più forte delle attese, e a effetti cambio meno penalizzanti del previsto.
Dentro questi numeri, la Luce pesa più come segnale strategico che come volume. Ferrari ha consegnato 3.366 vetture nel trimestre, 128 in meno rispetto all’anno precedente, per effetto del ricambio programmato della gamma. Ma il mix resta favorevole: crescono le consegne di 12Cilindri, 12Cilindri Spider, Purosangue e famiglia 296 Speciale, mentre F80 avanza secondo piano. Nello stesso periodo Ferrari ha completato la presentazione della Luce e svelato la 12Cilindri Manuale, già interamente assegnata.
Il messaggio è chiaro: l’elettrico entra nel mondo Ferrari senza sostituire il rest0, almeno per ora. La Luce è il modello più discusso perché rompe diversi codici storici del marchio: architettura elettrica, quattro porte, cinque posti, trazione integrale e un’impostazione più versatile rispetto alle berlinette tradizionali. Ferrari la presenta come la vettura più spaziosa e flessibile della propria storia, ma non come un cambio di religione industriale.
Questa distinzione è decisiva per capire perché la notizia interessa anche oltre il perimetro del lusso. Nel mercato europeo l’elettrico vive una fase meno lineare di quanto si immaginasse pochi anni fa: la crescita prosegue, ma con forti differenze tra Paesi, segmenti e fasce di prezzo. Ferrari sceglie una traiettoria quasi opposta a quella dei costruttori generalisti. Non punta sulla scala, bensì sulla scarsità, sul margine e sulla capacità di vendere tecnologia come esperienza esclusiva.
Per chi osserva il mercato, la Luce diventa quindi un test molto particolare: non misura quanto rapidamente Ferrari possa elettrificare la produzione, ma quanto un marchio fondato sul motore possa trasferire desiderabilità, prezzo e identità su una nuova architettura. Il fatto che l’azienda alzi le stime proprio nel trimestre della sua piena presentazione non dimostra da solo il successo commerciale dell’elettrica, ma indica che Maranello ritiene di poter assorbire il passaggio senza sacrificare redditività e domanda.
La chiusura più importante arriva dal portafoglio ordini: Ferrari dichiara di avere copertura per tutto il 2027. È un dato che rafforza la narrativa del controllo dei volumi e conferma quanto il modello di business resti distante dalla logica dell’auto di massa. La Luce potrà dividere appassionati e puristi, ma arriva in un momento in cui Ferrari mostra di avere margine finanziario, domanda e libertà industriale per sperimentare senza inseguire il mercato.
Foto di copertina credit Ferrari
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