Recensione Mazda CX-30: fuori dal coro per meccanica e piacere di guida

Non è una novità che Mazda sia diversa da tutte le altre Case automobilistiche, cercando sempre un approccio diverso per i suoi modelli.

L’azienda di Hiroshima ha creato alcune delle automobili più interessanti degli ultimi decenni, dalla leggendaria MX-5 fino a SUV che, come la Mazda CX-30, rispondono alle richieste del mercato con soluzioni tecniche ed estetiche diverse da tutti gli altri. Lanciata nel 2019 e realizzata sulla base dell’ottima Mazda 3, la CX-30 punta su uno stile filante e un abitacolo raffinato, senza correre dietro alle ultime mode in fatto di tecnologia e stile, ma anzi scegliendo un approccio più gentile e ricercato.

Se, infatti, a bordo non ci sono enormi display touch o superfici minimali e lo spazio è solo discreto, la CX-30 convince per la cura costruttiva, la posizione di guida sportiva ma rialzata al punto giusto e per un piacere di guida che punta sulle sensazioni più che sulle prestazioni. Anche a livello meccanico, questa CX-30 è una vera Mazda: non ci sono powertrain innovativi, sistemi ibridi complessi o piccole cilindrate, ma anzi si punta su un approccio “d’altri tempi”.

Il motore dai maggiori volumi è infatti un classico quattro cilindri aspirato, dal 2024 passato da 2.0 a 2.5 litri, seguendo l’ormai costante lettura della Casa giapponese che cerca efficienza e bassi consumi con la giusta cilindrata, spesso utilizzando motori dalla cubatura generosa. Disponibile anche con il rivoluzionario 2.0 SkyActiv-X, motore con doppio sistema di accensione e 186 CV, la CX-30 è solo Mild Hybrid, c’è ancora con cambio manuale e ha un listino decisamente interessante.

Com'è fuori | Com'è dentro | Come si guida | ADAS e sicurezza | Conclusioni

La Mazda CX-30 in 5 punti

  • Motorizzazioni – Realizzata sulla piattaforma della Mazda 3, la CX-30 è disponibile con motori a benzina Mild Hybrid. Il più popolare è il nuovo 2.5 e-SkyActiv G da 140 CV con trazione anteriore, mentre al top c’è la 2.0 e-SkyActiv X con doppia accensione con 186 CV e trazione anteriore o integrale.
  • Design – Lo stile è raffinato e filante, con una grande calandra trapezoidale anteriore e il lungo cofano a caratterizzare il frontale. Convincono i passaruota bombati e il posteriore alto e filante, lateralmente si notano le generose finiture in plastica grezza sui passaruota per alleggerire la vista laterale.
  • Interni – L’abitacolo è di classe, con materiali di qualità e uno stile da vettura di categoria superiore. Sono tanti i comandi fisici per clima, infotainment (da 8,8 pollici in cima alla plancia) e sul volante, mentre il quadro strumenti è misto analogico-digitale.
  • Tecnologia – Non manca niente: ci sono Apple CarPlay e Android Auto, la guida autonoma di Livello 2 e la sicurezza è ai massimi livelli per il segmento. Tutto è molto semplice e intuitivo da utilizzare, mentre per scelta non è presente il mantenitore attivo di corsia sopra i 60 km/h.
  • Prezzi – La gamma CX-30 parte da poco meno di 28.500 euro con il 2.5 quattro cilindri aspirato Mild Hybrid da 140 CV in allestimento Prime Line, mentre la 2.0 e-SkyActiv X parte da 32.450 euro.

Com’è fuori

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La CX-30 è un SUV medio dallo stile molto pulito, che incarna perfettamente il Kodo Design della Casa giapponese, combinando soluzioni estetiche più aggressive con superfici tese e morbide. Il frontale è caratterizzato dalla grande calandra trapezoidale cintata da un baffo cromato (anche questo, ormai, un unicum nel segmento) che collega la mascherina ai sottili fari a LED, con tecnologia Matrix su buona parte della gamma. Il cofano lungo e i passaruota bombati danno una bella presenza su strada al SUV giapponese, che dalla vista laterale si fa apprezzare per la tensione delle linee e per una pulizia che viene accentuata scegliendo i colori più raffinati del catalogo, dai due grigi Machine Grey e Polymetal Grey all’ormai famoso Soul Red Crystal, colore d’elezione per tutti i modelli Mazda.

Rispetto alla Mazda 3 sulla quale è basata, questa CX-30 ha un posteriore più convenzionale, con un lunotto piuttosto inclinato e linee sportive, ma non divisive come la più audace compatta media. Lungo tutta la parte bassa dell’auto corre una finitura in plastica grezza che vuole spezzare l’estetica della vettura, facendola apparire meno alta di quanto sia in realtà, con i passaggi sui passaruota che appaiono piuttosto vistosi. A fare da contraltare ci pensano i passaruota posteriori bombati e il doppio scarico reale sdoppiato, mentre i fari a sviluppo orizzontale hanno un look piuttosto semplice, ma convincente. Rispetto ad altre vetture di pari dimensioni, la CX-30 ha un bagagliaio leggermente sotto la media, con una capacità di 440 litri che sale a 1.406 abbattendo il divano posteriore. Il vano, però, è squadrato e regolare, e facile da caricare. Sono queste, quindi, le dimensioni della Mazda CX-30:

  • Lunghezza: 4.395 mm
  • Larghezza: 1.795 mm
  • Altezza: 1.540 mm
  • Passo: 2.655 mm
  • Bagagliaio: 430-1.406 litri

Com’è dentro

mazda cx-30 14

Salendo a bordo, la CX-30 colpisce con una cura superiore a quanto ci si potrebbe aspettare visto il prezzo di listino. Fin dalla versione base, infatti, i materiali utilizzati sono di qualità, con una fascia morbida che interrompe le linee della plancia, volante in pelle a tre razze dallo stile e dalla corona ben studiate e, in generale, tutte le versioni sono ben dotate e con una qualità costruttiva da vera giapponese. Lo stile, invece, può essere per alcuni “vecchia scuola”. Non ci sono enormi display, superfici minimali e soluzioni estetiche ardite. L’abitacolo della CX-30 è un’evoluzione di ciò che si apprezza su un’auto da usare tutti i giorni: razionalità, ergonomia ben studiata e comandi ben fatti lì dove ce li si aspetta.

In cima alla plancia c’è il display dell’infotainment da 10,25 pollici derivato da quello della più grande CX-60, comandabile con il comodo rotore posizionato dietro la leva del cambio oppure attraverso il touchscreen, sbloccato anche in marcia (fino al 2024, era utilizzabile solo da fermo). Dotata anche di Apple CarPlay e Android Auto wireless, è facile da utilizzare anche con il rotore, mentre il sistema di infotainment in sé è semplice da utilizzare, ma non troppo raffinato: i più tech-addicted potrebbero non apprezzarlo. Il quadro strumenti, invece, è misto analogico-digitale, con al centro un display da 7 pollici e, ai lati, un contagiri analogico e gli indicatori per temperatura motore e quantità di benzina. L’abitabilità anteriore è ottima, dietro invece non è tra i SUV più generosi in termini di spazio per le gambe e per la testa.

Come si guida la Mazda CX-30: piacere di guida analogico, ma prestazioni tranquille

A livello meccanico, la Mazda CX-30 è realizzata sul pianale modulare SkyActiv con motore trasversale, lo stesso della Mazda 3. Dotata di sospensioni relativamente tradizionali, con un avantreno McPherson e un retrotreno a ruote interconnesse, dal 2024 la CX-30 ha abbandonato il precedente 2.0 quattro cilindri aspirato da 122 e 150 CV e ha lasciato spazio ad un nuovo motore, un più grande 2.5 aspirato da 140 CV e 238 Nm di coppia. Non siamo più abituati ad un motore di questa cubatura, molto elastico alle basse velocità e con tanta coppia già ai bassi regimi (il 90% dei 238 Nm sono già disponibili sotto i 1.500 giri), e ha una buona vivacità anche sopra i 5.000 giri. A convincere è il cambio manuale a 6 marce, davvero piacevole da utilizzare, mentre è la dinamica di guida che rende questa CX-30 un’auto diversa dalle altre.

Lo sterzo, infatti, è diretto e preciso senza mai essere troppo pesante, e le sospensioni sono un po’ rigide in città ma più a fuoco tra le curve. Sulla CX-30 si ritrova quell’armonia tra guidatore e auto, il famoso Jimba Ittai che Mazda ricerca da anni sulle sue auto, che la rende decisamente piacevole tra nel misto dove freni, motore, sterzo e telaio le danno un comportamento dinamico sempre sicuro, ma molto gustoso.

Il cambio automatico a 6 marce, invece, è un classico convertitore di coppia, piuttosto tranquillo e fluido ma che fa perdere un po’ di vivacità alla vettura, mentre il 2.0 SkyActiv-X da 186 CV è solo leggermente più vivace del 2.5, che è più elastico e fluido nel salire di giri. Con entrambi i motori, però, la CX-30 non è mai rapida. L’accelerazione 0-100 km/h non scende mai sotto gli 8 secondi: non è l’auto ideale per chi cerca prestazioni da sportiva. In città convince per l’ottima agilità, la frizione leggera e la presenza su tutte le versioni di sensori di parcheggio e retrocamera, mentre in autostrada il Cruise Control Adattivo è ben tarato.

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Gli ADAS e la sicurezza

A livello di sicurezza, la Mazda CX-30 è piuttosto completa, con una dotazione ricca già dalla versione base. La Prime Line d’accesso, infatti, offre di serie il Cruise Control Adattivo, i fari full LED, la frenata automatica, l’Head-Up Display, il sensore per l’angolo cieco, il riconoscitore dei segnali stradali, la retrocamera e la partenza assistita in salita. Dalla Exclusive Line, invece, sono di serie i fari Matrix LED, mentre il mantenitore attivo di corsia è in funzione solo da 0 a 60 km/h: sopra i 60 all’ora, invece, c’è solo l’avviso di superamento di corsia. La scelta è di Mazda, e deriva dal desiderio di non automatizzare la guida alle alte velocità per non incoraggiare eventuali distrazioni.

Per quanto riguarda, invece, la sicurezza passiva, la CX-30 ha totalizzato punteggi eccellenti soprattutto in termini di protezione degli occupanti. Testata dal celeberrimo ente indipendente EuroNCAP, la Mazda CX-30 ha totalizzato un punteggio del 99% nella protezione degli occupanti adulti e dell’86% nella protezione dei bambini. Anche la protezione degli utenti deboli della strada è pari all’80%, mentre i sistemi di sicurezza sono stati valutati con un buon punteggio, pari al 77%. Il merito è della dotazione molto buona già dall’allestimento base, che le ha permesso di chiudere il test ottenendo il punteggio massimo, 5 stelle.

Perché scegliere la Mazda CX-30 e perché no

La CX-30 è un SUV con tanta personalità, che offre una sua lettura personale sul tema del crossover medio a ruote alte. Più leggera (non supera i 1.500 kg) e più analogica di gran parte delle sue rivali, la CX-30 è un crossover che non segue le mode. Lo stile personale e filante, gli interni ben fatti e con un’impostazione che privilegia l’ergonomia alla tecnologia e la dinamica di guida gustosa la rendono una vettura diversa dalle altre, che piace a chi apprezza le sensazioni e la cura nel dettaglio alla tecnologia esasperata e alle pure prestazioni. La CX-30, infatti, non è una velocista, e i motori sono tutti molto fluidi, non rapidi. Per questo, chi cerca vetture veloci e potenti potrebbe rimanere deluso dai suoi motori aspirati.

Se, invece, si preferisce la dinamica di guida pulita, uno sterzo preciso e diretto e un cambio manuale dalla precisione da riferimento, questa CX-30 appaga parecchio alla guida. Il comfort è ottimo, anche se le sospensioni sono piuttosto rigide in città, mentre la dotazione tecnologica e di sicurezza è completa, ma declinata con un approccio più razionale. Non mancano i comandi fisici, gli strumenti analogici e ogni comando è dove se lo si aspetta. In un mondo di automobili iper-minimali, con schermi XXL e un’attenzione all’ergonomia ormai in secondo piano, questa CX-30 è differente, e per questo può non piacere a tutti. Se si è alla ricerca di un’automobile razionale, equilibrata, ben fatta e con la giusta disponibilità di spazio per un utilizzo a 360 gradi, il crossover Mazda è uno dei modelli più a fuoco sul mercato. Il prezzo, infatti, è molto interessante, e con 32-35.000 euro ci si può portare a casa una CX-30 full optional davvero appagante.

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Giulio Verdiraimo

E' un redattore freelance di AutoScout24 dal 2022. Ossessionato dalle automobili, è riuscito a trasformare la sua più grande passione nel suo lavoro. Amante di ogni tipologia di automobili, ad un SUV preferisce una classica berlina o una piccola hatchback, mentre la sua vera passione sono le auto d'epoca. Il suo amore segreto sono le automobili anni '90, dalle sportive analogiche alle piccole citycar leggere ed economiche. Guida tutti i giorni una Toyota Yaris TS 1.5 del 2004, mentre l'orgoglio del suo garage sono una Mini Cooper S R53 del 2006 e una Rover Mini 1.3 Sprite del 1994. Si documenta costantemente e legge di ogni automobile possibile, in modo da saper rispondere a tutte le domande e curiosità possibili sul mondo dei motori.

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