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Triumph Spitfire

Triumph Spitfire: una classica inglese

La lunga estate delle spider inglesi nasce sull’onda degli Anni ‘60, quando il boom economico impazza in tutta l’Europa. Diverse Case britanniche in quel periodo lanciano quelli che saranno diventati veri e propri classici, in grado di far sognare generazioni di automobilisti. Non è da meno la Triumph che, per non farsi schiacciare da vetture come l’Austin-Healey Sprite e la MG Midget decide di lanciare un nuovo prodotto. Per farlo si affida alla maestria di Giovanni Michelotti. Fin dal suo debutto, avvenuto nel 1961 all’Ears Court di Londra, sarà molto apprezzata. Il nome è già tutto un programma: è quello del famoso caccia inglese della Seconda Guerra Mondiale. Vettura molto british spartana e con carrozzeria separata dal telaio (come da tradizione), avrà un buon successo e sarà longeva: sarà prodotta fino al 1980 in più di 313.000 esemplari.

Triumph Spitfire: com’è fatta, pro e contro

Nella genesi della Spitfire ci sono diversi elementi che traggono origine dalla progenitrice, la Herald. La mano che le ha disegnate è la stessa (Michelotti) e anche il propulsore e l’impostazione tecnica sono simili. Lunga 3,68 metri, larga 1,44 metri, alta 1,21 metri, la Spitfire è stata prodotta in cinque versioni diverse (con pesi che vanno dai 750 agli 850 kg). Come detto nell’introduzione la prima versione non era “nuda e cruda”: tra le note curiose ci sono la serratura (presente solo sulla porta del guidatore) e il riscaldamento come optional. L’impostazione tecnica adottata riprendeva i classici schemi inglesi: anche in questo caso telaio e carrozzeria sono separati (al posto della scocca portante giù ampiamente diffusa all’epoca). Abbastanza avanzato lo schema delle sospensioni, a quattro ruote indipendenti (con la chicca dei triangoli sovrapposti all’avantreno, mentre al retrotreno ci sono bracci oscillanti). Da segnalare che la prima versione aveva come optional le ruote a raggi, l’hard top e l’overdrive. Oltre a Michelotti c’è anche altra Italia nelle Spitfire: quelle destinate al nostro paese venivano importate dalla Ducati Meccanica di Bologna.

Triumph Spitifre: allestimenti, motori e prezzi

L’evoluzione della Spitifire si può sintetizzare in cinque versioni principali. Oltre alla già descritta MkI ci sono gli step della MkII, MkIII, MkIV e 1500. Tre i propulsori, tutti a 4 cilindri in linea, che sono stati montati nell’arco della produzione della Spitfire. Il primo, di 1147 cm3, è stato utilizzato nella prime due (con potenze di 63 e 67 cavalli, aumento che ha debuttato sulla MkII, ottenuto grazie a un nuovo albero a camme e diverso impianto di scarico). Nella III e nella IV la cilindrata è di 1296 cm3, con la potenza massima che raggiunge i 75 CV nella III (nella IV ci fu di nuovo portata a 63 CV per rendere omogenea la produzione, esportata anche negli USA). Nell’ultima versione la cubatura sale fino a 1493 cm3, con la potenza che risale fino a 70 CV per l’Europa (ma viene ridotta a 55 per gli Stati Uniti, sempre per le norme antinquinamento). Nel 1976, con un ultimo “ritocco”, la potenza per il vecchio continente arriva a 72 CV. Dal punto di vista estetico ci sono state diverse modifiche, che hanno interessato più o meno pesantemente le cinque serie. Se nella MkII si limitano a qualche dettaglio, più incisivi sono quelli nella III: frontale rivisto, plancia più rifinita e capote che si ripiega totalmente dietro ai sedili sono le novità più evidenti. Ma modifiche ancora più evidenti sono quelle della quarta serie, con Michelotti che interviene sulla sua creatura modificando la coda (che diventa più squadrata), allargando i parafanghi e altri dettagli che aumentano la piacevolezza estetica della vettura. Altre migliorie sono apportate a dettagli interni: sedili e volante. Queste saranno le ultime modifiche estetiche di rilievo, visto che nella 1500 ci saranno solo piccoli ritocchi.

Molto variabili i prezzi degli esemplari disponibili, a seconda della versione e delle condizioni: su AutoScout24 si parte da 5.500 euro per arrivare a 20.000.

Triumph Spitfire: conclusioni

Tra le spider inglesi degli Anni ‘60 è forse la più famosa, insieme alle mitiche MG e Austin Healey. L’eleganza della linea e la sua diffusione sono due grandi biglietti da visita: testimone di queste buone qualità è la sua grande diffusione negli Stati Uniti, dove incontrò un ottimo successo commerciale. Divertente da guidare, spartana (soprattutto nelle prime versioni) la Spitfire è da considerare una buona vettura. Abbastanza diffusa anche in Italia, può contare su una buona disponibilità di ricambi.