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L'italiana Autobianchi all'insegna della qualità e dell'innovazione

Autobianchi nasce, secondo quanto conservato agli atti, l'11 Gennaio 1955, dalla mente creativa del direttore generale della allora esistente azienda Bianchi: Ferruccio Quartivalle. L'intento era quello di dare il via ad un "progetto a tre mani" in coesione con le aziende Fiat e Pirelli, nel tentativo di far risorgere la Bianchi dalle proprie ceneri, in seguito alla Seconda Guerra Mondiale, senza dover affrontare in autonomia l'esoso investimento iniziale. La storia del marchio è di per sé molto breve, ma caratterizzata da un susseguirsi di successi continui e costanti nel tempo: la Bianchi sapeva sempre come cogliere nel segno e conquistare gli acquirenti, tanto che nonostante l'azienda abbia cessato la sua attività da ormai 20 anni, vi è ancora un'importante fetta di pubblico affezionata al brand e interessata con fervore alla compravendita delle auto d'epoca più ricercate.

La storia del marchio

Far fronte alla crisi economica che aveva investito il Bel Paese dopo la Seconda Guerra Mondiale, non era un'impresa da poco. Il presidente puntava all'innovazione, alla rinascita del marchio sotto una veste fresca e rinnovata sia nello stile che nei materiali e nelle componenti meccaniche. L'investimento iniziale da fare era però importante e, al tempo stesso, rappresentava un vero e proprio salto nel vuoto. Ecco il perché della coesione con le accreditate aziende Fiat e Pirelli, che avrebbero avuto il compito di fornire rispettivamente parti meccaniche e pneumatici per collaborare alla creazione delle autovetture in cantiere sotto il nome "Autobianchi", caratterizzate dal tipico logo "AB" con scudo e compasso. Alla compagnia non restava altro che far fronte alla creazione delle carrozzerie ed all'assemblaggio delle autovetture stesse, cosa che, tra l'altro, gli riusciva decisamente bene. Dal momento della sua nascita, la storia del brand fu un susseguirsi di acclamati successi, a partire dalla produzione del primo modello, la celebre "Bianchina", presentata al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano nel 1957; una berlina trasformabile destinata ad un successo senza tempo, famosa anche per il ruolo di rilievo che ricoprì all'interno dei numerosi film del ragionier Ugo "Fantozzi".

Le vetture Autobianchi: storia e curiosità

Nel corso della sua breve storia, il marchio produsse pochi ma indimenticabili vetture, tutte diverse tra loro, considerate iconiche ancora oggi e caratterizzate da uno stile unico ed inconfondibile, oltre che da motori e parti meccaniche d'eccellenza. La prima automobile prodotta fu, come già anticipato, la Bianchina; nata come alternativa "luxury" alla Fiat 500, riproponeva la base meccanica della stessa ma, oltre ad essere più capiente, si presentava con carrozzeria a due colori e rifiniture cromate. In seguito all'enorme successo riscontrato nel pubblico dell'epoca, questo veicolo venne riproposto in quattro versioni differenti. La Stellina, spider due posti a trazione posteriore, fu la prima automobile realizzata in vetroresina e, proprio per tale ragione, vantava di una vernice inintaccabile dalla ruggine ma era allo stesso tempo difficile da riparare a causa della scarsa reperibilità di stabilimenti in grado di trattarla adeguatamente. Famosissima poi la 500 Giardiniera, con la celebre apertura "a vento" degli sportelli laterali. Altre due produzioni importanti furono la A111 e la A122, quest'ultima richiestissima tutt'oggi nella fiammante versione Abarth. L'ultima creazione di Autobianchi fu la Y10, simbolo tutt'oggi dell'eccellenza del marchio e prodotta fino al 1995.

La fine della produzione e il tramonto del marchio

Autobianchi, sebbene lavorasse in coesione con Fiat, restò a lungo all'ombra del colosso italiano stesso, che continuava a produrre autovetture dedicate ad un mercato sempre più ampio, tanto da acquisirla, insieme alla Lancia, in seguito ad una crescita economica continua e costante. L'ultima creazione dell'azienda, ovvero la Y10, nasceva presso gli stabilimenti Bianchi di Desio, dotati comunque di tecnologie di verniciatura ultra moderne che consentivano la produzione di oltre 200 modelli al giorno, ma sotto il nome di Lancia, come coesione tra i due brand ormai facenti parte del gruppo Fiat. Dal 1995 in poi la Bianchi venne assorbita totalmente da Fiat, senza lasciare traccie. La celebre Y10 venne restaurata e prodotta da Lancia prendendo il nome di Lancia Y e utilizzata anche da Fiat, che prese spunto dalla sua estetica per produrre l'ultima versione della Panda di quel periodo. Gli stabilimenti di Desio sono stati smantellati di recente, ad eccezione della palazzina degli uffici e della villetta Liberty, oggi sede della U.G.A.F. (Associazione Seniores Aziende Fiat).

Il mercato delle usate

La storia di Autobianchi non è passata inosservata; lo stile inconfondibile delle vetture e l'eccellenza meccanica di ognuna di esse, fa sì che, tutt'oggi, il brand venga ricercato in maniera costante tra i collezionisti. Il marchio può vantare di un'ampia schiera di fedeli seguaci; e la Y10 è tutt'oggi considerata come una delle auto d'epoca più acquistate di sempre e, soprattutto, più utilizzate per la vita di tutti i giorni, dato il prezzo non impegnativo e la meccanica sempre "giovane". Fa parte della schiera dei modelli "indistruttibili" che soltanto il mercato più antiquato era in grado di offrire. Le automobili d'epoca ad oggi più ricercate sono la Bianchina e la A112 Abarth, ma resta comunque quotatissima la Stellina, spider prodotta dal brand soltanto in 502 esemplari.

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