Nuovo Codice della strada, via libera del Governo: cosa cambia e quando arriveranno le nuove regole

Il testo interviene su assicurazioni, sanzioni, veicoli esteri, disabilità e sicurezza dei motociclisti. Per chi guida, però, c’è una precisazione decisiva: le nuove disposizioni non sono ancora operative.
Che cosa è stato approvato
Il provvedimento licenziato il 13 ottobre è uno schema di decreto legislativo destinato a sostituire e riordinare il Codice del 1992, modificato decine di volte nel corso degli anni. L’obiettivo dichiarato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è rendere le regole più semplici, aggiornare le procedure e calibrare meglio le sanzioni: meno pesanti per le violazioni di minore gravità, più severe per i comportamenti che espongono gli altri utenti a un rischio concreto.
L’approvazione del Governo è un passaggio importante, ma non coincide con l’entrata in vigore. Lo schema deve essere trasmesso alle commissioni parlamentari competenti, che potranno esprimere i propri pareri. Seguiranno l’adozione definitiva e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Fino ad allora continuano ad applicarsi le norme attuali.
Stretta sui veicoli senza assicurazione
Uno dei punti più rilevanti riguarda i mezzi privi di copertura Rc. Il testo prevede un divieto di marcia a tempo indeterminato, pensato per impedire che un veicolo non assicurato continui a circolare dopo l’accertamento. La riforma punta a sfruttare maggiormente le banche dati pubbliche e gli strumenti digitali, rendendo più rapido il collegamento tra verifica, blocco della circolazione e successiva regolarizzazione.
Cambiano anche le regole per i veicoli esteri utilizzati stabilmente in Italia. Oltre i 30 giorni di permanenza scatterebbe l’obbligo di una copertura conforme alle regole italiane. Il provvedimento rafforza inoltre il recupero delle sanzioni non pagate dagli utenti stranieri, un settore nel quale l’esecuzione dei verbali è spesso più complessa rispetto ai veicoli immatricolati in Italia.
Sanzioni, scuolabus e persone con disabilità
La revisione del sistema sanzionatorio segue un criterio di proporzionalità. Il MIT parla di una riduzione generale delle multe, accompagnata però da un inasprimento per le condotte più pericolose. Tra queste rientra la guida di autobus e mezzi destinati al trasporto di scolari senza i requisiti necessari, per la quale sono previste misure più rigide.
Sul fronte della mobilità delle persone con disabilità, tutti i Comuni dovranno aderire alla piattaforma nazionale del Contrassegno unificato disabili europeo, il CUDE. L’obiettivo è permettere il riconoscimento del contrassegno sull’intero territorio nazionale, superando le difficoltà che ancora oggi possono presentarsi quando ci si sposta da un Comune all’altro, soprattutto in presenza di ZTL e sistemi automatici di controllo.
Più tutele per chi viaggia in moto
Il nuovo impianto dedica uno spazio specifico ai motociclisti. È previsto un programma per installare barriere stradali con dispositivi salva-motociclisti, progettati per ridurre la gravità dell’impatto contro i guardrail. Lo schema contempla anche la possibilità di usare la corsia di emergenza in autostrada in caso di incidente o forte rallentamento.
Quest’ultima novità non va letta come un’autorizzazione immediata: modalità, limiti e condizioni dovranno risultare dal testo definitivo e dalle eventuali norme attuative. È proprio su dettagli di questo tipo che il passaggio parlamentare potrà incidere.
Quando cambieranno davvero le regole
La delega, prorogata dalla legge 171 del 2026, consente al Governo di completare la riscrittura organica del Codice e prevede il coinvolgimento delle commissioni parlamentari. Il testo approvato può quindi ancora essere corretto prima dell’adozione finale.
Per automobilisti e motociclisti il messaggio pratico è semplice: il nuovo Codice ha superato il primo vero traguardo politico, ma oggi non modifica obblighi, divieti o importi delle multe. Le novità diventeranno vincolanti soltanto dopo la conclusione dell’iter e secondo le date che saranno indicate nel decreto definitivo. Nel frattempo, l’approvazione dello schema chiarisce la direzione scelta: più digitalizzazione nei controlli, maggiore uniformità nazionale e sanzioni concentrate sui comportamenti con il rischio più alto.
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