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Mini Paceman

Mini Paceman: il SUV a tre porte della Casa britannica

La Mini Paceman non è stata molto fortunata, in quanto la sua carriera commerciale è durata poco più di tre anni, ma ciononostante ha ancora molti estimatori. La prima Sports Activity Coupé nel segmento delle vetture compatte premium è una due porte, con un grande portellone posteriore. Il cofano del bagagliaio ha un’apertura ampia coerentemente con l’elevato grado di funzionalità e praticità della Mini Paceman, mentre il suo carattere autonomo viene sottolineato anche dalle luci posteriori realizzate, per la prima volta in una Mini, ad orientamento orizzontale. Per certi versi è come se fosse La “sorella” minore della Countryman ma con aspetto più aggressivo e due porte solei. La Paceman era uno dei modelli più originali della gamma, poiché si propone come crossover con un’accezione più sportiva, dedicata ad un pubblico trasversale, senza età. A questo bisogna aggiungere il go-kart feeling tipico del marchio, dato dalle regolazioni del telaio e delle sospensioni: all’anteriore schema McPherson e bracci trasversali fucinati, al posteriore schema multilink, il tutto abbinato al servosterzo elettromeccanico con Servotronic e dall’aassetto sportivo di serie per tutte le varianti.

Mini Paceman: com’è fatta, pro e contro

La Paceman, lunga 4,11 metri, propone un frontale quasi identico alla Countryman, mantenendo il family feeling tipico del Marchio. I fari bixeno, le cromature attorno ai gruppi ottici, gli specchietti e la presa d’aria le conferiscono un look più ricercato. Dove cambia è nella vista laterale e posteriore. Più si scorre verso il lunotto, più il tetto scende in maniera evidente, rendendo più slanciata la fiancata. Al posteriore le luci sono totalmente nuove, riprese nello stile anche dall’ultima Clubman. I cerchi dal classico design e il doppio scarico completano il design con i punti di riferimento dei modelli Mini.

La silhouette della Mini Paceman è snella e slanciata grazie alla linea filante del tetto, alla configurazione dei vetri laterali (privi di cornice) e alle portiere lunghe. Mentre la sezione frontale muscolosa comunica una presenza forte e da un senso di solidità. All’interno, i materiali e gli assemblaggi sono molto validi. I sedili in tessuto sono comodi e ben contenitivi con sterzo e leva del cambio in posizione ideale. La configurazione della strumentazione e del navigatore le abbiamo già viste sulla Countryman, con la piccola rotella inserita nel tunnel centrale che gestisce tutto il sistema d’infotainment in maniera semplice e intuitiva. Molto originale la leva del freno a mano in stile aeronautico.

L’abitabilità interna è buona, nonostante il tetto ribassato, nella parte finale, di ben 4,3 cm. I due sedili posteriori, separati e abbassati, permettono ai passeggeri di non soffrire l’abbassamento dell’abitacolo. La capienza del bagagliaio è di 330 litri, che possono diventare 1.080 con i sedili posteriori abbattuti. Il tachimetro e il contagiri hanno il quadrante scuro nello stile della MINI John Cooper Works Paceman. L’ambiente interno è del tipo lounge con quattro sedili separati e il sistema porta-oggetti Center Rail, mentre i comandi del sistema di aerazione sono stati impreziositi con nuove decorazioni cromate. I due sedili posteriori offrono un livello eccellente di spazio per le spalle e la testa e un’ottima ritenuta laterale.

La Mini Paceman non ha vere e proprie concorrenti, perché non ci sono crossover compatti con solo tre porte.

Mini Paceman: allestimenti, motori e prezzi

La gamma motori proponeva tutte unità a quattro cilindri sia benzina che diesel, da 1.6 oppure 2 litri, offrendo ben nove modelli, tra cui diverse versioni All4 con trazione integrale. Tutte le motorizzazioni della Mini Paceman sono abbinabili al cambio automatico a sei rapporti con convertitore di coppia. La gamma di potenze va dai 111 CV del più tranquillo 1.6 turbodiesel ai 218 CV del 2 litri turbobenzina della John Cooper Works.

Il sistema All4 ripartisce attraverso un differenziale centrale a funzionamento elettromagnetico continuamente la forza motrice tra l’asse anteriore e l’asse posteriore ed è disponibile come alternativa alla trazione anteriore per tutte le versioni.

Ampia la gamma degli optional: luci fendinebbia a LED, incluse la luce diurna e la luce di posizione a LED, proiettori allo xeno ed Adaptive Light Control, Comfort Access, tetto panoramico in vetro apribile e scorrevole, climatizzatore automatico, gancio da traino separabile con possibilità di rimorchiare fino a 1200 chilogrammi, sistema di navigazione MINI, Sport Button, assetto sportivo, in combinazione con il cambio automatico anche volante sportivo in pelle con paddles, volante multifunzione con regolazione della velocità, sistema di altoparlanti HiFi Harman Kardon e accessori originali John Cooper Works sviluppati appositamente.

I consumi medi nel ciclo misto si attestano tra i 5,9 l/100 km della 1.6 benzina da 122 CV e i 6,0 l/100 km della Cooper S 2 litri turbo benzina da 190 CV. La Cooper John Cooper Works, invece, con il suo 2.0 turbo benzina da 218 CV e la trazione integrale, cosuma in media 7,4 l/100 km nel ciclo misto. Per i motori a gasolio, invece, si parla di un consumo nel ciclo misto omologato di 4,4 l/100 km per le versioni a trazione anteriore della 1.6 diesel da 111 CV e di 4,6 l/100 km per la Cooper SD con il 2 litri turbodiesel da 143 CV.

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Mini Paceman: conclusioni

Ogni volta che si sale su una Mini, si provano sempre le stesse sensazioni, che sia 2 o 4 porte, alta o bassa, benzina o diesel. La posizione di guida e l’ambiente hanno sempre quel qualcosa di diverso, di speciale. Chiaramente non sono i numeri a parlarci del piacere di guida che questa Mini offre, ma per esempio l’ottima posizione di guida. In città la Paceman si comporta egregiamente, le sospensioni sono un filo troppo rigide, ma l’agilità è molto buona e il cambio automatico rende meno stressante la guida. Uscendo dall’ambito urbano, la Mini ha la possibilità di esprimere tutto il suo potenziale. Quando si va ad affrontare un percorso ricco di curve, l’assetto sale in cattedra, coadiuvato da uno sterzo diretto e preciso. Questi due elementi sono sicuramente i più positivi quando si decide di aumentare l’andatura, poiché riescono a rendere molto dinamica un’auto dal baricentro particolarmente alto.

Chi si trova un po’ impacciato nella guida più sportiva è il cambio automatico: sia in automatico sia in sequenziale con i paddle al volante, il 6 rapporti rimane sempre un po’ indietro. L’assetto molto stabile e la comodità dei sedili permettono di percorrere tanti chilometri senza stancarsi, un bel vantaggio per chi viaggia spesso. Inoltre, la trazione integrale svolge un ottimo lavoro quando il fondo è a bassa aderenza, ma anche se ci si trova a superare qualche ostacolo nel fuoristrada leggero.