Le 10 auto più piccole a listino prezzi oggi sul mercato

Si dice molto spesso: le automobili sono sempre più grandi, più larghe e più pesanti. Questa percezione è confermata anche dai dati: metro alla mano, infatti, le dimensioni medie delle automobili crescono di oltre 1 cm all’anno.

Secondo i dati medi dei listini degli ultimi anni, la lunghezza media dell’intero listino è cresciuta dai 4,09 metri del 2000 ai 4,38 metri del 2026, 29 in più in 26 anni. Nonostante questo, però, il traffico nelle città aumenta, gli spazi per i parcheggi e i box non accennano ad aumentare e la domanda per auto piccole e agili non è di certo diminuita. Per questo, ci sono ancora tante auto dalle dimensioni contenute: listino alla mano, le 10 auto più piccole a listino prezzi oggi sul mercato sono più corte di 3,80 metri, una lunghezza che permette di parcheggiare facilmente e di muoversi con disinvoltura in un ambiente cittadino.

In attesa della smart #2 e del ritorno della mitica due posti tedesca (sebbene oggi sviluppata in collaborazione tra Geely e Mercedes-Benz, co-proprietarie del marchio), notiamo come le dimensioni siano, comunque, in aumento: rispetto a tre anni fa, infatti, sono spariti alcuni modelli compatti come la Volkswagen up!, e altri come la Renault Twingo sono lievitati, crescendo in lunghezza, larghezza e altezza. Anche la Toyota Aygo X, già molto più lunga nella sua prima versione rispetto alla Aygo “liscia” passando da 3,46 a 3,70 metri, con l’adozione del sistema ibrido è cresciuta fino a 3,78 metri, riuscendo comunque ad entrare in questa speciale classifica.

Se, infatti, fino al 2010 c’erano molti modelli sotto i tre metri e mezzo, oggi solamente due auto molto particolari hanno una lunghezza inferiore ai 3,50 metri, un’elettrica di origine cinese e la particolarissima Caterham Seven. Insieme alle dimensioni, anche i prezzi sono aumentati: listino alla mano, nessuna di queste automobili ha un prezzo d’acquisto inferiore ai 15.000 euro, con una media di queste 10 auto che supera di slancio i 20.000 euro. Il motivo, però, è una maggior cura e dotazione: anche le piccole citycar di segmento A hanno infotainment con Apple CarPlay e Android Auto, clima automatico, addirittura alcune hanno persino la guida autonoma di Livello 2, offrendo contenuti da “grandi” su auto piccole e agili.

Per chi cerca un po’ di sportività, poi, c’è anche qualche piccola pepata, come la Hyundai i10 N Line o la Abarth 500e, senza dimenticare la folle Caterham Seven. Scopriamo, quindi, quali sono le 10 auto più piccole a listino prezzi oggi sul mercato, comprese tra i 3,20 e i 3,78 metri.

DR 1.0 EV (3,20 metri)

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In attesa della smart #2, l’erede della mitica fortwo che arriverà sul mercato nel 2027, l’automobile “moderna” più piccola attualmente sul mercato italiano è la DR 1.0 EV, la prima elettrica della Casa sino-molisana, che si ferma a soli 3,20 metri di lunghezza.

Come tutte le altre vetture della Casa con sede a Macchia d’Isernia, anche la 1.0 EV non è un progetto originale di DR. Nello specifico, la 1.0 EV è basata sulla Chery eQ1, una piccola cittadina dalla quale la 1.0 riprende quasi tutte le caratteristiche, a partire dal look esterno. Ispirata liberamente alla Toyota iQ, una delle citycar più intelligenti degli ultimi 20 anni con i suoi 3+1 posti in 2,99 metri, la 1.0 EV ha un look che si fa notare, con una mascherina anteriore di grandi dimensioni, fari a LED posizionati molto in alto, due grandi porte laterali e un vistoso inserto in plastica nera che parte dal paraurti posteriore e arriva fino al montante posteriore, per una vista che ricorda un po’ i crossover. I loghi Chery, invece, sono nascosti dall’introduzione di inserti con scritto “EV”, mentre non mancano i vistosi loghi della Casa molisana sono in bella vista sia davanti che dietro.

Nonostante la lunghezza, la DR 1.0 EV è omologata per quattro persone, con una seconda fila di sedili omologata per due persone (anche se la stessa DR specifica che sono dedicati a bambini o a persone non troppo alte. L’adozione dei quattro posti costringe la DR 1.0 EV a rinunciare ad una capacità del bagagliaio generosa, pari a 110 litri in configurazione a quattro posti. Abbattendo il divano, invece, si arriva ad una buona capacità di 630 litri. L’abitacolo, poi, è piuttosto tecnologico, con un quadro strumenti digitale di serie e, al centro della plancia, un display dell’infotainment verticale da 9,7 pollici, che ospita Apple CarPlay e Android Auto. La dotazione, poi, è piuttosto rica, con di serie cerchi in lega, retrocamera posteriore, vernice metallizzata, sedile di guida regolabile elettricamente e fari a LED anteriori e posteriori.

A livello meccanico, invece, la DR 1.0 EV utilizza una meccanica estremamente semplice, adatta alle dimensioni cittadine della vettura. La 1.0 EV è spinta da un motore posteriore elettrico da 61 CV e 125 Nm di coppia, che riesce a spingere i circa 1.200 kg della 1.0 EV da 0 a 100 km/h in 17,0 secondi, per una velocità massima contenuta a 120 km/h. La batteria, invece, è da 31 kWh, e offre un’autonomia discreta: nel percorso misto omologativo WLTP, l’elettrica italo-cinese è riuscita ad ottenere 210 km con una sola ricarica. La 1.0 EV è proposta in un unico allestimento ad un prezzo molto interessante di 18.900 euro, decisamente più basso del prezzo di lancio della 1.0 EV, fissato a quasi 26.000 euro.

Caterham Seven (3,35 metri)

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A sorpresa, al secondo posto di questa particolare classifica troviamo un’auto… d’altri tempi, la Caterham Seven. La genesi di questa splendida vettura, infatti, nasce nel 1957, quando Lotus lanciò sul mercato la Seven, una piccola sportiva da usare la domenica nei tantissimi autodromi britannici. Estremamente spartana e ridotta all’osso anche per gli standard degli anni ’50, il suo incredibile piacere di guida unita ad una facilità di manutenzione pensata proprio per l’utilizzo nei weekend come auto da corsa e da trackday economica l’ha resa una delle auto sportive più amate e popolari non solo in Regno Unito, ma in giro per l’Europa. Alla decisione di Lotus di abbandonare la produzione della Seven, un concessionario Lotus britannico, Caterham Cars, decise di acquistare i diritti e gli strumenti per la produzione dell’auto con il proprio marchio: nacque così nel 1973 la Caterham Seven, che da oltre 50 anni porta avanti la tradizione della sportiva più semplice e viscerale sul mercato.

Lo stile è da vera auto anni ’50, con le ruote anteriori scoperte, i fari tondi e a sbalzo e le dimensioni lillipuziane. In realtà, infatti, è proprio la Caterham Seven l’auto più corta sul mercato, con una lunghezza che, sulla versione 170 con telaio “normale”, è di 3,18 metri. La Seven, però, è più popolare qui in Europa con il telaio più “lungo”, noto come telaio SV, che porta la lunghezza a 3,35 metri e aumenta la larghezza di oltre 20 cm, passando dai soli 1,47 metri della 170 ai 169 cm del telaio SV. Prendendo, quindi, in considerazione la versione SV, questo piccolo “giocattolo” non supera i 3,50 metri, ma per prestazioni, emozioni e connessione con la strada è una delle migliori auto sportive sul mercato. Priva di qualsivoglia tipo di sistema di sicurezza, dagli Airbag all’ABS, la Seven è proposta attualmente con tre motori, molto diversi tra loro.

Alla base della gamma c’è la minuscola 170, che utilizza un motore tre cilindri turbo di derivazione Suzuki da soli 660 cm3, lo stesso usato sulle kei car ma portato da 64 a 83 CV, per prestazioni comunque rapide (0-100 km/h in 6,9 secondi) grazie ad un peso di soli 440 kg a vuoto. Più “pesante” la 340 R, che usa una versione intermedia del 2.0 quattro cilindri Ford Duratec, un aspirato da 172 CV e che porta il peso a “ben” 560 kg. Al top c’è la 485 Final Edition, che porta il 2.0 Duratec a 228 CV, l’accelerazione 0-100 km/h intorno ai 4 secondi e le emozioni di guida a livelli esasperati. Nel 2027 la Seven abbandonerà il 2.0 Ford e adotterà il 1.3 Horse, il quattro cilindri turbo visto su diversi modelli Renault, passando per la prima volta in quasi 70 anni di storia ad una gamma motori interamente turbocompressa. In attesa delle nuove versioni turbo, il prezzo della Caterham Seven è piuttosto alto: si parte da 47.025 euro per la 170 S.

Kia Picanto (3,61 metri)

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Si posizione al terzo posto una delle auto piccole più interessanti e intelligenti sul mercato, la Kia Picanto. Lunga solamente 3,61 metri, la Picanto è una citycar davvero furba, perché riesce a spiccare per l’eccellente agilità in città e l’ottima abitabilità. Larga poco più di 1,60 metri, la Picanto è realizzata su una piattaforma condivisa con la cugina Hyundai i10, leggermente più grande, e questa terza generazione è stata ristilizzata nel 2024 adottando un look molto più aggressivo e personale che in passato. La grande calandra “Tiger Nose”, già presente sulla precedente Picanto, è diventata più grande e ora il frontale è incattivito da grandi fari verticali ispirati alle elettriche della Casa coreana. Dietro il restyling è ancora più visibile, con una vistosa firma luminosa a LED che corre per l’intera larghezza della vettura, che riesce a sembrare più grande senza apparire come una caricatura di una vettura più grande.

Grazie alle proporzioni molto particolari, quasi da piccola monovolume, la citycar Kia ha un’ottima abitabilità a dispetto delle dimensioni esterne. Sia davanti che dietro, infatti, ci sono i centimetri sufficienti per viaggiare con discreto comfort in quattro persone. Il divano posteriore è omologato per tre persone, ma i viaggi in cinque sono consigliabili solamente per brevi tragitti o per tre bambini. Con il resytling, poi, la piccola Picanto è stata rivista anche all’interno, con un nuovo volante più sportivo, un quadro strumenti digitale da 4,3 pollici e, su tutte le versioni, è di serie un sistema di infotainment da 8 pollici semplice, ma efficace, con Apple CarPlay e Android Auto di serie. Ottimo, infine, il bagagliaio, con ben 255 litri di capacità che diventano 1.010 abbattendo il divano posteriore.

A livello meccanico, invece, con l’arrivo del nuovo stile l’offerta per il mercato europeo è stata semplificata. Il vivace 1.0 T-GDi tre cilindri turbo da 100 CV è stato abbandonato, rimanendo solamente sulla cugina i10. Oggi, infatti, la gamma è formata dalla sola versione aspirata del tre cilindri coreano, che sfrutta l’iniezione diretta e ha 68 CV e 95 Nm di coppia, e con il cambio manuale a 5 marce è in grado di scattare da 0 a 100 km/h in 14,6 secondi. Anche il 1.2 quattro cilindri da 79 CV non è più proposto, lasciando il solo tre cilindri come motore della gamma, disponibile anche a GPL con 64 CV e costi di gestione davvero ridottissimi. Optional, invece, il cambio manuale robotizzato a 4 marce. Piuttosto alto, infine, il prezzo: si parte da 17.800 euro per la versione Urban.

Leapmotor T03 (3,62 metri)

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Tra le sorprese degli ultimi mesi sul mercato italiano troviamo la Leapmotor T03, che grazie ad un prezzo davvero stracciato e ad una rete di vendita condivisa con il Gruppo Stellantis è riuscita in poco tempo a diventare l’auto elettrica più venduta d’Italia. Piccola citycar a cinque porte, si posiziona quarta in questa classifica con una lunghezza di 3,62 metri, e sfoggia uno stile piuttosto tondeggiante e simpatico. Se il frontale ricorda un po’ la smart forfour e, in coda, la precedente Renault Twingo, la T03 condivide con queste due vetture un passo generoso (2,40 metri) che le permettono di avere un abitacolo piuttosto spazioso per le dimensioni esterne, con una buona abitabilità per quattro persone. Non esagerato, invece, il bagagliaio (210 litri), mentre la tecnologia è, sulla carta, buona.

Di serie, infatti, la T03 ha il Cruise Control Adattivo, le luci diurne a LED, la frenata automatica d’emergenza e un doppio display all’interno, con quadro strumenti digitale e infotainment touch al centro della plancia. Quest’ultimo, però, ha un’interfaccia non chiarissima e un po’ complessa da utilizzare, non è dotato di Apple CarPlay e Android Auto e non convince anche nel segmento delle citycar. All’interno del display sono annegati anche i comandi del clima, non intuitivi da usare in marcia, mentre la visibilità non è scarsa. A livello meccanico, la Leapmotor T03 è disponibile unicamente con powertrain elettrico, con una sola combinazione di motore e batteria.

La T03, infatti, è spinta da un motore anteriore da 95 CV, che le permette di scattare da 0 a 100 km/h in 12,7 secondi e di raggiungere i 130 km/h. Non è, quindi, molto vivace, e il piacere di guida lascia spazio ad una facilità di manovra molto alta, importante per una citycar. La batteria, invece, è da 37 kWh di tipo LFP, per un’autonomia nel ciclo misto omologativo WLTP di 265 km, mentre la ricarica non è male per il tipo di auto, pari a 48 kWh in corrente continua per un tempo di ricarica di 36 minuti dal 10 all’80%. C’è un solo allestimento, il Design, che offre di serie cerchi in lega, retrocamera, tetto panoramico, navigatore, clima e Cruise Control Adattivo, ad un prezzo di listino di 18.900 euro.

FIAT 500 (3,63 metri)

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Non può mancare tra le 10 auto più piccole sul mercato la FIAT 500, che fin dal suo ritorno sulle scene nel 2007 per mano della piccola citycar disegnata da Roberto Giolito si è posizionata sempre in questa speciale classifica. Con l’addio nel 2024 alla precedente 500, oggi sul mercato c’è la nuova generazione della 500, nata nel 2020 come elettrica e, dal 2025, presente sul mercato anche in versione ibrida. Le differenze dal punto di vista estetico tra la versione Hybrid e l’elettrica sono ridotte a pochissimi dettagli, principalmente la presenza della presa d’aria orizzontale sotto il logo 500 nel frontale della termica, necessaria per far respirare il motore ibrido sotto il cofano.

Lunga 3,63 metri, la FIAT 500 di seconda generazione “moderna” ha un look inconfondibile, ma più raffinato e moderno rispetto alla versione del 2007. I fari a LED anteriori, la maggiore larghezza del corpo vettura e i dettagli raffinati come le maniglie incassate nella carrozzeria e passaruota più bombati la rendono più matura e personale. Essendo ancora molto compatta e pensata più per apparire che per essere spaziosa e pratica. Lo spazio per i passeggeri posteriori, sebbene sia superiore rispetto alla precedente 500, è comunque piuttosto risicato, e il bagagliaio da 183 litri non è enorme. L’abitacolo, invece, è sfizioso, personale e tecnologico, con le versioni più ricche che hanno l’ottimo display dell’infotainment UConnect 5 con Apple CarPlay e Android Auto wireless, piccoli rimandi alla città di Torino dove è costruita e un look che richiama la 500 del 1957.

A livello meccanico, la piattaforma è quella della 500 elettrica, la prima ad arrivare sul mercato. Disponibile con due potenze e due tagli di batteria, la 500e base ha un motore da 95 CV e una batteria da 24 kWh, che permette un’autonomia di 190 km nel ciclo misto WLTP. La più apprezzata, però, è quella con batteria maggiorata a 37 kWh e motore da 118 CV, per un’autonomia nel ciclo omologativo che varia dai 301 km WLTP della Cabrio, più pesante, e arriva ai 333 km WLTP della tre porte in allestimento Pop. La versione ibrida, invece, è spinta dal 1.0 Hybrid, il sistema Mild Hybrid visto sulla Pandina, con motore tre cilindri aspirato a benzina da 65 CV, cambio manuale a 6 marce e prestazioni molto tranquille (oltre 16 secondi lo 0-100 km/h). La gamma 500 parte da 19.900 euro in versione termica e 23.900 euro per l’elettrica, ed è acquistabile con tre carrozzerie: la classica tre porte, la Cabrio o la 3+1, con una piccola porta controvento in più per accedere meglio ai sedili posteriori.

FIAT Pandina (3,65 metri)

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Nonostante sia rimasta ferma ai suoi 3,65 metri da 15 anni, complice l’aumento delle dimensioni di gran parte delle rivali la FIAT Panda ha scalato questa speciale classifica, posizionandosi adesso al sesto posto delle auto più compatte del mercato italiano. La terza generazione, la 319, è stata presentata nel 2011 e, dal 2025, ha adottato un nuovo nome, FIAT Pandina, per enfatizzare il suo posizionamento alla base della gamma a fianco della nuova Grande Panda, ben più grande (4,00 metri) e potente. Il disegno della Panda/Pandina è firmato da Roberto Giolito, il papà di Multipla e 500, e il designer marchigiano ha regalato alla cinque porte torinese un look ancora personale e simpatico, che funziona sia in versione base che nella più aggressiva variante Cross, con vistose protezioni sottoscocca pensate originariamente per la versione 4x4.

A dominare il design della Pandina è lo Squircle, il quadrato con i bordi arrotondati che si fa vedere, all’esterno, nella forma di finestrini, fari anteriori e posteriori e in dettagli come il coprimozzo e altri dettagli. Con il nuovo nome “Pandina”, poi, tutte le versioni sono dotate di serie di una serigrafia dedicata sul terzo finestrino, a prescindere dall’allestimento scelto. All’interno, invece, le forme squadrate della Panda hanno accolto, con la nuova Pandina, un nuovo quadro strumenti digitale da 7 pollici, di serie su tutte le versioni, un nuovo volante, più maturo e di derivazione FIAT Tipo, e sulle versioni più ricche un nuovo display dell’infotainment da 7 pollici con Apple CarPlay e Android Auto via cavo. La qualità costruttiva non è eccezionale, sebbene la simpatia dello stile, gli inserti colorati e alcune genialate, come il “tascone” portaoggetti davanti al passeggero anteriore e la ripetizione della parola “Panda” all’interno di tutte le plastiche scure, rendano l’ambiente più allegro e piacevole.

La posizione di guida rialzata e molto rilassata è ideale per chi vuole guidare con facilità, complice la posizione ravvicinata della leva del cambio, rialzata e a meno di una spanna di distanza dal volante, perfetta per il traffico cittadino. La Pandina, infatti, non è disponibile con il cambio automatico, ed è acquistabile con un solo powertrain: sul mercato, infatti, è proposta unicamente con il 1.0 tre cilindri aspirato a benzina della famiglia FireFly da 65 CV, affiancato da un sistema Mild Hybrid con motore elettrico da 5 CV e un cambio manuale a 6 marce, per prestazioni molto tranquille (0-100 km/h in 14,1 secondi per le versioni “basse”) e consumi buoni (20,4 km/l WLTP). Il prezzo, invece, è abbastanza alto per i contenuti: la versione base Pop, che non offre di serie l’autoradio né il sedile regolabile in altezza, è proposta a partire da 15.950 euro.

Hyundai i10 (3,67 metri)

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Sorella più grande della Kia Picanto, la Hyundai i10 ferma il metro a 3,67 metri, per una lunghezza di 6 cm superiore rispetto alla cugina Kia con la quale condivide la base meccanica, parte dei motori e la grande agilità. Anche a livello stilistico, la i10 sembra più grande, più matura: il frontale è caratterizzato da una grande calandra a clessidra, mentre i fari sono piuttosto affilati e riescono a dare una buona presenza su strada alla i10. Erede di una grande tradizione di citycar a marchio Hyundai, la i10 è da anni una delle più apprezzate anche grazie all’ottimo rapporto tra le dimensioni esterne e l’abitabilità interna. Grazie ad una larghezza leggermente superiore alla Picanto (siamo a 1,68 metri), la i10 è una citycar che riesce ad offrire quattro posti davvero comodi, mentre il divano posteriore è omologato per tre persone: se vuoi viaggiare in 5, meglio che dietro siano piuttosto minuti.

L’abitacolo è semplice e razionale, realizzato con materiali rigidi ma molto robusti e pensati per durare. Lo stile è, come all’esterno, piuttosto razionale e maturo, con tutte le versioni dotate di serie di un display dell’infotainment da 8 pollici con Apple CarPlay, Android Auto e con il navigatore proprietario, un dettaglio davvero interessante per un’auto di queste dimensioni. Come per la cugina Picanto, anche qui c’è un quadro strumenti digitale con schermo da 4,2 pollici, chiaro da vedere ma non bellissimo da vedere, mentre la meccanica è leggermente diversa. Se, infatti, la Picanto è spinta dal “nuovo” 1.0 aspirato a iniezione diretta da 68 CV, qui alla base della gamma c’è ancora il 1.0 aspirato MPI con iniezione indiretta e 63 CV di potenza.

Disponibile anche a GPL (con la potenza che scende a 62 CV), è un motore fluido e regolare, con ottimi consumi, ma piuttosto lento (la velocità massima è di soli 143 km/h). C’è, però, un’alternativa: la i10, infatti, può essere acquistata anche in versione N Line, con il tre cilindri a benzina impreziosito dall’iniezione diretta e, soprattutto, dal turbocompressore. Il 1.0 T-GDI ha oggi 90 CV, cambio manuale a 5 marce e prestazioni ben più vivaci, ad un prezzo leggermente più alto: la gamma i10 parte da 18.500 euro, mentre la i10 N Line parte da 20.500 euro.

Abarth 500e (3,67 metri)

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Non può mancare la Abarth 500e, la versione ad alte prestazioni della FIAT 500 elettrica. Prima Abarth a zero emissioni della storia, la 500e ha un look decisamente più aggressivo, personale e riconoscibile rispetto alla “normale” 500, con paraurti nettamente più pronunciati che aumentano di 4 cm la lunghezza complessiva dell’auto, passando da 3,63 a 3,67 metri. Il frontale, infatti, è caratterizzato da un paraurti ben più aggressivo, con il nome Abarth in bella vista al centro, uno splitter anteriore più vistoso e la presenza di prese d’aria (finte) al posto del “sopracciglio” a LED delle normali 500.

Lateralmente, a differenziarla da una normale 500 ci sono i cerchi in lega dedicati, con dimensioni comprese tra i 17 e i 18 pollici, le minigonne sportive e, dietro alla portiera anteriore, il logo dello Scorpione attraversato da un fulmine, ad enfatizzare la nuova era elettrica della 500 Abarth. In coda, poi, c’è un altro paraurti più pronunciato, privo ovviamente di tubi di scarico ma con un vistoso estrattore nella parte bassa, a cui si aggiungono lo spoiler posteriore più vistoso e il logo Abarth sopra al portatarga. Sebbene le dimensioni siano leggermente superiori, l’abitabilità non cambia, e anche il bagagliaio ha sempre 183 litri di capacità minima.

L’abitacolo riprende la tecnologia e lo stile della versione FIAT, enfatizzando l’anima sportiva con sedili più profilati, volante con il logo Abarth al centro e corona tagliata in basso, rivestimenti dedicati sulla plancia e altri dettagli dedicati nei due display di quadro strumenti digitale e infotainment. A livello meccanico, la Abarth 500e è proposta con un solo powertrain, non eccezionale: sotto il cofano c’è una versione spinta del motore della versione FIAT, portato da 118 a 155 CV, mentre la batteria è quella della versione “Long Range”, diciamo così, da 37 kWh. Le prestazioni sono vivaci, ma non esagerate (0-100 km/h in 7,0 secondi), l’autonomia è compresa tra i 242 km WLTP della Cabrio Turismo e i 264 km della versione d’accesso, mentre le versioni Turismo hanno anche un sound simulato da una grande cassa posizionata in coda che richiama il suono delle Abarth 695 termiche con scarico Record Monza. Il prezzo, infine, è molto alto: si parte da 34.400 euro per la versione base con carrozzeria chiusa, mentre la ricca Turismo arriva, in versione Cabrio, a 41.900 euro.

Toyota Aygo X (3,78 metri)

Toyota Aygo X

Nonostante sia stata notevolmente allungata con il restyling del 2025, introducendo un powertrain completamente nuovo, con i suoi 3,78 metri la Toyota Aygo X entra nella top 10 delle auto più piccole sul mercato. Rispetto alla prima versione della terza serie della mitica Aygo, lanciata nel 2004 e diventata in pochi anni una delle citycar più apprezzate e vendute in Europa, l’attuale Aygo X si è allungata di 8 cm, passando da 3,70 a 3,78 metri. Queste nuove dimensioni, però, non sono state introdotte per migliorare l’abitabilità o lo spazio nel bagagliaio, che sono rimasti sostanzialmente invariati, ma sono concentrati tutti nel frontale.

Il muso, infatti, è ora più pronunciato, più verticale, con un cofano più lungo e un paraurti più avanzato, soluzioni pensate per riuscire ad ospitare il nuovo powertrain ibrido derivato dalla più grande Yaris. Il nuovo family feeling Toyota, con la calandra sostanzialmente carenata e dei grandi fari squadrati si fa spazio anche sulla Aygo X, mentre il resto della carrozzeria resta la stessa, con i grandi passaruota con cerchi fino a 18 pollici, cinque porte di serie e posteriori con fari a sviluppo verticale e portellone posteriore in cristallo che, per la prima volta, ospita il logo HEV per ricordare la presenza del sistema Full Hybrid sotto il cofano. L’abitacolo è stato leggermente rivisto, con un nuovo quadro strumenti digitale più grande, un infotainment più ricco e un’abitabilità invariata, con i sedili anteriori comodi, quelli posteriori stretti e un bagagliaio da 231 litri.

A livello meccanico, invece, è stata rivista totalmente. Realizzata ancora su una versione accorciata della piattaforma TNGA-B, la Aygo X è ora spinta dal sistema Full Hybrid della Yaris, con motore 1.5 tre cilindri aspirato da 91 CV, motore elettrico e 116 CV di potenza di sistema, con cambio E-CVT di serie. Le prestazioni sono molto vivaci (0-100 km/h in 9,2 secondi), i consumi ridottissimi (fino a 27,0 km/l WLTP) e la facilità di guida è ancora più alta che in passato, per un’auto ancora più versatile che in passato. Il prezzo, però, è salito: la gamma parte da 20.850 euro, mentre la top di gamma GR Sport arriva a 25.950 euro.

Renault Twingo E-Tech (3,79 metri)

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Entra per il rotto della cuffia un’auto che segna un grande ritorno sul mercato europeo, la Renault Twingo. La quarta serie della piccola francese ritorna dopo un’assenza di un paio d’anni con una citycar che cresce parecchio nelle dimensioni, salendo infatti fino a 3,79 metri di lunghezza. Rispetto alla terza serie, caratterizzata dalla presenza del motore posteriore e della prima versione elettrica della storia del modello, la quarta Twingo rivoluziona di nuovo tutto: ora è proposta solamente con powertrain elettrico, ma è ora realizzato interamente in casa. Abbandonato il pianale condiviso con le smart fortwo e forfour, ora è più grande, più spaziosa ma, soprattutto, più “Twingo”.

Lo stile, infatti, è interamente ispirato alla prima, indimenticabile generazione della Twingo del 1993, riprendendo il frontale con i fari tondeggianti da ranocchia, le tre feritoie sul cofano e il look simpatico e sbarazzino della prima generazione. Disponibile con colorazioni sgargianti, la Twingo IV è una cinque porte, con quattro posti piuttosto comodi e un divano posteriore scorrevole, come visto sulle prime due Twingo, con una capacità di carico che varia dai 205 litri ai 305 litri a seconda della posizione del divano. Gli interni non riprendono gli stilemi anni ’90 come gli esterni, ma sono tecnologici e molto simpatici. Il quadro strumenti digitale, per esempio, ha una grafica meno seriosa delle solite elettriche, i rivestimenti interni sono colorati e al centro della plancia c’è un ottimo sistema di infotainment basato su Android Automotive con Apple CarPlay e Android Auto wireless. Lo spazio è buono, e i tappetini e i rivestimenti dei sedili richiamano le fantasie anni ’90.

A livello meccanico, invece, la Twingo E-Tech è realizzata su una piattaforma meccanica nativa elettrica, con motore anteriore e batteria LFP posizionata sotto il pianale. A spingere i 1.200 kg di peso della piccola Twingo c’è un piccolo motore elettrico da 82 CV, che riesce a portarla da 0 a 100 km/h in 12,1 secondi, mentre la batteria ha una capacità molto contenuta, pari a 28 kWh. Grazie ad un’ottima efficienza, nonostante i pochi kWh la Twingo elettrica è in grado di percorrere 263 km nel ciclo misto WLTP, e le dimensioni contenute della batteria permettono di ricaricarla da una presa domestica dallo 0 al 100% in 14 ore, mentre con la ricarica rapida a 50 kW in DC passa dal 15 all’80% in 30 minuti. La Twingo, infine, è interamente costruita in Europa, a Novo Mesto, in Slovenia, ma questo non si ripercuote sul prezzo, molto interessante: la versione base Evolution parte da 19.500 euro, mentre la top di gamma Techno arriva a 21.100 euro.

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Giulio Verdiraimo

E' un redattore freelance di AutoScout24 dal 2022. Ossessionato dalle automobili, è riuscito a trasformare la sua più grande passione nel suo lavoro. Amante di ogni tipologia di automobili, ad un SUV preferisce una classica berlina o una piccola hatchback, mentre la sua vera passione sono le auto d'epoca. Il suo amore segreto sono le automobili anni '90, dalle sportive analogiche alle piccole citycar leggere ed economiche. Guida tutti i giorni una Toyota Yaris TS 1.5 del 2004, mentre l'orgoglio del suo garage sono una Mini Cooper S R53 del 2006 e una Rover Mini 1.3 Sprite del 1994. Si documenta costantemente e legge di ogni automobile possibile, in modo da saper rispondere a tutte le domande e curiosità possibili sul mondo dei motori.

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Pick-up economici 2026: modelli e prezzi da considerare

I pick-up sono un fenomeno prettamente americano, ma negli ultimi anni hanno iniziato a diffondersi anche in Italia. Rispetto agli enormi “truck” americani, però, in Europa si sono diffusi modelli di pick-up economici: scopriamo insieme quali sono.

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