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Maserati 224

Maserati 224 - Colore carrozzeria

De Tomaso: un sogno chiamato Biturbo

La Maserati 2.24, nota con il nome di Maserati Biturbo, vide la luce nel 1982, dopo essere stata fortemente voluta da De Tomaso che, nel 1976, rilevò la casa automobilistica. Il progetto era molto ambizioso: prevedeva una produzione annua di oltre cinquemila esemplari che non avrebbero avuto problemi ad essere venduti grazie ad un prezzo altamente interessante (circa ventidue milioni di lire). Nonostante la Maserati 2.24 sia rimasta in produzione fino alla metà degli anni Novanta, il pretenzioso obiettivo non fu mai raggiunto. Le ragioni furono diverse: dalla poca affidabilità del motore, che era stato realizzato rapidamente per far uscire la Biturbo il prima possibile, ad una progettazione che annoverava molti errori tecnici, per terminare con un repentino ed immotivato aumento del costo di vendita che ne bloccarono l'espansione commerciale.

Maserati 2.24: si poteva fare di più?

La Biturbo è una coupé a tre volumi elegante e con una linea classica che ricorda lo stile Giugiaro, che fu il padre dello styling della Quattroporte. Anche se nei primi modelli le vistose rifiniture interne non era di grande qualità (furono migliorate successivamente), il profilo giovane e di classe costituì lo stimolo per tutti coloro che decisero di comprare una prestigiosa Maserati, che era un simbolo di distinzione e di buon gusto. La Biturbo venne costruita presso gli stabilimenti Innocenti di Milano per far fronte alla prevista produzione giornaliera di 35 esemplari, mentre a Modena erano realizzati motore e sospensioni. La versione 'S' (nata nel 1984) differiva nella carrozzeria, con una linea più sportiva che presentava la mascherina nera a nido d'ape, cornici dei vetri brunite, prese d'aria sul cofano motore, cerchi fucinati, alettone, paraurti nero, come le minigonne laterali. Anche gli interni vennero modificati, sia per nuovi sedili realizzati con tessuto Missoni, sia per una diversa strumentazione. Alla fine degli anni Ottanta ci fu un restyling per tutti i modelli, che furono modificati con un frontale più addolcito nelle linee, nuovi cerchioni e nuovi paraurti, insieme ad interni che videro una nuova plancia, dei nuovi sedili e pannelli porta.

Maserati 2.24: motorizzazioni

La Biturbo presentava un motore longitudinale, sistemato nella parte anteriore. Era dotata di sospensioni anteriori a ruote indipendenti, trazione posteriore, retrotreno a bracci oscillanti, impianto freni con dischi anteriori e posteriori. Il motore era un V6 bialbero a carburatori ed era una variante di quello di cui era dotata la Maserati Merak, ma con tre valvole per cilindro anziché due a causa della sovralimentazione creata da due turbocompressori. La 224 era disponibile con la cilindrata di 2491 cc per i mercati stranieri e di 1996 cc per quello italiano: escamotage per evitare la carissima IVA del 38% che entrava in vigore per auto oltre i duemila di cilindrata. Tuttavia, non si avvertivano grosse penalizzazioni in fatto di potenza in quanto, ai 192 CV del motore 2500, rispondevano i 182 CV del motore 2000. Nel 1984, con la versione Biturbo S, si adottò un intercooler che consentiva di aumentare la pressione dei turbo portandoli a 205 CV; inoltre venne introdotto un sistema di gestione automatico delle turbine, che tendeva a limitarne gli eccessi di pressione. Dal 1987 tutte le motorizzazioni adottarono l'alimentazione elettronica per ottenere una maggiore regolarità e un piccolo aumento della potenza. All'interno del mercato delle auto usate, è possibile trovare Maserati 2.24 anche nelle versioni Biturbo 425 e Biturbo Spyder, entrambe del 1985; presenti anche la Biturbo 420 e la Biturbo Spyder 2.0, la Biturbo 420 S con motore da 205 CV.