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Maserati Biturbo

Maserati Biturbo - Carrozzeria

Maserati Biturbo: una sportiva bella e sfortunata

La Biturbo è una berlina prodotta da Maserati a partire dal 1982 e commercializzata sino alla metà del decennio successivo. Dotata di una linea molto personale ed affascinante, rappresenta il tentativo da parte di Maserati di riposizionarsi sul mercato. La nuova vettura, infatti, era venduta ad un prezzo sensibilmente inferiore a quello delle sportivissime coupé della casa modenese, poco più di 20 milioni di lire dell'epoca. Dunque, la Maserati Biturbo non si poneva come antagonista delle sportivissime Porsche 911, bensì andava ad insidiare per prezzo e prestazioni le berlinette sportive derivate dalla Serie 3 di BMW, le versioni potenziate della Mercedes 190, le più prestanti Alfa Romeo, le Saab 900 dotate di turbo. Purtroppo per Maserati, l'assalto al nuovo segmento andò male, soprattutto a causa di una serie di inconvenienti che penalizzarono notevolmente la nascente Biturbo, il cui progetto originario risale alla metà degli anni '70. Fu proprio il patron di Maserati, l'ex pilota argentino Alejandro De Tomaso, a puntare sull'idea di una vettura di fascia "media", in grado di fare numeri di solito proibitivi per una casa specializzata in vetture sportivissime dai prezzi accessibili a pochi. Per quanto riguarda la linea, la Maserati Biturbo trae innegabilmente la sua ispirazione dall'elegante ammiraglia Quattroporte, frutto dell'estro di Giorgetto Giugiaro e prodotta a partire dal 1979. Ma se il punto di partenza è una vettura del segmento lusso, la nuova berlina deve guardare più in basso: il merito del design definitivo della Biturbo è di Pierangelo Andreani, allora capo del Centro Stile di Maserati. Questi immagina una vettura sportiva e personale, dal design decisamente aggressivo e dinamico, grazie ad una serie di elementi immediatamente riconoscibili, come il muso appuntito e proteso in avanti, caratterizzato da quattro proiettori quadrati e dalla mascherina cromata, al cui centro spicca il celebre tridente. Molto riuscito anche il profilo laterale dell'auto, che comunica sportività senza per questo risultare eccessivo, e la coda alta e raccolta. Infatti la Biturbo, a differenza di molte auto dell'epoca, è totalmente priva di appendici aerodinamiche ed alettoni, poiché è la pulizia del disegno a comunicare aggressività, senza necessità quindi di orpelli di vario genere. Presentata al Salone di Ginevra del 1982, l'auto attira subito l'attenzione dell'utenza, che ne apprezza la linea, così come la stampa specializzata, che realizza report molto lusinghieri sulla nuova nata della casa del tridente. Questa eleganza delle forme, del resto, è tra i pregi universalmente riconosciuti della Maserati Biturbo, la quale, da un punto di vista tecnico, presenta soluzioni davvero classiche.

Maserati Biturbo: una meccanica semplice ma inaffidabile

A fare da contraltare ad un design molto moderno, dicevamo, ci pensano soluzioni meccaniche alquanto rodate. La Biturbo, come da tradizione del marchio, ha infatti il motore anteriore e la trazione posteriore, impianto frenante dotato di dischi su tutte le ruote, sospensioni indipendenti avanti e a bracci oscillanti dietro. Per quanto riguarda il propulsore, i primi modelli della vettura sono dotati di un V6 a carburatori direttamente derivato dalla bella e sportivissima Merak: a differenza del motore che equipaggia quest'ultima, quello montato sulla Biturbo sfoggia ben due turbocompressori (da qui il nome). Singolare, ma dettata da ovvie ragioni fiscali, la scelta di presentare due cilindrate diverse per la stessa unità, 2500 cc per le Biturbo destinate all'estero e 1996 cc per quelle italiane, dove l'aliquota IVA sulle over 2000 era molto pesante. Nonostante questa differenza, i due propulsori hanno potenze e prestazioni molto simili: infatti il motore destinato al mercato italiano sviluppa solo dieci cavalli in meno rispetto ai 192 di cui è capace il 2500 cc destinato ai mercati esteri. Purtroppo, nonostante l'accoglienza, per la Maserati Biturbo cominciano i primi problemi di affidabilità, in parte imputabili ad un progetto non sufficientemente sviluppato. Nello specifico, alcuni esemplari venduti negli USA montano degli anelli in gomma destinati a supportare la marmitta, ma questi non si dimostrano adeguati alle temperature che si raggiungono nelle parti terminali dello scarico. Questa negligenza porta alcune vetture ad incendiarsi, con un danno di immagine incalcolabile per la casa modenese. Appare chiaro che il progetto della Biturbo avrebbe necessitato di ulteriori sperimentazioni prima della messa in commercio; questo anche alla luce del fatto che Maserati, pochi mesi dopo la presentazione, è costretta ad aumentare il prezzo di vendita di alcuni milioni di lire (da 22 a 26), creando forte risentimento in una clientela esigente che, a quel punto, preferirà la solidità e l'affidabilità delle solite sportive tedesche.

Le altre versioni

Maserati corre ai ripari, ma la frittata è ormai fatta. Nuovi motori e numerosi affinamenti non serviranno ad ottenere i numeri che Alejandro De Tomaso aveva immaginato per la sua piccola sportiva. Una certa rivincita la Maserati Biturbo l'ha però ottenuta sul mercato dell'usato auto, dove è ancora piuttosto richiesta, soprattutto in quelle versioni mature che hanno superato in parte o in tutto i problemi di gioventù. Tra le auto usate, le Biturbo in buono stato mantengono un discreto valore e soprattutto sfoggiano una linea ancora molto equilibrata ed elegante. Per quanto riguarda le migliorie alle quali accennavamo, anzitutto queste si concentrano negli interni, che inizialmente deludevano per qualità dei materiali. Inoltre, col passare del tempo, la gamma delle Biturbo si amplia grazie all'avvento di nuove motorizzazioni: nel 1984 esordisce infatti la S, con lo stesso 2000 cc delle origini, ma portato a 204 cavalli grazie all'intercooler. Successivamente Maserati decide di introdurre due nuove varianti di carrozzeria, la berlina a quattro porte e la Spyder S: la prima presenta un pianale allungato che assicura maggiore abitabilità per i posti posteriori; la seconda, al contrario, è una versione accorciata con una serie di rimandi più marcatamente sportivi. Entrambe inizialmente disponibili solo con il 2.5 litri, in seguito e solo per il mercato italiano vengono equipaggiate col 2.0 litri da 182 cavalli, poco dopo con quello da 204. Nel 1987 debuttano i nuovi motori ad iniezione elettronica Multipoint, in grado di assicurare maggiore regolarità e maggiore verve alla Maserati Biturbo, ma in termini di vendite la sostanza non cambia. L'auto continua ad ottenere performance ben diverse da quelle auspicate: nonostante questo, pur con una serie di modifiche sia alla linea che alla meccanica, la piccola di casa Maserati resterà in produzione sino al 1992, quando una sua evoluzione, la Ghibli, la manderà definitivamente in pensione.