Auto di piccole dimensioni con molti CV: quali sono e quanto costano

Le automobili di piccole dimensioni sono tra le tipologie di mezzo di trasporto più interessanti e furbi. Hanno, infatti, costi contenuti di acquisto e mantenimento, sono facili da guidare, agili, maneggevoli e facili da parcheggiare. Queste caratteristiche di leggerezza e scarsa impronta a terra le rendono molto popolari in città, tra i neopatentati e per chi vuole risparmiare qualcosa e non ha bisogno di grandi quantità di spazio per persone o bagagli. Queste piccole automobili, però, riescono spesso a declinare le dimensioni e la massa contenuta non solo verso il contenimento dei costi e la riduzione dei consumi, ma anche verso il più frivolo, ma molto più divertente, piacere di guida.
Fin dagli albori dell’automobile, infatti, le auto di piccole dimensioni hanno fatto da base a diverse sportive più o meno estreme, sia per via della loro grande diffusione che, soprattutto, per le caratteristiche di agilità e maneggevolezza che naturalmente possiedono. Già negli anni ’30, così, nacquero le versioni elaborate di vetture come la Austin Seven nel Regno Unito, e negli anni ’50 piccole come la FIAT 500 e 600 diventarono la base di elaborazioni più o meno estreme, per mettere tanti CV in auto di piccole dimensioni. Inizialmente demandata principalmente ad elaboratori esterni, questa pratica diventò popolare anche tra le Case automobilistiche ufficiali dagli anni ’70, quando dalla Autobianchi A112 Abarth alla leggendaria Volkswagen Golf GTI del ’76 queste vetture diventarono popolari in tutto il mondo con un nome ormai internazionale: Hot Hatch, ovvero compatte “calde”, sportive.
Con l’avanzare degli anni, il miglioramento delle tecnologie ha reso le vetture piccole sempre più potenti, arrivando persino a vedere dei motori V6 su compatte medie come l’Alfa Romeo 147 GTA, la Volkswagen Golf VR6 prima e R32 poi, mentre l’approdo dei motori turbocompressi anche tra le compatte di Segmento B e C ha reso la soglia dei 200 CV immediatamente più facile da raggiungere. Oggi, invece, il trend è cambiato parecchio. Diversi modelli iconici sono ora assenti dal mercato, ma questo non vuol dire che le piccole auto con tanti CV siano sparite, anzi.__ Scopriamo allora quali sono i modelli di auto di piccole dimensioni con molti CV più iconici, e quali sono le auto nuove che portano avanti questa tradizione__.
Quali sono le auto di piccole dimensioni con molti CV
L’ultima “infornata” di sportive piccole è arrivata nel 2018, con il debutto della Ford Fiesta ST dotata del 1.5 tre cilindri turbo da 200 CV, a cui non sono seguite le eredi né della Renault Clio RS né della Peugeot 208 GTI, le tre grandi compatte sportive termiche degli anni ’10. Anche vetture come la Hyundai i20 N, forte dei suoi 204 CV, è arrivata nel 2021, ma già nel 2024 non è più stata importata in Europa. Piano piano, le rivali sono andate riducendosi, e persino le eredi della Abarth 500, le 595 e 695, sono state accantonate nel 2024 per lasciare spazio alla versione elettrica. Anche la Fiesta è stata cancellata lo stesso anno, con l’intero modello della compatta dell’Ovale eliminato dalla produzione del gigante di Dearborn.
Questo vuol dire che non ci sono più auto nuove di piccole dimensioni con molti CV? Non esattamente: se la Fiesta e la 500 sono state abbandonate senza essere state sostituite, l’arrivo di diversi modelli elettrici ha portato in alto la potenza di diverse compatte, lasciando comunque alcune superstiti delle sportive a benzina. L’ultimo avvicendamento è quello della Volkswagen Polo GTI, che fino a giugno 2026 è stata proposta in versione termica con il 2.0 TSI della più grande Golf, 207 CV e trazione anteriore, lasciando spazio alla nuova ID.Polo GTI elettrica da 226 CV. L’ultimo baluardo di passione termica, a parte qualche eccezione, è la Toyota GR Yaris, vera sportiva da 4 metri con 280 CV, trazione integrale e cambio (anche) manuale.
Oggi, quindi, le auto nuove di piccole dimensioni con molti CV sono principalmente elettriche, ma ci sono alcune sorprese. Innanzitutto, abbiamo scelto di limitare le dimensioni a 4,15 metri, una lunghezza che per il momento include tutte quelle che possiamo ancora considerare auto piccole. Sebbene, poi, non ci sia più da qualche anno la Volkswagen up! GTI con la sua grande dinamica di guida nonostante i “soli” 116 CV, abbiamo messo un limite minimo di CV per entrare in questa speciale classifica a 175 CV: tutte le auto superiori a questo limite sono considerabili delle auto piccole con molti CV. Scopriamo allora quali sono i modelli di auto di piccole dimensioni con molti CV disponibili oggi sul mercato.
Alpine A290, 177-218 CV
Iniziamo da una piccola elettrica come la Alpine A290, versione dichiaratamente sportiva della Renault 5 elettrica. Nata nel 2024 e vincitrice del premio come Auto dell’Anno 2025 insieme alla sorella Renault, è lunga esattamente 4,00 metri e ha uno stile più aggressivo e sportivo della R5 sulla quale è basata. Dotata di un frontale molto aggressivo, con luci diurne che ricordano dei copri-fendinebbia da rally, ha un abitacolo altrettanto sportivo, mentre come la sorella della Losanga è esclusivamente elettrica.
Realizzata sul pianale AmpR Small condiviso con altre piccole del Gruppo Renault-Nissan, la A290 è disponibile con due livelli di potenza. La versione GT, infatti, è spinta da un motore elettrico anteriore da 177 CV, che le permette di scattare da 0 a 100 km/h in 7,4 secondi e raggiungere i 160 km/h di velocità massima. Le GT Performance e GTS, invece, portano la potenza del motore a 218 CV, scaricati sempre sulle ruote anteriori senza un differenziale autobloccante. Le prestazioni sono comunque più vivaci: 0-100 km/h in 6,4 secondi e 170 km/h di velocità massima autolimitata. Il peso non è ridottissimo (1.479 kg), ma ci sono freni Brembo maggiorati, ammortizzatori con fine corsa idraulico, sospensioni Multilink e una taratura di sospensioni, sterzo e motore dedicati, per un comportamento dinamico divertente e un’ottima maneggevolezza. La batteria da 52 kWh, invece, offre un’autonomia compresa tra i 364 e i 380 km (WLTP). Il prezzo? Si parte da 39.000 euro, mentre la GTS ha un listino di 45.000 euro.
Caterham Seven 485, 228 CV
Se c’è un Paese che ha sempre amato le auto di piccole dimensioni con pochi CV è Caterham. La storica Casa britannica produce dal 1973 la Seven, piccola due posti che deriva dalla mitica Lotus Seven del 1957, e il progetto è rimasto sostanzialmente invariato: dimensioni lillipuziane, peso piuma, motori piccoli e grandi prestazioni, con un piacere di guida quasi irraggiungibile da qualsiasi altra automobile “tradizionale”. Lunga 3,18 metri, oppure 3,35 metri in versione SV a passo lungo, la Seven si è evoluta nel corso degli anni per restare sempre fedele a sé stessa, ma aumentando le prestazioni con le versioni top di gamma. Se, infatti, il cuore della gamma della Seven è formato da vetture con motori relativamente tranquilli, e in Italia alla base della gamma c’è la 170, spinta da un piccolo 660 tre cilindri turbo di derivazione Suzuki, dagli anni ’00 sono nate delle vere Supercar sulla base della leggendaria Seven.
Oggi, in attesa del passaggio ai motori turbo Horse di origine Renault-Geely, il punto d’arrivo della gamma Seven è formato dall’ultima evoluzione della 485, la 485 Final. Sotto il cofano di questa versione di punta c’è il 2.0 quattro cilindri aspirato Ford Duratec nella sua iterazione più spinta, dotato di carter secco, limitatore portato a 8.500 giri e una potenza di 228 CV. L’accelerazione 0-100 km/h è coperta in soli 4,1 secondi, per una velocità massima di 225 km/h. Nonostante le prestazioni da fermi, la Seven non è un’auto che punta sulle prestazioni da ferma: è un’auto da guidare tra le curve, con prestazioni eccezionali, un’agilità pazzesca e una precisione senza eguali tra le auto nuove. Il merito è anche del peso, che parte da 560 kg e supera di poco i 600 kg con il telaio SV, il parabrezza, le portiere e il tetto (tutti optional). Il prezzo? Salato: siamo a 87.500 euro per la 485 Final.
Cupra Raval VZ, 226 CV
Dopo il debutto della prima elettrica Cupra, la compatta media Born, e il SUV Tavascan, nel 2026 si è aggiunta una terza Cupra elettrica, la Raval. Piccola cinque porte dal design molto aggressivo, è lunga 4,05 metri ed ha un nome dedicato al quartiere omonimo di Barcellona. Lo stile personale si ritrova anche all’interno, dove a buone finiture la Raval affianca tanta tecnologia e una sorprendente abitabilità interna, sia per i passeggeri che, soprattutto, per il bagagliaio da ben 441 litri. A livello tecnico, la Raval è realizzata sulla piattaforma modulare MEB+ del Gruppo Volkswagen, condivisa con alcuni modelli che vedremo in questo articolo: rispetto alle più grandi elettriche del Gruppo, la Raval ha motore e trazione anteriore, e una meccanica dedicata ai modelli più compatti.
Come da tradizione Cupra, poi, l’impostazione dinamica è più aggressiva rispetto alle cugine, con uno sterzo più preciso, sospensioni molto ben tarate e la presenza, sulle versioni più potenti, con le sospensioni DCC a controllo elettronico, regolabili su ben 15 livelli. Restando sulla tradizione sportiva della Casa di Martorell, la Raval è dotata di due motorizzazioni con più di 200 CV. La variante meno potente con la batteria da 52 kWh ha infatti 211 CV e 290 Nm di coppia, scaricati tutte sulle ruote anteriori e capace di un’autonomia di 446 km WLTP. La più potente della gamma è la sportiva VZ, che porta la potenza del motore da 226 CV e ha un differenziale autlobloccante di serie, per prestazioni migliori (0-100 km/h in 6,8 secondi) e un’autonomia di 440 km WLTP. Il prezzo? Non proprio contenuto: la 211 CV parte da 35.950 euro, mentre la VZ da 46.600 euro.
Lancia Ypsilon HF, 281 CV
Come detto anche in precedenza, con l’approdo sul mercato di vetture elettriche, è nata una nuova generazione di piccole compatte elettriche che riescono a sfruttare il motore elettrico per avere potenze decisamente superiori a quanto succedesse in passato. C’è un Gruppo che ha puntato su una meccanica 100% elettrica sportiva: Stellantis. Il Gruppo franco-italo-tedesco, infatti, ha realizzato la piattaforma Perfo-eCMP, una versione ad alte prestazioni della piattaforma modulare eCMP comune a tutti i modelli compatti del Gruppo. Per questo, sul mercato troviamo diverse Hot Hatch che condividono le stesse caratteristiche tecniche, a partire dalla Lancia Ypsilon in versione HF.
Questa piccola compatta segna l’atteso ritorno del marchio torinese nella produzione di auto sportive dopo decenni di assenza (l’ultima, vera HF era stata la non indimenticabile Delta HF di seconda generazione lanciata nel 1993, spinta da un 2.0 turbo da 186 CV ma senza trazione integrale). Lunga 4,08 metri, la HF ha un look molto aggressivo, con un frontale minaccioso, minigonne laterali, grandi cerchi da 18 pollici e, in coda, spoiler maggiorato e paraurti sportivi. Sportiva anche all’interno con sedili più contenitivi e inserti dedicati, la HF è solamente elettrica, ed è spinta da un motore elettrico da 281 CV e 345 Nm di coppia, trazione anteriore e differenziale autobloccante meccanico. Le prestazioni sono ottime, con uno 0-100 km/h coperto in 5,6 secondi, 180 km/h di velocità massima e batteria da 52 kWh, che permettono un’autonomia di 373 km WLTP. Il tutto, poi, è offerto a un prezzo inferiore rispetto alle rivali sportive elettriche, con una base di partenza di 42.800 euro.
MG 3 Hybrid+, 194 CV
Insieme alle elettriche, si sono fatte spazio in questo segmento anche le automobili ibride. Se, però, fino a qualche anno fa l’obiettivo dichiarato era sempre quello di limitare i consumi di carburante, e quindi di farlo senza esagerare con la potenza, con l’arrivo della MG 3 Hybrid+ è arrivata un’ibrida dotata di una potenza davvero sorprendente. Dopo la prima generazione venduta principalmente nel Regno Unito, nel 2024 è arrivata anche in Italia la seconda serie della più compatta della gamma MG, una Segmento B lunga 4,11 metri pensata per essere efficiente, razionale e conveniente. Dotata di uno stile piuttosto classico, fatto salvo per il frontale, davvero aggressivo e personale, e di interni tecnologici ma non troppo ergonomici (non ci sono comandi fisici per il clima: tutto passa dal display dell’infotainment) e con un’abitabilità solo discreta (il bagagliaio non supera i 300 litri), la MG 3 sorprende a livello meccanico.
La versione termica, infatti, ha già una buona potenza: il motore 1.5 quattro cilindri aspirato a benzina ha 116 CV e un cambio manuale a 5 marce, per prestazioni già vivaci. La più sorprendente, però, è proprio la Full Hybrid. Sotto il cofano, infatti, troviamo un 1.5 quattro cilindri aspirato leggermente diverso da quello della termica, con leggermente meno potenza (102 CV). Al suo fianco c’è un motore elettrico da ben 136 CV, per una potenza complessiva di ben 194 CV, per un peso di poco inferiore ai 1.300 kg. Il cambio è molto particolare, con una trasmissione automatica a 3 marce, per prestazioni sulla carta piuttosto valide: 0-100 km/h in 8,0 secondi e 170 km/h. Non siamo, quindi, nel territorio delle vere Hot Hatch, ma a prestazioni decisamente vispe si affiancano dei consumi omologati ottimi, pari a 22,7 km/l WLTP. Anche il prezzo è concorrenziale: si parte da 19.990 euro.
Mini Cooper JCW, 231 CV
Quando si pensa a piccole auto con tanti CV, una delle prime a cui si pensa è la Mini. Fin dagli anni ’60, quando John Cooper vide il potenziale nella piccola creatura di Issigonis, la piccola inglesina diventò famosa in tutto il mondo per le prestazioni e la guidabilità eccezionale nonostante le dimensioni, capace di battere vetture ben più potenti, grandi e costose. Dopo la Mini Cooper del 1961, diverse versioni sportive della Mini originale si fecero strada fino al 2000, anno di uscita di produzione della Mini originale. L’eredità, però, la prese la nuova Mini moderna realizzata da BMW, che un anno dopo il lancio della nuova Mini, nel 2002, lanciò la Cooper S, che con i suoi 163 CV sfidava le sportive più grandi. Nel 2003, poi, arrivò anche la John Cooper Works, che portava la potenza a 200 CV. Quella tradizione è rimasta nella gamma Mini, che oggi propone ben tre modelli sotto i 4 metri e 15 con più di 230 CV, a partire dalla classica Mini Cooper S JCW.
Arrivata alla quarta generazione, la F66, oggi la Mini 3 Porte si chiama ufficialmente “Mini Cooper”, ed è proposta in due versioni ad alte prestazioni: la “classica” Cooper S, con 204 CV, e la JCW. Questa versione top di gamma conserva l’ottimo 2.0 quattro cilindri turbobenzina BMW B48 dalla precedente F56, e ne conserva anche la potenza, fissata a 231 CV. Dotata di trazione anteriore e cambio automatico doppia frizione a 7 rapporti, ma priva del differenziale autobloccante meccanico, la JCW scatta da 0 a 100 km/h in 6,1 secondi e arriva fino a 250 km/h. Le sospensioni restano ricercate, con l’ormai classico Multilink a ruote indipendenti al posteriore, mentre la dinamica di guida non è più votata al puro divertimento, ma più bilanciata tra comfort e agilità. Questa è anche l’unica Mini termica con un terminale di scarico a vista, singolo e centrale, mentre a livello stilistico è un po’ meno sportiva e accattivante che in passato. Le dimenisoni, però, sono ancora quelle di una vera mini-sportiva: 3,88 metri. Sempre da vera Mini il prezzo: si parte da 40.200 euro, e con tutti gli optional si può arrivare a superare quota 50.000 euro.
Mini Cooper Electric eJCW, 258 CV
A fianco della termica, dal 2023 c’è anche la prima versione 100% elettrica della Mini 3 porte, la Mini Electric. Sebbene ci fosse già stata una versione elettrica della tre porte, sulla base della precedente F56, per questa nuova generazione Mini ha deciso di separare i due modelli, che hanno dimensioni diverse (è lunga 3,86 metri, 2 cm in meno della termica), uno stile simile alla termica, ma più moderno e più aggressivo, e soprattutto una piattaforma diversa. La Mini Electric è la prima ad essere realizzata in collaborazione con i cinesi di Great Wall all’interno della joint-venture “Spotlight Automotive”, differenziandosi anche per un diverso nome di progetto, J01. Nonostante questo, conserva le sospensioni posteriori Multilink a ruote indipendenti, ma è costruita in Cina, a Zhangjiang. Con la termica, invece, conserva il layout iper-minimale dell’abitacolo, con un solo, grande display OLED da 9,55 pollici che fa da quadro strumenti e da infotainment.
A livello meccanico, invece, la gamma della Mini Electric ha tre powertrain, tutti piuttosto potenti. La Cooper E, infatti, ha già una buona potenza di 184 CV, mentre la Cooper SE porta la potenza del motore elettrico anteriore a 218 CV, ma al top c’è la eJCW, versione elettrica della John Cooper Works. La potenza di questa versione sale parecchio, arrivando a ben 258 CV e 350 Nm di coppia, scaricati sulle sole ruote anteriori. Non pesa poco (1.655 kg), ma le prestazioni sono ottime: 0-100 km/h in 5,9 secondi e 200 km/h di velocità massima. L’autonomia garantita dalla batteria da 49 kWh, invece, è nella media di questo segmento (371 km WLTP), mentre il prezzo è leggermente alla termica: 41.500 euro.
Mini Aceman eJCW, 258 CV
Sulla base della Mini Electric è realizzato anche il secondo SUV della storia Mini, la Aceman, anch’essa declinata in versione sportiva eJCW. Lunga 4,08 metri, la Aceman ha uno stile piuttosto particolare, angolato e più orientaleggiante delle classiche Mini, conservando comunque i classici stilemi del brand come il tetto piatto e flottante, la mascherina anteriore esagonale stilizzata e i fari tondeggianti (o meglio, romboidali) davanti. Anche all’interno riprende le caratteristiche della Mini Electric, con l’abitacolo molto minimale e il grande display da 9,55 pollici OLED al centro. Con tutte le Mini di ultima generazione, poi, condivide un livello di plastiche non eccezionale, inferiore alle aspettative.
Lo spazio non è eccezionale, seppur migliore della tre porte: dietro si sta un po’ stretti, mentre il bagagliaio è da 300 litri (contro i 210 litri della 3 Porte). A livello meccanico, la piattaforma è la medesima della Electric, realizzata all’interno della Spotlight Automotive e assemblata in Cina. Anche in questo caso, ci sono tre livelli di potenza: E, da 184 CV, SE da 218 CV e, al top, la potente eJCW da 258 CV. Il peso, però, è più alto di 95 kg a parità di motorizzazione, con la eJCW che, quindi, arriva a ben 1.750 kg a vuoto. Anche per questo, le prestazioni non sono altrettanto rapide (0-100 km/h in 6,4 secondi), mentre l’autonomia data dalla batteria da 49 kWh è leggermente inferiore, e si ferma a 355 km WLTP. Molto alti i prezzi, che per la eJCW partono da 44.500 euro.
Morgan Plus Four, 258 CV
Restiamo ancora in Inghilterra, o meglio, torniamo nel Regno Unito per un’altra pietra miliare dell’automobilismo britannico: Morgan. La celeberrima Casa con sede a Malvern è una delle piccole anomalie del mondo dell’auto così globalizzato. Nata nel 1910 con piccoli veicoli a tre ruote (dei quali c’è ancora un erede, il Super 3), dagli anni ‘40 Morgan cominciò a costruire delle sportive con telaio in legno, con la 4/4, l’ultima erede di questa dinastia, arrivata fino al 2019 quasi senza modifiche. Nel 2021 è arrivata la prima, vera erede della Casa, la Plus Four. A livello estetico, sembra ancora un’auto anni ’50: fari a sbalzo, mascherina anteriore cromata, passaruota enormi ispirati alle auto anni ’30 e interni ricercati, ma romanticamente spartani.
Il telaio, invece, è stato completamente riprogettato, abbandonando, per la prima volta, il legno (ancora arrivato negli anni ’10 ad essere parte del telaio della precedente 4/4) e adottando un più moderno, ma sempre molto artigianale, telaio in pannelli di alluminio incollati e rivettati. Compattissima (è lunga 3,83 metri), la Plus Four è spinta da un motore che abbiamo già visto. Sotto il cofano, infatti, c’è il 2.0 quattro cilindri turbobenzina BMW B48, parente di quello della Mini JCW, ma qui con 258 CV e trazione posteriore. Disponibile con cambio manuale o automatico ZF a 8 rapporti, grazie ad un peso di soli 1.000 kg la Plus Four è molto rapida, con uno 0-100 km/h coperto in 5,2 secondi per la manuale e 4,8 secondi per l’automatica. Il prezzo? Regale, ovviamente: si parte da 96.000 euro.
Morgan Supersport, 340 CV
Fino al 2025, in gamma era presente anche la Plus Six, sostanzialmente una Plus Four con motore 3.0 sei cilindri in linea BMW da 340 CV. Nel 2025, però, Morgan ha presentato l’inedita Supersport, un’interpretazione più aggressiva e sportiva del concetto di sportiva per Morgan. Derivata dalla fuoriserie Midsummer, la Supersport utilizza lo stesso pianale in alluminio della Plus Four, noto come CX-Generation, ed è la prima Morgan ad essere disponibile o con il classico tetto in tela oppure con un moderno hard-top interamente in fibra di carbonio. L’estetica è più moderna e aggressiva soprattutto in coda, dove questa “long-tail” rende la Supersport ben più lunga della Plus Four, arrivando a 4,11 metri (+18 cm), ma il passo è invariato.
Anche l’abitacolo è più ricercato e raffinato, con una maggiore insonorizzazione ma mantenendo l’impostazione priva di qualsiasi tipo di display dell’infotainment e di schermo: tutti i comandi sono al centro, compresi contagiri e tachimetro. Come la Plus Four, anche la Supersport è priva di controllo di trazione e di stabilità, e quindi bisogna stare attenti con il potente motore turbo sotto il cofano. A spingere questa particolare sportiva, infatti, ci pensa l’eccellente 3.0 sei cilindri in linea BMW B58, uno dei migliori motori in circolazione, qui dotato di 340 CV e 500 Nm di coppia. Disponibile unicamente con l’ottimo cambio automatico ZF a 8 marce e la trazione posteriore, il 3.0 spinge i 1.170 kg di peso della Supersport da 0 a 100 km/h in 3,9 secondi, per una velocità massima di 268 km/h. Il prezzo riflette la costruzione a mano, e parte da 140.407 euro.
Opel Corsa GSe, 281 CV
Torniamo su auto più “normali” con la seconda delle vetture realizzate sulla piattaforma Perfo-eCMP, la Opel Corsa GSe. Dopo il successo delle ottime, e spesso sottovalutate, Opel Corsa GSi prima e OPC poi, dopo quasi 10 anni di assenza di una versione sportiva della piccola di Russelsheim Opel torna ad offrire una Corsa sportiva, adottando il nuovo nome GSe anche per la sua compatta piccola. Lunga 4,06 metri, la Opel Corsa GSe ha una caratterizzazione sportiva piuttosto vistosa, con cerchi in lega maggiorati, paraurti anteriori e posteriori più cattivi, grande spoiler posteriore e dettagli gialli su mascherina, cerchi in lega e anche all’interno.
Dentro, infatti, troviamo dei sedili sportivi più contenitivi e un volante sportivo, per un ambiente che resta piuttosto razionale e furbo, in puro stile Opel. Anche in questo caso, la meccanica è quella che abbiamo imparato a conoscere su altri modelli del Gruppo Stellantis. Il motore anteriore ha una potenza di 281 CV e 345 Nm di coppia, scaricati a terra sulle sole ruote anteriori graie ad un differenziale autobloccante meccanico. Non mancano, poi, freni maggiorati della Alcon, per prestazioni decisamente rapide: con uno 0-100 km/h in 5,5 secondi, è la Opel di serie più veloce di sempre. Il prezzo, invece, è da grande, superiore ai 45.000 euro.
Opel Mokka GSe, 281 CV
La Mokka GSe non è l’unico SUV del Gruppo Stellantis ad essere disponibile in versione ad alte prestazioni (ci sono anche, ad esempio, le “italiane” Alfa Romeo Junior Veloce e l’Abarth 600e), ma è l’unico che riesce ad entrare in classifica con una lunghezza di esattamente 4,15 metri. Lanciata nel 2020, la Mokka è un SUV di buon successo, con una buona abitabilità e un’impostazione più matura e razionale di altre proposte del Gruppo. Nonostante questo, è stato uno dei primi modelli ad adottare la nuova meccanica del progetto Perfo-eCMP, nonché il primo a riportare in auge il marchio GSe come divisione sportiva elettrica di Opel.
Caratterizzata, come la Corsa GSe, da un design decisamente più aggressivo, con grandi cerchi da 19 o addirittura 20 pollici, paraurti anteriori e posteriori più vistosi, spoiler posteriore più spinto e dettagli gialli su cerchi e carrozzeria, la Mokka GSe non rinuncia ai sedili sportivi e a finiture più spinte verso la sportività, proprio come la Corsa. Sotto il cofano, poi, la meccanica è la stessa: motore da 281 CV, differenziale autobloccante, trazione anteriore e peso che sfiora i 1.600 kg. Nonostante il baricentro alto, il B-SUV tedesco si guida piuttosto bene, e scatta forte: 0-100 km/h in 5,9 secondi e 200 km/h di velocità massima autolimitata. La batteria da 51 kWh netti garantisce, però, un’autonomia non eccezionale, pari a 336 km. Il prezzo, invece, è alto: si parte da 47.450 euro.
Peugeot 208 GTi, 281 CV
Concludiamo questo viaggio tra le auto di piccole dimensioni con molti CV del Gruppo Stellantis con l’ultima nata di questa famiglia, la Peugeot 208 GTi. Nata come e-GTi ma ora commercializzata in Italia senza la e “della discordia”, la 208 più potente di sempre ha una bella responsabilità. Dopo diversi anni di assenza, infatti, è l’auto che riporta su strada il leggendario nome GTI, legato negli anni ad alcune delle migliori Hot Hatch di sempre, soprattutto l’indimenticata 205 GTI. Da quest’ultima, la 208 riprende alcuni dettagli come i cerchi in lega e la posizione di alcuni loghi, così come gli interni con la moquette rossa e il volante sportivo. La caratterizzazione sportiva, poi, è vistosa, con mascherina con dettagli rossi e logo GTI in bella vista, enormi cerchi da 19 pollici, grande spoiler posteriore e, all’interno, sedili sportivi e più contenitivi.
La meccanica, invece, è sempre la stessa: motore anteriore da 281 CV e 345 Nm di coppia, trazione anteriore, differenziale autobloccante meccanico, peso superiore ai 1.500 kg e un comportamento dinamico più affilato delle altre 208, già piacevoli da guidare. Non fosse per la 3008 Elettrica, che con il suo sistema a trazione integrale ha superato i 300 CV, la 208 GTI sarebbe la Peugeot più potente di sempre. Nonostante questo, le prestazioni sono ottime: 0-100 km/h in 5,5 secondi e velocità massima di 200 km/h. Il prezzo, infine, è inferiore rispetto ad alcune rivali “in casa”, fissato a 44.900 euro.
Skoda Fabia 130, 177 CV
Torniamo così all’interno del Gruppo Volkswagen, dove troviamo una delle auto di piccole dimensioni con pochi CV più pure e “retrò”, la Skoda Fabia 130. Nata per festeggiare i 130 anni della Casa ceca, questa piccola Skoda Fabia ha guadagnato un posto fisso all’interno della gamma della Casa ceca nella sua versione più spinta, che riprende la classica tradizione delle Hot Hatch: motore più potente, sospensioni più rigide, stile leggermente più sportivo, e basta. La base, infatti, è quella dell’ottima Fabia di quarta generazione, lunga 4,11 metri e caratterizzata da uno stile classico, pulito ma piuttosto dinamico. Grazie alla sua grande abitabilità interna (il bagagliaio è quasi da record per il segmento: 380 litri), è una delle compatte piccole più versatili, ma si è sempre guidata bene.
Le versioni Monte Carlo, con cerchi maggiorati e assetto ribassato, infatti, si sono fatte sempre apprezzare, ma solo nel 2025 è arrivata, un po’ a sorpresa, l’inedita Fabia 130. Rispetto alla VW Polo GTI con cui condivide la meccanica, la Fabia 130 non usa il 2.0 TSI da 207 CV, ma un inedito 1.5 TSI portato a 177 CV e 250 Nm di coppia. Disponibile unicamente con cambio automatico DSG doppia frizione a 7 marce, non è la Fabia più potente di sempre (a batterla ci pensa la vecchia Fabia vRS 1.4 TSI da 180 CV), ma è la più veloce, capace di arrivare a 228 km/h. Lo 0-100 km/h, invece, è coperto in 7,4 secondi, per un’auto non velocissima, ma parecchio divertente tra le curve grazie ad un peso di 1.196 kg. Il listino? Non bassissimo: 32.750 euro.
Toyota GR Yaris, 280 CV
Non può mancare quella che, per molti, è l’unica rappresentante delle piccole bombe, la Toyota GR Yaris. Nata come versione stradale della Yaris Rally1 che corre nel Campionato Mondiale Rally necessaria per l’omologazione della carrozzeria tre porte, la GR Yaris ha ben poco in comune con la cinque porte giapponese da cui deriva. Più lunga (arriva a 4,00 metri), più larga (1,81 contro 1,75 metri) e decisamente più bassa, la GR Yaris riutilizza pochissime componenti con la versione tradizionale. Dotata di sole tre porte, di un muso completamente ridisegnato e, dal 2024, di un posteriore con un gruppo ottico dedicato, a tutta larghezza e interamente a LED, la GR Yaris con il resytling del 2024 ha cambiato completamente persino gli interni, dedicati a questa versione sportiva.
Per migliorare l’ergonomia e la visibilità durante la guida, che a causa del parabrezza molto inclinato è compromessa con la plancia “classica”, la GR ha una plancia in plastica più squadrata, ispirata a quella della mitica Supra A70 degli anni ’90, tutta ergonomia e razionalità. Lo spazio è molto inferiore alla normale Yaris, con soli quattro posti (dietro si sta scomodi) e un bagagliaio dimezzato (141 litri), quello che perde in razionalità lo guadagna in performance. Sotto il cofano c’è un 1.6 tre cilindri turbo dedicato, che dal 2024 eroga 280 CV e 390 Nm di coppia, scaricati a terra da una trazione integrale permanente con ben tre differenziali bloccabili (anteriore, centrale e posteriore). Disponibile con cambio manuale a 6 marce o con un inedito cambio automatico DAT a 8 marce (la coppia, però, scende a 345 Nm), la GR Yaris è un piccolo missile: 0-100 km/h coperto in 5,2 secondi, velocità massima limitata a 230 km/h e una dinamica di guida da veri manici. Il listino tiene conto di una meccanica così raffinata: 52.000 euro per la versione Circuit, che diventano 58.000 euro per la Aero Performance, con un kit estetico a dir poco aggressivo.
Volkswagen ID.Polo GTI, 226 CV
Concludiamo con l’ultima Hot Hatch elettrica di oggi, nonché una di quelle che porta un gran peso sulle spalle: la Volkswagen ID.Polo GTI. Oltre a prendere l’eredità della ottima Polo GTI di precedente generazione, con motore 2.0 TSI, ottime prestazioni e un bel comportamento dinamico, la ID.Polo è anche la prima Volkswagen a portare il logo GTI nel mondo dell’elettrico. Prima di lei, infatti, avevano scelto la sigla GTX per le sportive elettriche, ma qui si torna indietro. La ID.Polo è la prima Volkswagen ad essere realizzata sulla piattaforma MEB+ a motore e trazione anteriore, nonché la prima a far tornare anche sulle elettriche VW lo stile e l’impostazione classica delle vetture di Wolfsburg.
Lunga 4,05 metri, è più corta di 2 cm rispetto alla Polo termica (rimasta a listino), mentre lo stile è da vera Volkswagen, con linee simpatiche, proporzioni classiche e un abitacolo ben fatto, con materiali di buona qualità, un’ottima ergonomia e il ritorno dei tasti fisici. Come per la cugina Cupra Raval, lo spazio è ottimo, e anche il bagagliaio è enorme. Sotto il cofano della versione GTI, invece, c’è il motore da 226 CV e 290 Nm di coppia, scaricati sulle ruote anteriori da un differenziale autobloccante a frizioni a controllo elettronico. Le prestazioni sono leggermente inferiori alla Polo GTI uscente, con uno 0-100 km/h coperto in 6,8 secondi (la Polo GTI da 207 CV ne impiegava 6,5), mentre il prezzo è alto: siamo sopra i 48.000 euro.
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