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Opel Meriva

Opel Meriva

La monovolume compatta tedesca

Quindici anni fa, se si cercava una vettura spaziosa ma con dimensioni esterne compatte, si puntava su una piccola monovolume. Il mercato era affollato di modelli con queste caratteristiche e, tra questi, nel 2003, arrivò la Opel Meriva, che fu anticipata da alcune immagini. L'auto era basata sulla Opel Cor-sa e si caratterizzava per forme semplici e molto regolari e con una serie di soluzioni innovative per l'organizzazione dello spazio interno. Lunga 4,05 metri e con un passo di 2,63, prese direttamente dal-la monovolume di segmento superiore Zafira. Tra questi, la soluzione FlexSpace per i sedili, con la se-conda che poteva scorrere longitudinalmente e, a richiesta, poteva ripiegarsi a scomparsa per creare un enorme piano di carico. Continua a leggere

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Carrozzeria

Colore carrozzeria

La seconda fila di sedili poteva essere configurata per due o tre occupanti. Nella prima configurazione, i due sedili posteriori convergevano verso il centro dell’abitacolo, restando distanti tra di essi e dalle porte, per garantire il massimo comfort. Per massimizzare il piano di carico, infine, il sedile del pas-seggero anteriore poteva essere spostato molto in avanti e poteva essere ripiegato su se stesso. La prima generazione di Opel Meriva restò in commercio fino al 2010. Tornando all’Europa, e all’Italia, la Meriva nel 2010 si presentò in veste completamente rinnovata. Nuova era la piattaforma, nuovo lo stile, nuove le soluzioni di abitabilità interna.

Opel Meriva: com’è fatta, pro e contro

La Opel Meriva B, come fu chiamata per distinguerla dalla precedente, nasceva sulla piattaforma Delta della Casa tedesca. A differenza di quanto accadde per la prima generazione della monovolume com-patta, la seconda adottava come pianale quello riservato a vetture più grandi. Come l’Opel Astra, ad esempio, o la Zafira. La Meriva B era lunga 4,29 metri, larga 1,81 e alta 1,61. Aveva un passo di 2,64 metri e, come la precedente, restava esclusivamente a cinque posti. L’auto, disegnata da Niels Loeb, l’auto aveva un look più elaborato e curato della precedente, ispirato dal nuovo corso stilistico introdotto da Insignia e Astra. Tra le novità più eviden-ti, l’apertura delle porte ad armadio (o a libro), con quelle posteriori incernierate nella parte poste-riore. L’idea, per quanto originale, non regalava reali benefici a livello di accessibilità vista la presenza (irrinunciabile per motivi di rigidità strutturale) del montante centrale. Una volta a bordo, però, l’abi-tacolo sfoggiava una serie di intelligenti soluzioni per il massimo sfruttamento dello spazio interno. Tanto che Opel, proprio per realizzare la seconda generazione della Meriva, ricorse a più di dieci brevetti. L’auto, oltre al già citato sistema di apertura porte FlexDoors, aveva un sistema evoluto di gestione dei sedili chiamato FlexSpace. Grazie a questa soluzione la Opel Meriva aveva un divanetto posteriore fra-zionato in tre porzioni che potevano scorrere indipendentemente in avanti o all’indietro, per gestire al meglio il rapporto tra necessità di abitabilità e di capacità di carico. I due sedili laterali posteriori, una volta tolto quello centrale (che poteva anche essere ripiegato per diventare un comodo porta oggetti), potevano scorrere anche lateralmente, per dare maggior spazio ai due occupanti. La seconda fila di sedili poteva anche ripiegarsi a scomparsa per dare più spazio al bagagliaio, che raggiungeva una capacità di carico di 1.500 litri. Sulla seconda generazione di Meriva era presente anche il cosiddetto FlexRail, un tunnel centrale scorrevole con un capiente vano porta oggetti. Altre due soluzioni furono molto apprezzate dagli automobilisti. Si tratta del FlexFix e del FlexFloor. Il primo era un portabiciclet-te scorrevole che quando non veniva usato restava alloggiato all’interno del paraurti posteriore, na-scosto alla vista. Il secondo, invece, era un comodo doppio fondo nel baule che poteva essere posizio-nato su due livelli per favorire il carico di oggetti con soglia a filo o per massimizzare il volume del va-no.

Opel Meriva: allestimenti, motori, prezzi

La seconda generazione di Opel Meriva fu proposta sul mercato su due livelli di allestimento: Elective e Cosmo. La gamma si ampliò velocemente con l’arrivo delle versioni b-color e b-color panoramic, che si caratterizzavano per la presenza di carrozzeria bicolore (la prima) e di carrozzeria bicolore e tetto panoramico in cristallo (la seconda). Già dall’allestimento di partenza (Elective) l’auto puntava su una dotazione abbastanza ricca, che includeva, oltre a tutte le soluzioni già descritte in precedenza (tranne il FlexRail), anche l’assistenza alla frenata d’emergenza e gli specchietti retrovisori elettrici. Con la Co-smo, sulla Meriva arrivavano anche il climatizzatore automatico bizona, i cerchi in lega, il volante e il pomello del cambio in pelle, i vetri posteriori e il lunotto oscurati e la radio con sette altoparlanti. A livello di motori, la Meriva B era proposta con versioni a benzina e a gasolio. Le prime adottavano tut-te un quattro cilindri 1.4 con tre livelli di potenza. Il primo, da 100 CV, era aspirato, mentre gli altri due, da 120 e 140 CV, avevano la sovralimentazione. Tra le turbodiesel si poteva invece scegliere tra il 1.3 CDTI di origine Fiat, nelle versioni dai 75 o 95 CV, e il 1.7 CDTI di origine Isuzu, nelle versioni da 110 o 130 CV. Il 1.7 CDTI, in versione era disponibile anche con cambio automatico a sei rapporti. Con la 1.4 turbo fu realizzata anche una versione a GPL. Ancora oggi tra le più richieste sul mercato dell’u-sato, che per gli esemplari più recenti e meglio conservati può arrivare a chiedere tra i 13.000 e i 15.000 euro. Benzina

  • 1.4 100 CV esclusivamente trazione anteriore e cambio manuale
  • 1.4 120 CV esclusivamente trazione anteriore e cambio manuale o automatico
  • 1.4 140 CV esclusivamente trazione anteriore e cambio manuale o automatico
Diesel
  • 1.3 CDTI 75 CV esclusivamente trazione anteriore e cambio manuale
  • 1.3 CDTI 95 CV esclusivamente trazione anteriore e cambio manuale
  • 1.7 CDTI 100 CV esclusivamente trazione anteriore e cambio automatico
  • 1.7 CDTI 110 CV esclusivamente trazione anteriore e cambio manuale
  • 1.7 CDTI 130 CV esclusivamente trazione anteriore e cambio manuale

Opel Meriva: conclusioni

Pratica, agile, spaziosa, l’Opel Meriva ha sedotto per quasi vent’anni tutti quegli automobilisti in cerca di una vettura che sapesse muoversi nel traffico ma che offrisse tanti centimetri sia agli occupanti sia ai bagagli. Grazie alle soluzioni brevettate per lo spostamento dei sedili, per il portabiciclette a scom-parsa e per i portaoggetti mobili nell’abitacolo aveva nella praticità il proprio punto di forza. La secon-da generazione, più grande e più curata, anche dal punto di vista stilistico, rispolverò l’insolita apertu-ra ad armadio delle porte, che però raccolse pareri contrastanti. Arrivata fino al 2017, l’auto è scomparsa per diversi motivi. Il primo è stato rappresentato dal cambio dei gusti dei clienti, che ormai preferiscono SUV e crossover, anche quando si parla di vetture da quat-tro metri o poco di più. La seconda riguarda il periodo complicato attraversato da Opel negli ultimi anni. Un periodo che per far fronte alle difficoltà finanziarie ha costretto la Casa di Russelsheim a ra-zionalizzare la gamma per concentrarsi sui modelli più redditizi. Così, sotto l’influenza dei dati di mer-cato da una parte e delle nuove sinergie con il gruppo PSA (che ha acquistato Opel proprio nel marzo del 2017), la Meriva si è fatta da parte per far spazio a vetture come la [Crossland X(/opel/opel-crossland-x/), che ne ha preso il posto.

Recensioni dei veicoli Opel Meriva

168 Recensioni

4,4