Auto sotto i 10.000 euro: i 5 modelli migliori e i prezzi

Oggi non ci sono più automobili nuove sotto i 10.000 euro, e oggi anche i quadricicli hanno prezzi superiori a questa soglia. A salvare la situazione c’è l’usato, che permette di scegliere un veicolo economico, affidabile e pratico: vediamo quali sono le cinque migliori auto sotto i 10.000 euro.

L’acquisto di un’automobile è uno degli investimenti più importanti che si possano fare. Fino ad una decina di anni fa, si potevano acquistare diverse auto sotto i 10.000 euro dal mercato del nuovo, ma da diversi anni questa possibilità è diventata pressoché impossibile. Spesso, però, è ancora questa la cifra messa da parte da migliaia di italiani per acquistare un’automobile più moderna per sostituire la propria vettura. Sono ormai diversi anni che non c’è a listino un’auto nuova a meno di 10.000 euro: l’ultima è stata la Dacia Sandero, che fino al 2022 costava, nella sua versione base, 9.050 euro. Dopo gli importanti aumenti portati dalla pandemia nel 2020 e dall’aumento dei costi delle materie prime, dei carburanti e dei trasporti, infatti, oggi l’auto più economica a listino è sempre la Dacia Sandero, ma con un prezzo di partenza di 13.950 euro.

Ci sono solamente alcune offerte che, a volte, possono abbassare questa soglia, ma con lo spettro dell’obbligo di sottoscrivere un finanziamento e, quindi, di pagare ben più di 10.000 euro. Un esempio? La classica FIAT Pandina, offerta spesso a 9.950 euro, ma che contando i costi del finanziamento arriva a costare quanto richiede il listino, ovvero oltre 14.000 euro. Fino a poco tempo fa, c’erano i quadricicli a salvare la situazione, ma ad eccezione delle minuscole Citroen Ami e FIAT Topolino, entrambe proposte sotto i 10.000 euro ma incapaci di superare i 45 km/h, anche tra i quadricicli, leggeri e pesanti, non c’è verso di stare sotto la soglia dei 10.000 euro. A meno di scegliere uno scooter, quindi, a salvare la situazione ci pensa il mercato dell’usato: tra le auto di seconda mano, si possono trovare diverse possibilità per potersi mettere alla guida di un’auto moderna, fresca e ancora perfettamente sfruttabile sotto le cinque cifre.

Per questo, abbiamo deciso di aiutare chiunque stia cercando un’automobile moderna, funzionale ed affidabile senza spendere un occhio della testa, e abbiamo cercato cinque tra i migliori modelli di auto sotto i 10.000 euro.

Sommario

I migliori modelli di auto sotto i 10.000 euro

Prima di passare alle auto in esame, è importante che tu faccia una riflessione su quali siano le necessità quotidiane, e cosa cerchi dalla tua auto. C’è, infatti, chi cerca una citycar piccola, agile e facile da parcheggiare, ma anche chi cerca qualcosa di diametralmente opposto come un’auto per trasportare tutta la famiglia. Per questo, abbiamo cercato di trovare un’auto per tutti, passando dalle piccole cittadine a vetture più ampie e versatili.

Allo stesso modo, è importante capire quale sia l’alimentazione adatta. Sulla carta, sempre più persone cercano automobili ibride, che permettono teoricamente di risparmiare sui consumi e sui costi di gestione. Per alcuni utilizzi, però, è ancora vincente la classica alimentazione termica, benzina per chi percorre pochi chilometri o Diesel per chi viaggia tanto in autostrada. Altri aspetti da non dimenticare sono il lato estetico, sempre molto importante per il cliente tipo italiano, e l’esperienza di guida, che deve essere conforme a ciò che cercate. Se, infatti, siete persone che cercano qualcosa in più a livello di guida, sarete disposti a rinunciare qualcosa in termini di comfort sulle buche, e viceversa chi non ha interesse nel comportamento dinamico dell’auto sarà più che felice di avere un’auto più comoda e facile da guidare.

Infine, sulla carta l’esborso di 10.000 euro può sembrare troppo basso, ma in realtà non è affatto così. Le automobili valide, moderne, fresche e con pochi chilometri sotto questa cifra ci sono ancora. Per alcune non c’è neanche bisogno di “accontentarsi” e scendere a compromessi per la tecnologia e le prestazioni, mentre per altre tipologie di auto, più grandi e quindi più costose, può essere necessario tornare indietro di qualche anno. In ogni caso, tutte le auto che vi consigliamo hanno un ottimo storico in fatto di affidabilità, sono reperibili in decine di esemplari sotto la soglia dei 10.000 euro (non vale, quindi, il classico annuncio sottoprezzo per giustificare la presenza di un’auto in questa categoria) e con caratteristiche interessanti e valide per diverse tipologie di acquirenti. Abbiamo scelto una citycar, una compatta piccola, una vettura media, un SUV, un’ibrida e , come bonus “+1”, anche una piccola sportivetta, pensata per chi non vuole rinunciare al piacere di guida sotto i 10.000 euro. Infine, tutte le automobili che abbiamo scelto (con un paio di eccezioni) hanno tutte meno di 10 anni di età, in modo da potervi offrire un’automobile affidabile, sicura e capace di durare diversi anni senza crearvi grattacapi.

La citycar: Suzuki Celerio (2015-2020)

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Uno dei trucchi per risparmiare qualcosa nell’acquisto di un’automobile usata è scegliere un modello poco inflazionato. Se, infatti, i modelli di grande successo come, ad esempio, la FIAT Panda o la Volkswagen Polo hanno un’ottima tenuta sul mercato del proprio valore, ci sono veicoli un po’ meno conosciuti che riescono a garantire dei costi di acquisto più bassi senza rinunciare ad efficienza, dotazione e affidabilità. Uno dei segreti meglio custoditi, se così si può dire, tra le citycar è la Suzuki Celerio, un’auto che ha pagato un look poco affascinante e molto utilitaristico, che in Italia, anche tra le citycar, non l’ha aiutata a “rubare” clienti alle più accattivanti rivali europee o asiatiche.

Prodotta tra il 2015 e il 2020, la Celerio è la classica superutilitaria razionale e furba: lunga 3,60 metri, ha dimensioni perfette per le strette cittadine italiane grazie ad una larghezza di soli 1,60 metri. In più, essendo stata sviluppata come un’automobile da vendere a livello mondiale, compresi Paesi come l’India dove le strade sono molto dissestate, ha sospensioni morbide e un’altezza da terra generosa, che le permette di sopportare alla grande le buche e le asperità più secche. Molto semplice anche all’interno, ha quattro posti comodi e una dotazione che, per le versioni più ricche, non rinuncia a nulla, dalla radio Bluetooth al climatizzatore, passando per fendinebbia, vetri elettrici e computer di bordo.

Costruita in Indonesia, è fatta per durare, e il suo abitacolo lo dimostra: le plastiche sono rigide, ma lo spazio è ottimo sia davanti che dietro per le dimensioni, con un bagagliaio da ben 254 litri, ottimo per la categoria. Alla guida, la Celerio ha un asso nella manica: la leggerezza. In ordine di marcia, la citycar giapponese pesa meno di 900 kg, ed è agile, maneggevole e piuttosto vivace nonostante il motore tranquillo. Si può scegliere tra due motori, molto simili tra loro: sono entrambi 1.0 tre cilindri aspirati a benzina da 68 CV, ma se la versione “base” già parca (23,3 km/l dichiarati), la versione da prendere è la più efficiente Dualjet, con due iniettori per cilindro, rapporto di compressione più basso e Start&Stop, per consumi davvero contenuti. Disponibile con cambio manuale (ottimo) o robotizzato a 5 marce (meno riuscito), la Celerio ha un altro plus per il prezzo: tutte le versioni sono omologate Euro 6, rendendola a prova di futuro. Tra le menzioni d’onore, infine, meritano di essere citate tre grandi protagoniste del mercato italiano: la Toyota Aygo di seconda generazione, prodotta tra il 2014 e il 2022, la Volkswagen up!, commercializzata tra il 2012 e il 2022, e la FIAT 500, particolarmente interessante in versione post-restyling (prodotta tra il 2015 e il 2025).

La compatta piccola: Kia Rio Mk3 (2017-2023)

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Restando nel tema delle auto meno considerate dal grande pubblico, guardando tra le più versatili compatte piccole c’è una vettura che si fa notare per l’ottimo rapporto qualità-prezzo-affidabilità. Se, infatti, sono ugualmente valide vetture come, ad esempio, l’ottima Skoda Fabia di terza generazione (2014-2021) e la Toyota Yaris Mk3 (2011-2020), tra le piccole compatte di Segmento B c’è un’auto che non è stata molto apprezzata da nuova, ma che oggi ha un posizionamento davvero interessante, la Kia Rio di terza generazione. Prodotta tra il 2017 e il 2023, a livello estetico è più classica e rassicurante della precedente generazione, che aveva un look più coraggioso. Realizzata sullo stesso pianale della Hyundai i20 di seconda generazione, la Rio è una compatta piccola molto matura, con dimensioni pensate anche per l’utilizzo fuori dall’ambiente urbano.

Lunga 4,07 metri, ha uno stile ispirato a quello delle Kia degli anni ’10, con quindi la vistosa mascherina Tiger Nose, proporzioni pulite e un look più “tedesco” e rigoroso. All’interno, lo spazio è ottimo sia davanti che dietro, con una buona abitabilità per quattro persone e la possibilità di trasportarne cinque con relativa comodità. Come per gli esterni, anche l’abitacolo è piuttosto maturo e serioso, con finiture di buona qualità e una dotazione tecnologica valida ancora oggi, con le ultime prodotte che non rinunciano ad un display dell’infotainment con Apple CarPlay e Android Auto. Anche il bagagliaio è piuttosto capiente, con una capacità minima di 325 litri. Peccato per la visibilità posteriore, non eccezionale.

A livello meccanico, la Rio è stata proposta con motori di comprovata affidabilità, dove spiccano i due benzina. Il motore più versatile è l’ottimo 1.0 T-GDi, un tre cilindri turbobenzina da 100 CV, disponibile anche con sistema Mild Hybrid, pratico e vivace. Non manca un motore d’accesso, il robustissimo 1.2 da 84 CV, un quattro cilindri piuttosto tranquillo ma fluido e poco assetato (nonché disponibile anche a GPL). Per chi fa tanti chilometri, c’è anche l’ottimo 1.4 CRDi, un quattro cilindri turbodiesel disponibile con 75 o 90 CV, davvero parco nei consumi. Alla guida, le sospensioni sono piuttosto rigide, soprattutto scegliendo la versione più sportiva GT-Line, ma compensa con un’ottima tenuta di strada e maneggevolezza. Sulle ultime Rio, poi, non mancano i sistemi di assistenza alla guida come Cruise Control e frenata automatica.

La compatta media: Opel Astra K (2015-2021)

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Una delle tipologie di automobili preferite dagli italiani resta quella delle compatte medie. Nel segmento C, per intenderci quello della Golf, ci sono alcune vetture che convincono come la classica Ford Focus, acquistabile a prezzi molto interessanti sia per la terza generazione che, soprattutto, per la più moderna quarta serie, così come l’ottimo duo coreano Hyundai i30/Kia Ceed. Una delle compatte medie più intriganti, però, è la Opel Astra, nello specifico la penultima generazione, la Astra K Lanciata nel 2015, è stata l’ultima Astra realizzata con meccanica proprietaria, sviluppata ancora sotto l’egida General Motors (proprietaria del marchio Opel dal 1931 al 2017). Lunga 4,37 metri, la Astra K ha linee molto pulite e piuttosto dinamiche, che evolvono quelle della precedente Astra J e danno alla media tedesca un look decisamente più pulito e dinamico. Molto riuscita anche in versione station wagon, la Sports Tourer (lunga ben 4,70 metri), la Astra K è molto aerodinamica (Cx di 0,285) e ha soluzioni tecniche ricercate come i fari Matrix LED IntelliLux e un corpo vettura più compatto di 5 cm rispetto al modello uscente.

All’interno, invece, l’impostazione tipica Opel è rimasta la stessa, con tanti comandi fisici e una buona ricercatezza tecnologica. Lo stile razionale e pulito è stato però semplificato, perdendo quella grande plancia con decine di tasti fisici e il display in cima. Ora il look è più elegante e moderno, con una fascia verniciata al centro e un grande display da 8 pollici del sistema IntelliLink, uno dei primi ad offrire Apple CarPlay e Android Auto fin dal lancio nel 2015. Lo spazio è ottimo sia per la versione 5 porte che per la familiare, mentre il bagagliaio non è enorme: 370 litri per la berlina, 540 per la ST. La qualità costruttiva, invece, è ottima, e anche la dotazione è di prim’ordine: nel corso della carriera sono stati offerti Cruise Control Adattivo, frenata automatica d’emergenza e versioni più sofisticate di infotainment e quadro strumenti.

A livello meccanico, la piattaforma su cui è basata è un’evoluzione del pianale Delta del Gruppo GM, con un passo piuttosto lungo (2,66 metri) e, al posteriore, un raffinato schema sospensivo a parallelogramma di Watt per le versioni più potenti (le più semplici si accontentavano di un classico retrotreno a ponte torcente). Grazie ad un’importante cura dimagrante, la Astra è mediamente più leggera di oltre 120 kg rispetto alla generazione uscente, con le versioni più “magre” che riuscivano a tagliare fino a 200 kg a parità di motorizzazione. A proposito di motori, tra i più interessanti in questa fascia di prezzo c’è l’ottimo 1.6 CDTi, un quattro cilindri turbodiesel da 110 o 136 CV sviluppato in Italia, dalla GM Powertrain di Torino, parco e vivace. Tra i motori a benzina, poi, convincono sia il semplice 1.4 aspirato da 100 CV che il più potente 1.4 Turbo da 125 o 150 CV, e anche il piccolo 1.0 Turbo da 105 CV è un ottimo motore. Intriganti le versioni a metano, in grado di far risparmiare tanto, mentre le versioni con motore 1.2 Turbo tre cilindri non sono le più silenziose.

Il SUV: Dacia Duster II (2018-2024)

Dacia Duster

Come poteva mancare in questa classifica delle migliori auto sotto i 10.000 euro un SUV? Gli Sport Utility Vehicle sono da ormai più di 10 anni tra i modelli più amati dagli italiani, e per questo decine di modelli mantengono ancora un ottimo valore sul mercato dell’usato. Per questo, abbiamo scelto uno dei modelli più popolari, che fin dalla nascita ha fatto della robustezza e del rapporto qualità-prezzo il proprio punto di forza: la Dacia Duster, nello specifico la seconda generazione. Prodotta tra il 2015 e il 2022, questa seconda serie ha ingentilito un po’ l’ottimo Duster di prima generazione, molto robusto ma fin troppo spartano. Più grande (4,34 metri, contro i 4,31 della prima serie), ha un look decisamente più pulito e moderno, con passaruota bombati più visibili, un frontale più personale ma senza perdere il family feeling che ha reso il primo Duster uno dei SUV più apprezzati sul mercato europeo.

Disegnato da Laurens van den Acker, questo SUV medio ha vistose protezioni sottoscocca sia all’anteriore che al posteriore, nonché un’altezza da terra superiore alle rivali (siamo oltre quota 15 cm). Anche i paraurti sono stati ridisegnati per aumentare gli angoli caratteristici, simili a quelli di un SUV ben più specialistico: 30° l’angolo d’attacco, 34° quello d’uscita, 21° l’anoglo di dosso. L’abitacolo resta spartano e semplice, seppur dotato di un look più accattivante, finiture leggermente migliori (seppur sempre fatte per durare) e una maggior tecnologia, con la presenza fin dal primo anno di produzione di un display con Apple CarPlay e Android Auto. Lo spazio resta ottimo per le dimensioni, con spazio sufficiente anche per cinque persone e un bagagliaio da 445 litri (376 sulla 4x4).

Realizzata sull’ultima evoluzione della piattaforma Dacia B0, la stessa della prima Duster, questa seconda serie conserva appunto la presenza della trazione integrale inseribile a controllo elettronico, che permette a questo crossover da città di cavarsela molto bene anche lontano dall’asfalto. Decisamente validi anche i motori, tutti decisamente affidabili. Il motore oggi più economico è anche uno dei migliori, il 1.5 Blue dCi, un quattro cilindri turbodiesel estremamente affidabile e proposto con 95 o 115 CV, anche con trazione integrale. Non male il semplice 1.6 SCe, un quattro cilindri aspirato a benzina da 115 CV, anch’esso proposto con trazione integrale e anche con impianto GPL. Per chi vuole risparmiare qualcosa in più, c’è il piccolo ma vivace 1.0 TCe tre cilindri turbo da 100 CV, anche con impianto GPL ma non proposto in versione 4x4. Fuori budget, ma da considerare, il vivace 1.3 TCe turbobenzina da 130 o 150 CV. Tra le opzioni sotto i 10.000 euro, infine, non possiamo dimenticare la Suzuki Vitara, un’auto simile per concetto ma leggermente più costosa, e la più stilosa Kia Soul di seconda generazione, un crossover più da città ma con un ottimo rapporto qualità-prezzo.

L’auto ibrida: Toyota Auris Hybrid Mk2 (2012-2018)

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In un periodo di transizione come quello in cui stiamo vivendo, è importante poter avere un’alternativa sul mercato che permetta di mettersi in garage un’auto ibrida spendendo meno di 10.000 euro. Questa può sembrare una mossa sciocca, poiché le auto ibride hanno anche una parte elettrica, con batterie costose da sostituire. Questo è vero, se non si sceglie una Toyota: il costruttore giapponese è infatti stato il pioniere assoluto di questa tecnologia, e in quasi 30 anni di storia il sistema Toyota Synergy Drive si è dimostrato incredibilmente affidabile, con esemplari di Prius capaci di percorrere anche 500.000 km. Per questo, proprio la mitica Prius non è facile da trovare sotto i 10.000 euro con meno di 10 anni di vita: per questo, abbiamo scelto la sua sorella più “convenzionale”, la Toyota Auris Hybrid.

Dopo la prima generazione della versione ibrida della compatta media erede della Corolla, la Auris HSD uscita nel 2009, Toyota ha capito che ci fosse un grande mercato in Europa per un’auto ibrida come la Prius ma con un look e delle proporzioni più convenzionali per il Vecchio Continente. Nacque così la Auris HSD, che perdeva qualche km/l per guadagnare in “normalità”. Dopo il buon successo della prima Auris HSD, nel 2012 è arrivata sul mercato la seconda generazione della Auris, con uno stile più personale e “orientale”. Dalla fin troppo conservativa prima serie, questa seconda Auris ha un frontale più affilato e un posteriore dominato dai fari a sviluppo orizzontale. Disponibile anche nella popolare versione Station Wagon, la Touring Sports (che cresce da 4,28 metri a 4,56 metri), la Auris ha un abitacolo semplice e razionale, con una plancia fatta con intelligenza, comandi comodi e a portata di mano, quadro strumenti analogico e parecchio spazio per persone e bagagli. Il punto di forza della Auris Hybrid, però, è il suo sistema Full Hybrid, rimasto invariato per l’intera produzione della vettura. Sotto il cofano anteriore c’è un 1.8 quattro cilindri aspirato a ciclo Atkinson/Miller da 99 CV, affiancato da due motori elettrici, uno che genera energia per la batteria e un secondo motore, più grande, da 82 CV e 207 Nm, per una potenza di sistema di 136 CV.

Il cambio è il classico E-CVT di Toyota, un differenziale epicicloidale che, sostanzialmente, non è un vero cambio, e per questo ha un’affidabilità pressoché totale rispetto anche ad altri CVT. L’esperienza di guida non è molto emozionante, ma l’efficienza è ottima, con consumi sopra i 25 km/l omologati sia per la berlina che per la familiare. Un altro punto di forza di questa vettura è l’utilizzo di batterie di “vecchia” generazione: non ha, infatti, batterie agli ioni di litio, più costose e delicate, ma le più semplici nichel-metallo-idruro, più longeve e più facili da trattare in caso di guasti, tra l’altro meno frequenti. Il vero rischio sta nel furto di questi pacchi batterie, sempre più frequente soprattutto nelle grandi città: per questo, esistono delle soluzioni, come pannelli in acciaio saldati all’alloggiamento della batteria e non rimovibili per evitare furti. Tra le menzioni onorarie, in questo caso, citiamo la più piccola Yaris Hybrid di prima generazione, prodotta tra il 2012 e il 2020, e la sorella più “fighetta” della Auris, la Lexus CT 200h, molto appetibile (ma poco comune) a questi prezzi.

La sportiva: Renault Twingo RS

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Queste cinque auto sotto i 10.000 euro potrebbero già accontentare la stragrande maggioranza degli acquirenti in cerca di un’auto economica e affidabile. Cosa offre, però, il mercato per chi cerca qualcosa di più divertente? Il periodo delle BMW a trazione posteriore economiche è ormai un miraggio, e anche le Porsche transaxle, le Subaru Impreza e le piccole sportive Honda sono ormai diventate un miraggio per chi cerca un’auto sportiva sotto i 10.000 euro. Cosa resta, quindi? Tra qualche povera E46 bisognosa di attenzioni e delle sportive più adatte alla vita di tutti i giorni come l’Audi TT o la Mercedes SLK, tra le Hot Hatch c’è ancora qualche perla sotto i 10.000 euro.

Andando indietro con gli anni, ad esempio, si possono trovare delle Renault Mégane RS 225, quella prodotta tra il 2004 e il 2009 con motore 2.0 turbo da 225 CV e un grande divertimento tra le curve (al netto dello stile molto… divisivo), o la prima generazione della Mini Cooper S, la R53, prodotta tra il 2002 e il 2006 che con il suo 1.6 con compressore volumetrico da 163 o 170 CV è in grado di divertire senza essere così inaffidabile come tutti pensano (al contrario della successiva R56). Ci sarebbero l’Alfa Romeo Mito, magari QV, o l’Abarth Grande Punto, oppure la classica VW Golf GTI V con il suo 2.0 da 200 CV, ma tutte sono piuttosto datate, con almeno 15 o 20 anni sul groppone.

La scelta, allora, si sposta su due “tiepide”, ma davvero divertenti da guidare, e con un report di affidabilità da prime della classe: la Suzuki Swift Sport ZC32S, prodotta tra il 2010 e il 2017, e la Renault Twingo RS, prodotta tra il 2008 e il 2014. Gli esemplari attualmente sul mercato superano quasi tutti i 10 anni d’età, ma sono acquistabili spesso con omologazione Euro 5 (la Swift anche Euro 6) e con meno di 200.000 km. Sebbene la Swift Sport sia un’auto più completa, più versatile e più affidabile, con il suo 1.6 a catena da 136 CV, la Twingo RS è la più divertente e coinvolgente da guidare. Realizzata sul telaio accorciato della Clio III (altra grande auto, ma ormai ben sopra i 10.000 euro in versione RS), la Twingo è agile, leggera (non supera i 1.100 kg), ha uno sterzo preciso e un telaio davvero divertente, soprattutto scegliendo la versione con telaio Cup, più rigida ma ancora più coinvolgente. Il motore è un classico 1.6 quattro cilindri aspirato portato a 133 CV, capace di spingere la piccola Twingo da 0 a 100 km/h in 8,7 secondi e fino a 201 km/h. Non è di certo la Hot Hatch più veloce, ma grazie ad un gran comportamento dinamico è da anni una delle piccole sportive più divertenti per chi vuole spendere poco.

I prezzi delle auto sotto i 10.000 euro

Abbiamo quindi visto cinque (+1) auto interessanti sotto i 10.000 euro, e per concludere vediamo nel dettaglio la forbice di prezzo per ciascuna di loro. Per quasi tutte le vetture prese in esame, infatti, ci sono esemplari che superano la soglia dei 10.000 euro, ma nonostante questo hanno una buona quantità di esemplari acquistabili sotto le 5 cifre. L’unica che resta sempre sotto il tetto massimo è la Suzuki Celerio: gli esemplari più chilometrati con il più semplice 1.0 senza il sistema DualJet partono da 5.500 euro, mentre gli ultimi esemplari con il 1.0 con doppio iniettore e pochi chilometri possono arrivare a 8.500 euro.

A seguire in termini di dimensioni c’è la Kia Rio, che essendo uscita di produzione da pochi anni è ancora disponibile con esemplari da meno di 50.000 km a prezzi superiori ai 10.000 euro. La terza serie della piccola coreana, comunque, si può trovare già da 7.500 euro per esemplari più “stanchi”, mentre una buona 1.2 aspirata da 84 CV con meno di 100.000 km si può acquistare a circa 8.500-9.000 euro. Tra i 9.000 e i 10.000 euro si trovano, infine, le ottime 1.0 T-GDi tre cilindri turbo e l’efficiente 1.4 turbodiesel, perfetto per chi fa tanti chilometri.

Per chi percorre tanta strada è parecchio interessante la Opel Astra K, che con il suo ottimo 1.6 turbodiesel si trova a partire da 6.000 euro per esemplari con oltre 150.000 km, e intorno agli 8.000 euro per vetture con un chilometraggio più limitato. Decisamente meno chilometrate le versioni a benzina, con il 1.4 aspirato e il 1.4 Turbo che si trovano intorno ai 7.000-8.000 euro, mentre le versioni a metano, molto intriganti per chi vuole risparmiare, hanno tanti chilometri, ma sono affidabili e partono da circa 7.000 euro.

Essendo uscita di produzione da poco, ci sono ancora centinaia di Dacia Duster di seconda generazione con chilometraggi vicini a quelli di un’auto nuova, e per questo si può arrivare a spendere anche 15.000 euro per una Duster 4x4 sostanzialmente nuova. Le 1.5 turbodiesel con trazione integrale, poi, se nuove sono parecchio ricercate, poiché non sono state riproposte con la nuova generazione, e i prezzi possono salire. __Se ci si accontenta delle Duster precedenti all’ultimo restyling, arrivato nel 2022, i prezzi diventano più ragionevoli: i 1.6 aspirati con trazione anteriore partono da 6.500 euro, mentre il 1.0 TCe sta intorno ai 9.000 euro. Le versioni Diesel hanno chilometraggi più importanti per stare sotto la soglia dei 10.000 euro, ma si possono trovare così come le varianti 4x4, rare ma possibili sotto i 10.000 euro.

Concludendo con le auto “normali”, invece, la Toyota Auris Hybrid può partire da meno di 5.500 euro per esemplari con oltre 200.000 km, piuttosto rischiosi da acquistare per via dello stato della batteria. Più sicuro acquistarne una con circa 100.000/150.000 km, per un esborso che può partire da 8.000 euro e può arrivare ai 10.000 euro di soglia massima. Infine, la Renault Twingo RS è un’auto con un discreto seguito: per questo, gli esemplari più economici sono sempre più rari. Oggi, per avere una Twingo in buone condizioni si devono mettere in conto circa 5.000 euro per una RS pre-restyling (quindi prodotta prima del 2011), mentre le ultime Twingo RS, con il muso più aggressivo (ma non di gusto a tutti), omologazione Euro 5 garantita e una qualità interna maggiore, parte da circa 8.500 euro e può arrivare facilmente a raggiungere i 10.000 euro.

Sono questi, ricapitolando, i prezzi medi delle auto sotto i 10.000 euro che abbiamo visto nel dettaglio oggi:

  • Suzuki Celerio, da 5.500 a 8.500 euro
  • Kia Rio, da 7.500 a 10.000 euro
  • Opel Astra, da 6.000 a 10.000 euro
  • Dacia Duster, da 6.500 a 10.000 euro
  • Toyota Auris Hybrid, da 5.500 a 10.000 euro
  • Renault Twingo RS, da 6.000 a 10.000 euro

FAQ

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Giulio Verdiraimo

E' un redattore freelance di AutoScout24 dal 2022. Ossessionato dalle automobili, è riuscito a trasformare la sua più grande passione nel suo lavoro. Amante di ogni tipologia di automobili, ad un SUV preferisce una classica berlina o una piccola hatchback, mentre la sua vera passione sono le auto d'epoca. Il suo amore segreto sono le automobili anni '90, dalle sportive analogiche alle piccole citycar leggere ed economiche. Guida tutti i giorni una Toyota Yaris TS 1.5 del 2004, mentre l'orgoglio del suo garage sono una Mini Cooper S R53 del 2006 e una Rover Mini 1.3 Sprite del 1994. Si documenta costantemente e legge di ogni automobile possibile, in modo da saper rispondere a tutte le domande e curiosità possibili sul mondo dei motori.

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